Il futuro è di chi ha un grande passato”. Così recitava lo spot della nuova Alfa Romeo Giulietta Sprint qualche anno fa, ed è proprio dal suo glorioso passato che l’area di Porto Marghera vuole trovare la forza per rinascere nell’era della quarta rivoluzione industriale caratterizzata da iper-automazione e iper-connettività.

In quella che nel Novecento fu una delle più grandi aree industriali d’Europa, nel 1993 nasce così il Vega – Parco Scientifico Tecnologico di Venezia ed è qui, in questo complesso di spazi che trasudano innovazione, che trova la propria collocazione fisica il progetto LAB – Laboratory for Artifacts and Business Models.

Frutto della collaborazione tra Università Iuav e Ca’ Foscari, Regione del Veneto e Comune di Venezia, che ha messo a disposizione l’edificio Pegaso 2, il LAB, che rientra appunto nel più ampio programma di riqualificazione dell’area industriale di Porto Marghera attraverso il sostegno all’occupazione, “è un centro di innovazione dedicato al trasferimento tecnologico al servizio di imprese, territorio e pubblica amministrazione per realizzare prodotti e modelli di business digital first, combinando tecnologie digitali e cultura umanistica”, come esso stesso si definisce.

Il LAB supporta le imprese consolidate nella trasformazione digitale costituendo insieme a esse delle unità di ricerca e sviluppo focalizzate su tematiche verticali dette Spin-Lab (Sinergia Per l’Innovazione). Ponte tra mondo accademico e mondo del lavoro, uno Spin-Lab raccoglie personale universitario, giovani ricercatori e personale dell’azienda che intende abbracciare questo progetto in un modello di open innovation volto al trasferimento di conoscenze finalizzato a individuare applicazioni pratiche delle nuove tecnologie.

Nasce così il concetto di re-startup che, agendo all’interno dei laboratori, arriva a cambiare il modello di business di imprese già strutturate.

In Axians Italia la ricerca dei talenti passa anche dai progetti con l’Università

Tra le prestigiose aziende che hanno aderito al LAB anche Axians Italia, marchio del Gruppo VINCI Energies. Parte di una strategia più ampia che vede già da qualche anno Axians volgere lo sguardo al mondo universitario per dar vita ad un canale preferenziale altamente qualificato attraverso il quale introdurre in azienda nuove conoscenze, nuove competenze e soprattutto capitale umano, la partecipazione al LAB si concretizzerà nella realizzazione di una piattaforma software integrata che permetterà ai clienti di monitorare, tramite un unico portale, tutte le performance dei propri sistemi in co-sourcing con il team di Axians Italia.

Entriamo ora nel dettaglio del progetto LAB e dell’esperienza Axians intervistando direttamente i loro protagonisti: il Professore Andrea Albarelli, docente di Data Analytics and Artificial Intelligence all’Università Ca’ Foscari di Venezia nonché uno dei responsabili del progetto; Thomas Panozzo, Managing Director – Nord Est di Axians Italia ed Enrico Quaglio, Development & Strategy presso Axians Italia Nord Est.

Il LAB e “quell’ultimo miglio” tra competenze universitarie e imprese

«Il progetto LAB ha l’ambizione di coprire il gap, ‘quell’ultimo miglio’ potremmo dire, tra la competenza universitaria e le imprese», afferma Albarelli. Nel classico modello consulenziale di interazione tra università e imprese le prime, interpellate su un problema specifico, si limitano solitamente all’indicare, sulla base dello stato dell’arte della letteratura scientifica, quale sia il modo migliore per risolvere tale problema per lasciare poi totale libertà all’azienda nel come gestire il processo, o, in altre parole, lasciando l’azienda sola nell’intraprendere il cambiamento. Colmare questo gap, cioè dare non solo il buon consiglio ma trasformarlo poi in un processo che possa essere integrato nell’azienda, è cosa non banale.

«L’idea degli Spin-Lab – spiega Albarelli − è quella di aggiungere tutti gli ingredienti che mancavano in questo processo. All’interno dell’equazione che vede da un lato la competenza universitaria, che ci piace pensare essere elevata, e dall’altro le imprese che hanno voglia di innovare, di creare nuovi prodotti o soluzioni interne, in maniera estremamente operativa, aggiungiamo i pezzi che secondo noi mancano ovvero: le componenti di esecuzione, che qui mettiamo in campo attraverso le spin-off nelle quali accoppiamo ricercatori universitari e personale operativo dell’azienda di modo da creare un team di lavoro misto con risorse tra loro complementari. A questo aggiungiamo anche il coinvolgimento degli studenti, che sono un altro grosso asset che l’università ha a disposizione. L’inserimento degli studenti nel gruppo di lavoro non solo persegue uno scopo formativo parte integrante degli obiettivi che l’università si pone, ma anche occupazionale mettendo in collegamento diretto gli studenti con il personale dell’azienda e delineando dunque un potenziale canale di reclutamento».

