La creatività è spesso associata al talento artistico, ai geni dell’arte, della musica, della matematica. Difficilmente si pensa a un informatico, a un elettricista, a un manager, come a un creativo; quanti di noi osano definirsi ‘creativi’? C’è titubanza a farlo, perché è difficile definire la creatività ed è pertanto difficile attribuirci una qualità, un talento (o capacità, come vedremo) che non sappiamo distinguere e perimetrare con precisione. Da ciò derivano diverse perplessità: per esempio, la creatività può essere appresa? Sarebbe utile in un mondo che si trasforma e che guarda alla creatività come la competenza più importante anche nel futuro del lavoro. Vediamo quindi in che altro modo possiamo intendere la creatività.

Il significato di creatività

‘La creatività non è affatto artistica, anche se si può usare l’arte per essere creativi, questi due aspetti non sono legati in modo univoco, il che è un concetto molto interessante. Se la creatività non è legata all’arte, allora cos’è? Come si può definire se si è creativi?’ così Stephan Mumaw, direttore creativo e scrittore, inizia un corso dedicato alla creatività realizzato per LinkedIn Learning (disponibile in video qui). Come spiega, ha dedicato parte della sua vita a decifrare cosa si debba intendere per creatività e quale sia, in ultimo, il suo reale significato.

Secondo Mumaw, la creatività è il ‘problem solving’, con l’aggiunta di alcune caratteristiche chiave: rilevanza e innovazione. La creatività è la soluzione dei problemi con rilevanza e innovazione. La rilevanza è il grado con cui un problema viene effettivamente risolto e deve poter essere verificata. Mentre l’innovazione è proprio quel grado di unicità o originalità che quella soluzione possiede. “Il grado di differenziazione è la tua scala di innovazione. Da qui deriva la soggettività nella creatività. Quando vediamo la diversità, l’originalità, l’innovazione. Quando vediamo qualcosa che non ci aspettavamo. Quando vediamo qualcosa che è stato risolto in modo diverso e diciamo ‘oh diamine, è stato così creativo!’.

L’immaginazione vale più della conoscenza – Albert Einstein

 

Creatività e innovazione

La creatività, secondo questa moderna definizione, è intrinsecamente legata non solo alla sfera artistica e all’invenzione (come da tradizione), ma all’innovazione, cioè quella trasformazione innescata dall’introduzione di novità, atta a risolvere problemi e migliorare prodotti, processi, situazioni, ecc.. Serve creatività per generare innovazione.

E’ proprio questo legame tra creatività e innovazione che rende la prima un elemento così importante oggi nel mondo del lavoro: per tutte le aziende oggi è fondamentale innovare continuamente per andare avanti, migliorare se stesse, rimanere competitive e riuscire ad affrontare nuove sfide e problemi complessi che richiedono un grande sforzo dell’organizzazione e della stessa cultura aziendale.

 

Creatività: talento o competenza?

‘Creativi si nasce’ è una bufala. E’ vero che certe persone sembrano nate con una fervida immaginazione mentre altri hanno bisogno di maggiore ‘allenamento, ma tutti possiamo essere creativi. Ecco cosa dice il WEF in merito: ‘Ogni bambino inizia il suo viaggio nella vita con un potenziale incredibile: una mentalità creativa che si avvicina al mondo con curiosità, con domande e con il desiderio di conoscere il mondo e se stessi attraverso il gioco. Tuttavia, questa mentalità è spesso erosa o addirittura cancellata dalle pratiche educative convenzionali quando i bambini entrano a scuola. Il Torrance Test of Creative Thinking è spesso citato come esempio di come il pensiero divergente dei bambini diminuisce nel tempo. Il 98% dei bambini della scuola materna sono “geni creativi” – possono pensare a infinite possibilità di usare una graffetta. Questa capacità si riduce drasticamente man mano che i bambini passano attraverso il sistema scolastico formale e, a 25 anni, solo il 3% rimane un genio creativo. La maggior parte di noi ha solo uno o pochi usi per una graffetta’.

Possiamo a questo punto scardinare una credenza diffusa, cioè che la creatività sia un talento, che alcuni hanno e altri no. Che sia nel DNA dell’individuo, appannaggio di chi proviene da famiglie creative o, in ogni caso, qualcosa con cui si nasce. Dentro di tutti noi c’è creatività, bisogna tirarla fuori. E la concezione di creatività come ‘capacità di problem solving con rilevanza e innovazione’ ci permette di guardare alla creatività nella giusta prospettiva e di inserirla nella categoria delle abilità, delle competenze, che possono essere apprese, migliorate, misurate.

La creatività nel mondo del lavoro

Oggi, praticamente tutto ciò che può essere automatizzato è stato automatizzato o lo sarà presto, il che riduce molti compiti orientati al processo.

