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29 Settembre 2021

Dall’economia circolare 200 green jobs: largo ai professionisti della sostenibilità

Tra le professioni del futuro emergono i green jobs, i professionisti della sostenibilità ambientale che hanno il compito di preservare gli equilibri della Terra.

Le nuove generazione hanno diritto di crescere in un pianeta sano e guardare con fiducia verso un futuro sostenibile, alla rivoluzione verde e transizione ecologica, così come alla digitalizzazione: a questo aspetto è dedicata un’intera Missione delle sei elencate dal Pnrr, il documento che illustra come il governo italiano intende investire i fondi di Next generation Eu. “Serve una radicale transizione ecologica verso la completa neutralità climatica e lo sviluppo ambientale sostenibile per mitigare le minacce a sistemi naturali e umani: senza un abbattimento sostanziale delle emissioni clima-alteranti, il riscaldamento globale raggiungerà e supererà i 3-4 °C prima della fine del secolo, causando irreversibili e catastrofici cambiamenti del nostro ecosistema e rilevanti impatti socioeconomici”, afferma il Pnrr. Ma per portare avanti questa “missione” servono di base le competenze adatte, spesso in parte o totalmente nuove.

Cosa sono i green jobs

Spieghiamo nel dettaglio cosa sono i green jobs (in italiano letteralmente lavori green). L’Unep – United Nations Environment Programme, l’organizzazione internazionale che dal 1972 opera per l’ambiente con programmi incentrati su clima, natura, inquinamento, sviluppo sostenibile – definisce i green jobs “quei lavori nelle attività agricole, manifatturiere, di ricerca e sviluppo (R&S), nell’amministrazione e nei servizi che contribuiscono in modo sostanziale a preservare o ripristinare la qualità ambientale. Nello specifico, ma non esclusivamente, sono inclusi i lavori che aiutano a proteggere gli ecosistemi e la biodiversità; a ridurre il consumo di energia, materiali e acqua attraverso strategie ad alta efficienza; a decarbonizzare l’economia; e a ridurre al minimo o evitare del tutto la generazione di tutte le forme di rifiuti e di inquinamento”. In altre parole, i green jobs sono quei lavori che contribuiscono in modo apprezzabile al mantenimento o al ripristino della qualità ambientale e a evitare danni futuri agli ecosistemi della Terra, sintetizza l’Unep.

Cresce la domanda di nuovi lavori green, ma mancano le competenze

La domanda di green jobs aumenta a poco a poco un po’ in tutti i settori, dall’agroalimentare al manifatturiero, tuttavia è particolarmente acuta nel settore energetico. Le stime di un’analisi dell’Energy Institute di Londra, riferisce il World Economic Forum, suggeriscono che potrebbero essere necessarie 400.000 nuove assunzioni entro il 2050, più della metà delle quali in ruoli che attualmente non esistono.

Formare con una certa velocità un gran numero di competenze attualmente carenti o addirittura non presenti sul mercato del lavoro è la grande sfida che devono affrontare le risorse umane. “Nei prossimi mesi, in cui l’Italia sarà impegnata nella transizione sostenibile, è destinato ad aggravarsi il problema del ‘matching’, la difficoltà a riempire i posti vacanti che già oggi ci affligge. Il nostro sistema formativo deve attrezzarsi rapidamente per formare il capitale umano che nei prossimi anni dovrà programmare, realizzare e gestire tecnologie e servizi dell’economia circolare”, ha affermato Daniele Fano, Coordinatore del comitato scientifico di Randstad Research, il centro di ricerca sul lavoro del futuro promosso da Randstad, che ha appena pubblicato un rapporto sulle nuove professioni sostenibili emerse con la diffusione dell’economia circolare.

I 200 nuovi lavori green tra le “costellazioni” dell’universo sostenibile

Le duecento e più professioni dell’economia circolare. Verso un repertorio aperto“, questo il titolo del rapporto Randstad che si propone come strumento di orientamento per le aziende e lavoratori.

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Sono infatti oltre 200 le nuove professioni legate all’economia circolare che i ricercatori hanno ripartito tra 15 aree dette “costellazioni”: la costellazione dell’agroalimentare; la costellazione dell’audiovisivo circolare; la costellazione delle comunità intelligenti; la costellazione dei comunicatori della circolarità; la costellazione delle energie alternative; la costellazione del farmaceutico-sanitarioassistenziale; la costellazione della finanza circolare; la costellazione della gestione aziendale dell’economia circolare; la costellazione della manifattura circolare; la costellazione della moda circolare; la costellazione della policy, monitoraggio e controllo istituzionale; la costellazione della progettazione e concertazione; la costellazione del recupero del suolo; la costellazione del riuso, riciclo, logistica inversa; la costellazione della tecnologia, ricerca e sviluppo. Più 5 professioni della circolarità trasversali alle costellazioni (lo specialista dell’informazione certificata; l’imprenditore/tecnicogestionale della circolarità; l’informatico; il progettista per la mappatura della filiera; il tecnico di impianti di conferimento, trattamento e recupero).