In sintesi il cuore di questo tipo di iniziativa, di questi laboratori congiunti, è proprio quello di creare un gruppo di lavoro che sia trasversale, che includa quello che già c’era prima, ovvero «la competenza dei professori universitari e le capacità dell’azienda, ma abbia il coraggio di metterci dentro poi anche le risorse per avere del personale dedicato che sia personale di esecuzione il quale materialmente porti avanti lo sviluppo dei progetti», ribadisce Albarelli.

Ma non solo materializzare idee innovative e creare occupazione. «Altri temi – sottolinea Albarelli − sono anche quelli di stimolare l’azienda non solo a sviluppare soluzioni interne facendo i propri prodotti, ma anche ad aprire ambiti che possono essere poi interessanti per la ricerca. Naturalmente noi non chiediamo all’azienda di investire nella ricerca di base, diventa compito nostro individuare quali elementi sviluppati insieme siano particolarmente interessanti e meritano magari uno sviluppo superiore all’interno dell’università, chiaramente in accordo con l’azienda, trasformando i risultati del laboratorio congiunto in effettivi risultati di ricerca».

Axians Italia abbraccia l’open innovation col progetto LAB

«Il nostro rapporto con il professor Albarelli e l’Università Ca’ Foscari è nato circa due anni fa», racconta Enrico Quaglio. «Allora cercavamo di entrare in maggior contatto con le università proprio per la ricerca di personale specializzato. Il team del professor Albarelli prese parte a una competizione nell’ambito cybersecurity e in quell’occasione abbiamo potuto constatare la sua bontà e il valore dei ragazzi. Da lì abbiamo iniziato ad ipotizzare di fare qualcosa insieme. Ha preso così forma la produzione di un service portal che è l’obiettivo principale in corso per quest’anno, e la progettazione di un secondo step focalizzato nell’utilizzo delle competenze evolute del team sull’intelligenza artificiale per la creazione di un supporto all’attività del nostro security network operation center basato a Vicenza».

«Attivare queste collaborazioni con Ca’ Foscari ci ha permesso dunque non solo di sviluppare innovazione, ma anche di entrare in contatto con risorse di alto livello, dando contemporaneamente a loro la possibilità di valutare l’azienda, e quindi di iniziare un percorso virtuoso che in parte può svolgersi all’interno dei Lab, ma può anche evolversi in una collaborazione diretta per le risorse che vogliano uscire dall’ambito universitario delle spin-off e delle startup ed entrare poi nel mondo dell’azienda», conclude Quaglio.

Il futuro appartiene ai giovani

«Ciò che mi preme sottolineare – prende la parola Thomas Panozzo − è come ci sia stata una forte collaborazione tra due entità leader del territorio, stiamo parlando di un’azienda tra le più rinomate dell’ICT nel Veneto con une delle piu’ importanti università della regione. Un connubio questo sicuramente virtuoso perché porta all’azienda una ventata di ossigeno alimentando le ambizioni dei nostri giovani, introducendo innovazione, mantenendo vivo il fuoco all’interno dei nostri talenti e di conseguenza aumentando anche il livello di retention. Oggi infatti le persone non cercano solo il posto di lavoro fisso e uno stipendio, ma cercano stimoli e gli stimoli arrivano anche dal mondo della ricerca e dello sviluppo e dal mondo dell’università, grazie a giovani menti come quelle che abbiamo avuto modo di incontrare attraverso la collaborazione col professor Albarelli».

Secondo Panozzo instaurare una collaborazione che permetta di identificare persone che vogliono lavorare in azienda e attivare stage al proprio interno, accogliendo fisicamente i giovani in azienda cosi’ che ne percepiscano il modus operandi, dà l’opportunità di creare un link tra la fine del mondo accademico e il mondo del lavoro. Ed è quello che è successo in questo frangente. «Ciò è molto importante perché il futuro appartiene ai giovani e un’azienda deve sempre pensare al futuro cercando di mettere dentro quei talenti che, una volta coltivati, diventeranno poi i manager che guideranno l’azienda nel futuro. Questa collaborazione tra Axians e Ca’ Foscari ha dunque parecchi risvolti positivi, per il territorio, per l’occupazione, per l’innovazione, per la crescita aziendale, per tutto», conclude Panozzo.