La Gen Z si affaccia al mondo del lavoro e lo fa aspirando alle multinazionali, che offrono servizi e tool digitali professionali, e a un contratto a tempo indeterminato. Il tempo libero rimane, però, un bene prezioso per il quale si è disposti a guadagnare meno. Sono questi i risultati che emergono dalla ricerca commissionata da ServiceNow, azienda che opera nel campo della gestione di workflow digitali.

I diciotto anni non segnano solo l’inizio della maggiore età, ma rappresentano il momento in cui, forse più che mai, ci si inizia a chiedere quali percorsi seguire, per quale università optare e cosa aspettarsi dal mondo del lavoro. Come spesso accade per la scelta del percorso di studi, anche nel caso del lavoro a guidare le decisioni dei ragazzi sono le passioni e le attitudini di ognuno.

Tuttavia, a livello lavorativo, la scelta non si limita semplicemente all’ambito di interesse, ma bisogna avere chiara quale tipologia di impiego soddisfa di più le necessità, le competenze e le ambizioni del singolo: contratto a tempo determinato, indeterminato, full o part time, lavori come freelance o impieghi stagionali.

Non meno rilevante, anzi essenziale, è capire quali sono le priorità di ognuno nel momento in cui si intraprende la carriera lavorativa. È più importante lavorare in un settore che affascina, ricevere uno stipendio dignitoso o assicurarsi garanzie sul lavoro?

Che cosa cerca la Gen Z sul lavoro

In merito ad attitudini e alle scelte dei giovani appartenenti alla Gen Z – che comprende i ragazzi tra i 18 e i 25 anni – ad ottobre 2021, ServiceNow ha commissionato a Opinea – istituto di ricerca indipendente – un’indagine da cui sono emersi chiari risultati circa le aspirazioni, le priorità e le preferenze dei giovani in ambito lavorativo (vedi info grafica in fondo).

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A essere coinvolto un campione di oltre mille uomini e donne dai 18 ai 25 anni – in Francia, Italia e Spagna – che ha risposta a tredici domande. Restringendo il campo al nostro Paese, emerge che i giovani italiani optano per scelte più tradizionali, preferendo un impiego in una grande azienda e un contratto a tempo indeterminato. Quest’ultimo, infatti, è stato scelto dal 58% del campione analizzato, il 18% preferisce contratti a tempo determinato, il 17% opta per un lavoro come freelance e solo il 6% sceglie le occupazioni stagionali. Ancora, le multinazionali sono la popular destination del 39% della Gen Z, seguite dalle PMI (20%) e start up (17%). Il 58% dichiara di preferire un lavoro ibrido – che alterna giorni in sede a giorni da remoto – e per i giorni in sede, l’ufficio individuale rimane il luogo di lavoro più quotato (34%) – seguito dagli open space (30%) e spazi di co-working (14%).

La maggior parte (92%) concorda sul fatto che il posto di lavoro deve soddisfare requisiti tecnologici e funzionali: ecco perché si prediligono aziende che adoperano sistemi e strumenti tech e digital, che siano professionali ma, allo stesso tempo, facili e intuitivi. Un altro dato su cui il campione rimane unanime riguarda l’importanza dell’immagine e la reputazione dell’azienda.

Tempo libero: un bene prezioso a cui la Gen Z non rinuncia

Se la scelta dei settori, delle modalità, dei luoghi e degli strumenti di lavoro è ben chiara e definita, c’è un altro aspetto che non lascia ombra di dubbio: per i ragazzi della Generazione Z il tempo libero è un bene prezioso e come tale va salvaguardato. Infatti, se il 37% del campione considera “la retribuzione e i vantaggi materiali” il principale criterio per rimanere in un’azienda, di contro, un dato interessante che è emerso dall’indagine riguarda l’attenzione dei ragazzi al loro tempo libero. Il 56% del campione è disposto a guadagnare meno pur di assicurarsi una buona parte del tempo libero durante il giorno. Sono i giovani del Centro Italia – uomini 15% e donne 8% – ad essere i più favorevoli a questo compromesso.