Come sappiamo una delle prerogative del Recovery Plan è creare nuovi posti di lavoro per i giovani. Questo anche a patto di riuscire a trovare il giusto mix tra competenze richieste dalle aziende e preparazione e formazione delle persone, con un occhio di riguardo verso le professioni emergenti.

Da qui la volontà di creare per i giovani nuove opportunità e di supportarli nell’acquisizione delle nuove skill che il mercato richiede in favore di una serie di ‘mestieri’ che non solo fanno capo all’ambito digitale e dell’ICT e della gestione dei dati, ma che si estendono anche in altri campi come quello della sostenibilità energetica e ambientale, nonché le vendite, il marketing e il management.

Professioni emergenti: dal digitale all’ambiente gli ambiti “fertili” per i giovani che vogliono crescere

Non è quindi un caso che tra le figure più richieste emerse da un’analisi di mercato di Feltrinelli Education spicchino il manager della transizione digitale, il manager della sostenibilità, gli esperti di cybersecurity, l’ingegnere energetico, il data scientist e l’educatore ambientale.

In qualche modo, queste sei professioni emergenti trovano un riscontro in quello che ci si auspica accadrà nel nostro Paese nei mesi a venire:

  1. Manager della transizione digitale: la pubblica amministrazione ha imboccato una strada che la porterà a essere sempre più digitale e innovativa. Perché questo avvenga saranno necessari profili professionali capaci di guidare questo delicato passaggio e di mettere in contatto e far dialogare i diversi stakeholder.
  2. Manager della sostenibilità: secondo quando concordato con l’Unione Europea, l’Italia porterà avanti a livello di Paese una transizione energetica ed ecologica. Questo richiede la presenza in azienda, siano esse piccole o grandi, del Chief Sustainability Officer, una figura in grado di gestire le politiche ambientali, di assicurare il rispetto degli standard ambientali stabiliti dal Governo e la conseguente riduzione dell’impatto ambientale dell’azienda. È suo compito anche  stabilire e promuovere le strategie di sostenibilità.
  3. Esperto di Cyber Security: lavoro e digitale è sempre più un bisomio imprescindibile. Basti pensare a quello che è successo negli ultimi mesi con la diffusione del Remote Working. Ecco perché essere pronti a difendersi dagli attacchi informatici diventerà fondamentale per qualsiasi azienda, pubblica o privata che sia. Come? Con il supporto di figure specializzate capaci non solo di garantire la sicurezza dell’infrastruttura informatica aziendale attraverso la definizione di specifiche policy, ma anche di verificare che i protocolli definiti siano rispettati.
  4. Ingegnere energetico: si tratta di un tecnico capace di progettare e gestire gli impianti, con l’obiettivo di ridurre quanto più possibile l’impatto ambientale e l’utilizzo di risorse.
  5. Data Scientist: lo è già da alcuni anni e si conferma essere ancora una tra le professioni più ricercate. un posto d’onore lo meritano senza dubbio i Data Scientist, esperti capaci di gestire, sistematizzare e analizzare l’enorme quantità di dati strutturati e non strutturati esistente, ricavandone informazioni utili agli obiettivi di business delle diverse funzioni aziendali.
  6. Educatore ambientale: si tratta di una figura che in seno alle aziende o ai percorsi di formazione, anche scolastici, ha il ruolo di sensibilizzare le persone sul consumo sostenibile e sul rispetto dell’ambiente, in perfetto concerto con gli SDG Goal delle Nazioni Unite.

Per l’occupazione giovanile serve un cambio di passo rispetto al passato

La verità è che solo trovando una corrispondenza tra competenze richieste dalle aziende e competenze offerte dal marcato sarà possibile invertire un trend che ha visto il fallimento negli ultimi 20 anni delle politiche occupazionali del nostro paese.

La situazione attuale, infatti, non è imputabile alla sola pandemia, che comunque come sottolinea la rilevazione Istat ha causato la diminuzione del tasso di occupazione tra i 15-25enni di 14,7 punti percentuali in un anno (dati di febbraio 2021).

Sono, poi, i dati presentati da Confcommercio che hanno messo nero su bianco la situazione del nostro Paese: tra il 2000 e 2019 i giovani occupati sono scesi di 2 milioni e mezzo di unità, inoltre la percentuale di giovani che non lavorano e non cercano un’occupazione ha raggiunto lo sconfortante valore del 50%. Inoltre, prima della pandemia, il numero di NEET – giovani nella fascia di età 15-29 anni che non lavorano, non studiano e non sono in fase di formazione – ha superato i due milioni, quota che ci ha fatto raggiungere il primato in Europa: in rapporto alla popolazione della stessa fascia di età in Italia rappresentano, infatti, il 22% contro meno del 15% della Spagna e del 7,6% della Germania.

Di fronte a questo quadro, proprio il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli ha sottolineato che “è fondamentale utilizzare al meglio le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinate ai giovani, soprattutto per quanto riguarda formazione, incentivi e semplificazione burocratica. Favorire nel nostro Paese l’imprenditoria giovanile è la risposta più efficace alle sfide della competizione internazionale e della globalizzazione”.

Formazione e incentivi che sono fondamentali considerando che nel nostro Paese sono richiesti sforzi aggiuntivi per adeguare le competenze alle professioni emergenti. Come evidenzia l’ultimo rapporto annuale Excelsior, promosso da Unioncamere e Anpal (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive sul Lavoro), sono tra i 210mila e 267mila i lavoratori con competenze matematiche e informatiche per i lavori digitali che le aziende cercheranno nell’arco di 5 anni (2019-2023): in particolare spiccano gli esperti nell’analisi dei dati (data scientist) e nel campo della sicurezza informatica e dell’intelligenza artificiale.