‘Le società di software non vogliono solo qualcuno che sappia scrivere codice, vogliono qualcuno che sappia inventare nuovi software per risolvere i vecchi problemi. Le aziende non vogliono analisti di business che si limitano a sgranocchiare i numeri; vogliono analisti che possano pensare a soluzioni creative basate su ciò che i numeri dicono loro.’ scrive Paul Petrone su Linkedin Learning Blog.

D’altronde, la risoluzione di problemi complessi, il pensiero critico e la creatività sono le tre skill più importanti da qui ai prossimi anni, su cui punta il dito anche il WEF da qualche anno: il ‘Future of Work Report’  (rapporto del 2016) aveva mostrato come nella classifica delle competenze la creatività fosse passata dal decimo al terzo posto in soli cinque anni; il più recente rapporto 2018 ha confermato la stessa tendenza.

 

 

Uno studio IBM che intervista 1.500 CEO ha segnalato che la creatività è l’abilità oggi ritenuta più importante per i leader: in un mondo che diventa sempre più complesso e in continua trasformazione, sarà proprio la creatività a distinguere i migliori manager,  quelli che promuovono l’innovazione disruptive, incoraggiano gli altri ad abbandonare approcci obsoleti e ad assumere rischi ponderati. Sono aperti e originali nell’espandere i loro stili di gestione e di comunicazione, in particolare per coinvolgere una nuova generazione di dipendenti, partner e clienti.

Per un altro studio sulla preparazione della forza lavoro condotto dal Conference Board in US,il 97% dei datori di lavoro ha dichiarato che la creatività è di crescente importanza, trainata dalla necessità delle aziende di innovare continuamente.

In un’economia e in un mondo che vira verso la robotica e l’automazione, la creatività appare come l’unico baluardo che rende indispensabile il contributo umano. “L’economia creativa, come le rivoluzioni industriali e dell’informazione che l’hanno preceduta, ha il potenziale per scatenare la crescita globale rendendo le organizzazioni più efficaci e più innovative. Questo è il motivo per cui le società di venture capital stanno oggi assumendo designer, le città si dotano di responsabili dell’innovazione e investono nei progetti culturali. Le fondazioni filantropiche stanno utilizzando premi e crowdsourcing per scoprire nuove soluzioni per lo sviluppo globale e la sostenibilità”. Così dice l’esperta Laura Callanan in questo articolo su Quartz, che racconta anche come eminenti studi siano in grado di dimostrare che anche nelle aziende i team che affiancano mentalità creative, diversità di pensiero e diversità cognitive, siano quelli che riescono meglio ad affrontare e superare problemi.

L’esperta arriva addirittura a sostenere l’emergere di una precisa figura professionale: l’Artista Innovatore.

‘Abbiamo coniato il termine Artist Innovator per indicare gli artisti che lavorano al di fuori dello studio, del teatro e della sala da concerto per portare i loro talenti e competenze distintive negli affari, nel governo e nel settore sociale. Gli artisti innovatori stanno avviando imprese a scopo sociale, sviluppando nuovi software, avviando partnership pubblico-privato uniche, e ancorando gli sviluppi immobiliari con le istituzioni culturali. Non tutti gli artisti sono, o vogliono essere, un artista innovatore. Ma quando le persone più creative applicano i loro strumenti e le loro caratteristiche per risolvere i problemi, non c’è limite a ciò che possono raggiungere’ dice l’esperta.

Questa nuova figura, in sostanza è un mix tra la tradizionale dimensione del creativo-artista con quella nuova di creativo-problem solver.

Come si diventa creativi?

Ci si può allenare ad essere creativi e ci sono ovviamente corsi online e offline: ti consigliamo di verificare bene il focus del corso perché, come abbiamo visto, ci sono molti modi per intendere la creatività e di conseguenza diverse tipologie di corsi, che vanno dallo sviluppo di capacità artistiche allo sviluppo del proprio io fino ad arrivare alla creatività nel senso che qui intendiamo (spesso definito pensiero creativo) più vicino al problem solving, al pensiero laterale, al design thinking, tutti metodi che hanno lo scopo ultimo di attivare in un processo la creatività.

Verifica se nella tua università ci sono corsi di questo tipo; controlla se nella tua città si svolge un workshop dedicato o un evento Lego Serious Play; partecipa a eventi come hackathon o Startup Weekend; cogli ogni sfida possibile che implichi lo sforzo di generare idee e soluzioni, fallo da solo o in compagnia.

Online puoi trovare diverse cose, già all’inizio ti abbiamo segnalato il corso dedicato alla creatività di LinkedIn Learning, per esempio questo, ma ne puoi trovare altri su siti di MOOC come quello di edEX.

Se non vedi l’ora di cominciare ad allenare la tua creatività, puoi farlo anche nei prossimi 10 minuti prendendo spunto da uno o più dei consigli dell’infografica qui di seguito, realizzata da Larry Kim, imprenditore, opinionista e influencer del mondo startup, qui il suo post originale su Medium.