Ognuna di queste costellazioni raccoglie i green jobs ad essa inerenti. Per esempio, le nuove professioni sostenibili nella costellazione agroalimentare sono: ambasciatore vitivinicolo della sostenibilità; agronomo dell’agricoltura rigenerativa; tecnico della permacultura; gestore di fattorie verticali; esperto di blockchain per il monitoraggio; esperto in irrigazione selettiva; progettista di app per la riduzione dello spreco alimentare; addetto alla prevenzione e gestione degli incendi; produttore di concimi ecosostenibili; produttore di biochar dalla gassificazione delle potature; broker delle tecnologie per sistemi ottimali di gestione a distanza (dall’irrigazione, ai robot, ai droni, …). Nella costellazione della finanza circolare troviamo invece: lobbista della circolarità; consulente bancario di fondi di investimento sostenibili; startupper di cleantech; broker delle innovazioni sostenibili; mediatore finanziario per la progettazione integrata della sharing economy; imprenditore di Società Benefiche e Bcorp; auditor della circolarità; cacciatore fi fondi per la riconversione sostenibile. (Tutte le oltre 200 professioni sono visibili nell’Appendice del Rapporto Randstad)

Nel green nuove professioni sempre più ibride, tra competenze tecniche e soft

Per ogni nuova professione i ricercatori hanno creato una scheda con riportato la costellazione di riferimento, ma anche le professioni e le costellazioni con le quali si ibrida. Perché nell’economia circolare dove ogni passaggio è legato all’altro senza soluzione di continuità anche le professioni si mescolano tra loro per competenze e per aree di applicazione. Emergono dunque profili “ibridi” che richiedono conoscenze più ricche del comune e una maggiore capacità di mettersi “in connessione” con altre professioni.

Inoltre, ogni scheda riporta anche le competenze tecniche (hard skill) e le competenze trasversali (soft skill) per quel dato lavoro green. In generale dall’analisi delle competenze richieste, nelle oltre 200 professioni individuate, risultano fondamentali principalmente le conoscenze tecnico-scientifiche, lo spirito di progettazione, l’attitudine al cambiamento, la capacità di gestione e di controllo, la conoscenza delle norme, la vocazione alla comunicazione e al coordinamento. Tuttavia assumono ora una certa importanza anche le competenze trasversali che variano a seconda della professione. Sono ricorrenti soprattutto la capacità di lavorare in squadra, di capire i trend emergenti, la flessibilità, la capacità di rapportarsi con persone interne ed esterne.

 

23 Settembre 2021

YOLO Economy: si vive una volta sola, si lavora per passione

Forse ne hai sentito parlare o forse lo hai provato sulla tua pelle, pur non conoscendo le basi teoriche del fenomeno: la YOLO Economy è arrivata anche in Italia, un sentimento forte, un’aria di cambiamento, in parte causata e in parte accelerata dalla pandemia dell’ultimo anno e mezzo.

Il concetto, nato negli USA, è stato espresso e cristallizzato da fonti molto diverse: dal rapper Drake in primis e poi dal New York Times, che lo ha battezzato come fenomeno globale.

YOLO è un acronimo: you only live once, in buona sostanza, si vive una volta sola. Ma cosa implica e a quale livello della propria vita bisognerebbe applicare questo mantra moderno?

I giovani, il lavoro e la pandemia: un mix di cause per la YOLO Economy

La Gen-Z, cioè i ragazzi tra i 18 e i 25 anni, è quella che più di tutte ha patito i recenti sconvolgimenti economici e sociali, causati o peggiorati dall’emergenza Coronavirus. Appena usciti da scuola o dall’Università, migliaia di giovani si sono trovati senza un binario, senza la certezza di un futuro nel mondo del lavoro già di per sé incerto, senza la possibilità di inserimento e formazione in presenza nelle aziende. Fare uno stage da remoto in un contesto lavorativo completamente nuovo può essere estremamente difficile e frustrante.

Ma non solo i giovanissimi: secondo una ricerca di Microsoft, su un campione di 30mila lavoratori di 31 Paesi del mondo, ben il 40% ha già cambiato o ha deciso di cambiare lavoro entro la fine del 2021. E per il 70% degli intervistati non sono più le possibilità di carriera o la retribuzione a pesare come priorità sul piatto della bilancia quando si deve accettare una proposta di lavoro, nossignore: contano il benessere, la flessibilità e il work-life balance.

La pandemia, infatti, ha mostrato prospettive nuove rispetto al classico mondo del business. Basta presenzialismo, basta chilometri di tangenziale, basta obbligo non scritto di trattenersi oltre l’orario canonico per non essere considerati “scansafatiche”… se tutta questa cultura aziendale tossica viene meno, se si lavora per obiettivi, se lo Smart Working è realmente smart, allora perché non trovare la propria strada alle proprie condizioni?

