Le nuove professioni digitali rappresentano per le giovani generazioni una concreta opportunità di lavoro, tuttavia, nonostante la chiara spinta al digitale data dall’emergenza sanitaria in ogni settore, questa preziosa chance per il futuro pare non essere stata ancora del tutto compresa.

A rivelarlo è l’ultima ricerca condotta dall’Osservatorio sulle Giovani Generazioni di Flowe, pending BCorp del Gruppo Bancario Mediolanum che si prefigge l’obiettivo di analizzare i ragazzi alle prese con studio, lavoro e prospettive future, nel complesso momento storico caratterizzato dal Covid-19.

La fiducia dei giovani nel futuro

Dopo un anno e mezzo di imitazioni, è abbastanza scontata la diffusione tra i giovani di un certo malcontento: per quasi la metà degli intervistati (47%) il giudizio circa la propria vita nel corso dell’ultimo anno non è infatti positivo mentre nel 2020 i giudizi negativi si posizionavano attorno al 36%, segnale di un netto peggioramento delle condizioni. Anche guardando alle percezioni del presente, il giudizio dei ragazzi sulla propria vita si attesta appena sulla sufficienza, con un voto pari a 6,2 su 10.

A livello personale emergono come impattanti i problemi economici e di lavoro (25,6%), seguiti, al secondo, posto, dalla salute (15,8%) e, al terzo posto, dalle ricadute psicologiche del Covid-19 (ansia, depressione e solitudine: preoccupazione per il 10,6% degli intervistati). Allargando lo sguardo a una sfera più generale, i problemi più sentiti sono la crisi economico-finanziaria internazionale (per il 77,1), il cambiamento dell’economia mondiale (peggiorati secondo il 72,8%), la debolezza o l’assenza di relazioni e la solitudine (70,5%), la salute (61,6%) e l’ambiente (55,7%).

Tuttavia, l’energia tipica delle nuove generazioni, spinge verso una maggiore positività riguardo alle prospettive a un anno: la situazione (da intendersi in senso generale) andrà meglio secondo il giudizio del 50,4% degli intervistati e, fra tre anni, secondo il 71,1%.

Adattabilità, la chiave per raggiungere i propri obiettivi

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Oggi più di ieri la scelta su quale strada professionale intraprendere è diventata ardua per via dell’incertezza sul futuro acuita dalla pandemia. Una cosa però i ragazzi hanno chiara: bisogna essere in grado di adattarsi modificando le strategie per raggiungere gli obiettivi desiderati qualora fosse necessario: il 68,1% ritiene infatti essenziale adeguarsi alle nuove condizioni e opportunità che si presentano, il 65,3% crede rilevante continuare a misurare gli avanzamenti verso tali obiettivi e il 63,2% pensa di dovesi impegnare di più per accelerare verso l’obiettivo.

A dettare le scelte sul proprio futuro e in particolare sulla propria carriera lavorativa, sono da un lato gli interessi e le passioni (42,2%) o le proprie capacità (35,8%), dall’altro le possibilità e le prospettive lavorative.

Le professioni digitali sono il lavoro del futuro

In piena rivoluzione digitale, con un Recovery Plan che mette in primo piano rivoluzione verde e digitalizzazione sembrerebbe quasi scontato individuare nelle professioni digitali una concreta possibilità di carriera, in realtà non è così.

Interrogati sulle carriere che vorrebbero intraprendere, i giovani rispondono indicando professioni note e tradizionali (artista, insegnante, imprenditore, avvocato, psicologo, manager e medico ai primi posti) mentre emergono poco spontaneamente le professioni più nuove. Non solo così i giovani dimostrano di non essere a conoscenza di ciò di cui si sta parlando (le professioni digitali sono conosciute spontaneamente solo dal 36,1% dei 15-30enni) riducendo genericamente tali lavori al ruolo di influencer (43,4%), social media manager (18,9%) e youtuber (9,6%), ma dimostrano anche una certa superficialità ritenendo che basti davvero poco tempo per acquisire le competenze digitali necessarie per avviare una carriera in ambito tecnologico. Ciò è segno di una lettura leggera di queste professioni per le quali sono in realtà importanti conoscenze e competenze specialistiche, non sempre facilmente acquisibili attraverso percorsi di studi tradizionali.

Infine, in relazione agli strumenti e agli enti di formazione più adattu per acquisire le competenze necessarie idonee ad intraprendere le professioni digitali i ragazzi hanno individuato come utili e necessari: corsi online tenuti da professionisti del settore (20,3%), oltre a corsi specifici post diploma (26,5%), corsi di specializzazione o master post-laurea (18%), università (23,5%) e scuole specifiche di secondo grado (solo per l’11,8% degli intervistati).