Il 2017 è appena cominciato e già offre indicazioni per il mercato del lavoro: per esempio, la richiesta di specialisti IT continua a crescere. Lo dicono due diverse indagini, di Manpower e Adecco, che indicano anche quali specifiche figure professionali sono più richieste. Un fatto che stride con le statistiche Istat sulla disoccupazione nel Paese.

L’Istat proprio in questi giorni ha comunicato gli ultimi dati sulla disoccupazione in Italia, che non accenna a calare e molta preoccupazione è manifestata sopratutto per la fascia dei giovani in età compresa tra i 15-24 anni tra i quali il tasso sale fino al 40%. La situazione non è più rosea per la fascia tra i 25 -34 anni, che comprende i neolaureati, per i quali non ci sono vistosi peggioramenti, ma nemmeno miglioramenti (il documento Istat qui).

La buona notizia è che continua a crescere la richiesta di professionisti del digitale e dell’IT.

L’ indagine trimestrale ManpowerGroup Employment Outlook Survey (MEOS) dice però anche qualcosa di più preciso: se la prospettiva delle imprese italiane  rispetto alla possibilità di incrementare il proprio organico è sostanzialmente immutata, cioè non sono stati previsti aumenti complessivi delle assunzioni per  i prossimi tre mesi, si riscontra però del fermento tra alcune professionalità legate al digitale e all’ICT, a partire da Security Consultant, Software Tester e Digital Product Manager, che diventano sempre più mira degli uffici HR delle aziende tricolore, in maniera trasversale rispetto alle varie industry e con particolare riferimento al settore turistico.

Un’indagine di Adecco, invece, mette in luce la “fame” di specialisti dei big data da parte delle aziende: nell’immediato futuro il Big Data Analytics Specialist è ritenuto dalle aziende italiane una professionalità chiave attestandosi a quota 63,64% di preferenze, seguito dal Data Content & Communication Specialist e dal Big Data Architect, figure quotate rispettivamente al 38,64% e 32,95%. Ci sono infine, a quota 29,55%, il Data Scientist e il Social Mining Specialist, con il 13,64% delle preferenze.

La ricerca ha anche sottolineato il fatto che si tratta, a oggi, di profili professionali difficilmente reperibili sul mercato: per oltre il 40% delle imprese italiane, l’offerta di professionisti in questo ambito è inadeguata, un dato supportato dal restante 60% delle imprese che ritiene molto difficile reperire esperti del settore sul mercato. C’è però da dire che i Big Data sono un elemento sconosciuto al 40% delle aziende italiane e sfruttato solo dal 12%. Il restante 48% circa lo conosce in modo parziale. Curiosamente, proprio per una conoscenza ancora scarsa della materia, molte imprese (circa il 60% di quelle coinvolte) ritengono che si possano sviluppare competenze dedicate tra le risorse interne all’azienda. (puoi continuare a leggere questo articolo qui).

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