Smart working

23 Settembre 2021

YOLO Economy: si vive una volta sola, si lavora per passione

Forse ne hai sentito parlare o forse lo hai provato sulla tua pelle, pur non conoscendo le basi teoriche del fenomeno: la YOLO Economy è arrivata anche in Italia, un sentimento forte, un’aria di cambiamento, in parte causata e in parte accelerata dalla pandemia dell’ultimo anno e mezzo.

Il concetto, nato negli USA, è stato espresso e cristallizzato da fonti molto diverse: dal rapper Drake in primis e poi dal New York Times, che lo ha battezzato come fenomeno globale.

YOLO è un acronimo: you only live once, in buona sostanza, si vive una volta sola. Ma cosa implica e a quale livello della propria vita bisognerebbe applicare questo mantra moderno?

I giovani, il lavoro e la pandemia: un mix di cause per la YOLO Economy

La Gen-Z, cioè i ragazzi tra i 18 e i 25 anni, è quella che più di tutte ha patito i recenti sconvolgimenti economici e sociali, causati o peggiorati dall’emergenza Coronavirus. Appena usciti da scuola o dall’Università, migliaia di giovani si sono trovati senza un binario, senza la certezza di un futuro nel mondo del lavoro già di per sé incerto, senza la possibilità di inserimento e formazione in presenza nelle aziende. Fare uno stage da remoto in un contesto lavorativo completamente nuovo può essere estremamente difficile e frustrante.

Ma non solo i giovanissimi: secondo una ricerca di Microsoft, su un campione di 30mila lavoratori di 31 Paesi del mondo, ben il 40% ha già cambiato o ha deciso di cambiare lavoro entro la fine del 2021. E per il 70% degli intervistati non sono più le possibilità di carriera o la retribuzione a pesare come priorità sul piatto della bilancia quando si deve accettare una proposta di lavoro, nossignore: contano il benessere, la flessibilità e il work-life balance.

La pandemia, infatti, ha mostrato prospettive nuove rispetto al classico mondo del business. Basta presenzialismo, basta chilometri di tangenziale, basta obbligo non scritto di trattenersi oltre l’orario canonico per non essere considerati “scansafatiche”… se tutta questa cultura aziendale tossica viene meno, se si lavora per obiettivi, se lo Smart Working è realmente smart, allora perché non trovare la propria strada alle proprie condizioni?

Smart working e salti nel buio, l’approccio YOLO più o meno estremo

WHITEPAPER
5 consigli da seguire per imparare a delegare efficacemente
Risorse Umane/Organizzazione
Smart working

A questo quadro lavorativo in evoluzione si aggiunge anche l’emotività, un po’ di fatalismo dato dal rendersi conto di quanto una malattia possa impattare sul quotidiano, un cambiamento di priorità personali e familiari, lo sconvolgimento delle abitudini e la presa di coscienza che passare 5 ore sui mezzi di trasporto solo per raggiungere l’ufficio non era poi così normale… una vera epifania in un certo senso.

A questo si aggiunge il fatto di avere messo da parte qualche soldo in più, non potendo spendere durante i lockdown, e la sensazione che si possa vivere con meno ma meglio: così, è facile intuire perché l’approccio YOLO abbia preso piede, anche in Italia.

Ovviamente, con “gradi” differenze. C’è chi semplicemente, oggi, con la ripresa del lavoro “in presenza”, si rifiuta di rientrare, spesso scontrandosi con ambienti di lavoro ancorati al passato. Lo Smart Working non è più un benefit o una soluzione d’emergenza, si è capito che può essere un’ottima modalità di lavoro, più sana e produttiva.

Dall’altro, c’è chi ha davvero fatto il salto. Chi ha finito un percorso di studi solido e verticale per poi scoprire di voler fare tutt’altro o chi ha lasciato un posto di lavoro fisso per trovare la propria strada. Contabili che si reinventano come travel blogger, manager di alto profilo che lasciano tutto per coltivare ortaggi biodinamici in campagna, “imbruttiti” pentiti che abbandonano il centro della city per ritirarsi in alta montagna a scrivere quel libro nel cassetto da troppo tempo.

Del resto, si vive una volta sola, e il lavoro occupa il 70% delle nostre vite. E voi, lo fareste?

11 Gennaio 2019

Giovani e lavoro: più voglia di fare impresa, meno di stare in ufficio

Una recente indagine condotta da ForceManager tra i giovani tra i 22 ed i 37 anni [su un panel di 300 ragazzi intervistati], mette in luce le aspettative e i desideri delle nuove generazioni rispetto al mondo del lavoro. Spiccano la voglia di fare impresa e di lavorare in una startup, di avere autonomia e flessibilità attraverso lo smart working e la disponibilità a rinunciare a un normale stipendio “competitivo” se venisse offerto loro un pacchetto retributivo che comprende bonus e stock option (cioè quote della società), collegati direttamente al rendimento dell’azienda.

Leggi tutto

27 Giugno 2018

Smart working e work-life balance, come si lavora in Mars Italia

Hai presente M&M’S, Twix, Snickers, Mars, Cesar, Pedigree, Whiskas? Sono tutti marchi del Gruppo Mars Italia, società che sta sperimentando con le 230 persone della sua sede milanese nuove forme di lavoro ispirate allo smart working, puntando sul concetto di work-life balance. Per esempio, ha inserito l’orario flessibile, dotato tutto il personale di laptop e iPhone di ultima generazione con accesso a qualunque sistema aziendale. Lo racconta Cristiana Milanesi, People and Organization Director di Mars Italia.

Leggi tutto

22 Novembre 2017

Come lavorano i Millennials, tra smart working e creatività

Bruno Iafelice è il Ceo di TVLP Silicon Valley Institute of Technology Entrepreneurship, organizzazione che si occupa di diffondere il ‘Silicon Valley mindset’, cioè la cultura imprenditoriale della Silicon Valley attraverso corsi per universitari, neolaureati, imprenditori, innovatori. Trascorre la sua vita a cavallo tra Bologna e San Francisco, e da questo osservatorio particolare vede differenze e cambiamenti nel mondo del lavoro, ecco cosa ci ha raccontato. (Grazie Bruno per il tuo contributo!)

Leggi tutto

24 Maggio 2017

Lavoro agile, per Doxa è l’ora della zainocrazia

Tu e il tuo zaino siete inseparabili? Bene non sei il solo e non è solamente perchè sei studente. Oggi sono oltre 250 mila i «lavoratori agili» in Italia, ossia coloro che “zaino in spalla” godono di discrezionalità nella definizione delle modalità d’impiego in termini di
luoghi, orari e strumenti utilizzati per svolgere al meglio le proprie mansioni.

Leggi tutto

5 Maggio 2017

Tra smart working e nomadismo digitale, il tuo futuro lavorativo non sarà in ufficio

Nomadi digitali e smart worker: termini di cui si sente sempre di più parlare e che afferiscono alla trasformazione del mondo del lavoro. Non solo cambiano le professioni e le strutture aziendali, cambiano le stesse modalità lavorative. Smart working e nomadismo digitale sono un fenomeno già in atto, che crescerà moltissimo nei prossimi anni: insomma, tra le cose che riserva il futuro del lavoro probabilmente ci sarà la libertà di lavorare da dove si preferisce.

Leggi tutto