Smart working e salti nel buio, l’approccio YOLO più o meno estremo

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A questo quadro lavorativo in evoluzione si aggiunge anche l’emotività, un po’ di fatalismo dato dal rendersi conto di quanto una malattia possa impattare sul quotidiano, un cambiamento di priorità personali e familiari, lo sconvolgimento delle abitudini e la presa di coscienza che passare 5 ore sui mezzi di trasporto solo per raggiungere l’ufficio non era poi così normale… una vera epifania in un certo senso.

A questo si aggiunge il fatto di avere messo da parte qualche soldo in più, non potendo spendere durante i lockdown, e la sensazione che si possa vivere con meno ma meglio: così, è facile intuire perché l’approccio YOLO abbia preso piede, anche in Italia.

Ovviamente, con “gradi” differenze. C’è chi semplicemente, oggi, con la ripresa del lavoro “in presenza”, si rifiuta di rientrare, spesso scontrandosi con ambienti di lavoro ancorati al passato. Lo Smart Working non è più un benefit o una soluzione d’emergenza, si è capito che può essere un’ottima modalità di lavoro, più sana e produttiva.

Dall’altro, c’è chi ha davvero fatto il salto. Chi ha finito un percorso di studi solido e verticale per poi scoprire di voler fare tutt’altro o chi ha lasciato un posto di lavoro fisso per trovare la propria strada. Contabili che si reinventano come travel blogger, manager di alto profilo che lasciano tutto per coltivare ortaggi biodinamici in campagna, “imbruttiti” pentiti che abbandonano il centro della city per ritirarsi in alta montagna a scrivere quel libro nel cassetto da troppo tempo.

Del resto, si vive una volta sola, e il lavoro occupa il 70% delle nostre vite. E voi, lo fareste?

9 Agosto 2021

Professioni emergenti e occupazione: per i giovani è tempo di puntare su digitale e ambiente

Come sappiamo una delle prerogative del Recovery Plan è creare nuovi posti di lavoro per i giovani. Questo anche a patto di riuscire a trovare il giusto mix tra competenze richieste dalle aziende e preparazione e formazione delle persone, con un occhio di riguardo verso le professioni emergenti.

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9 Giugno 2021

Perché i giovani guardando al futuro e al lavoro devono puntare sulle professioni digitali

Le nuove professioni digitali rappresentano per le giovani generazioni una concreta opportunità di lavoro, tuttavia, nonostante la chiara spinta al digitale data dall’emergenza sanitaria in ogni settore, questa preziosa chance per il futuro pare non essere stata ancora del tutto compresa.

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12 Maggio 2021

Studiare all’estero, un desiderio di molti ma non per tutti. Ecco un’alternativa

Studiare all’estero, è questo ciò che vorrebbe un maturando su tre in Italia. Le università straniere continuano a trasmettere il loro fascino anche dopo che la pandemia ha rimarcato in maniera netta i confini tra un Paese e un altro con il blocco dei collegamenti e un ventaglio di regole da seguire per entrare e uscire da territori diversi.

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20 Aprile 2021

Marketing Manager: che cosa fa, quanto guadagna e cosa fare per diventarlo

Da grande voglio fare… il Marketing Manager!

Andiamo, diciamoci la verità: non esiste un solo ragazzino al mondo che affermi una cosa del genere in età scolare, o quasi. Tutti da bambini vogliamo fare i medici, gli artisti, gli astronauti… professioni che, nell’immaginario collettivo sono utili, creative e avventurose.

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23 Marzo 2021

PC4U.Tech: “Il digitale? È un’opportunità per dare forma al talento dei giovani”

La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità”, così pare abbia detto Seneca, ma sebbene l’attribuzione sia tutt’oggi incerta nessuno può negare la profonda verità di questa frase e oggi più che mai, con l’esperienza della pandemia che stiamo attraversando a livello globale, la parola “opportunità” può essere tradotta con “accesso al digitale”. Ne sono convinti i quattro giovani ragazzi milanesi ideatori del progetto PC4U.techPietro Cappellini, Matteo Mainetti, Jacopo Rangone ed Emanuele Sacco  – che in occasione dell’ultima edizione della Milano Digital Week appena conclusasi hanno organizzato il webinar “Digital is for everyone.

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18 Marzo 2021

Investment Challenge 2021: torna la competizione internazionale rivolta a studenti e giovani professionisti

Vuoi cimentarti nel realizzare dei piani di investimento, che siano anche sostenibili? Reply e Banca Generali, in collaborazione MainStreet Partners e MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business, hanno lanciato la “Sustainable Investment Challenge 2021: non solo investire, ma investire in modo sostenibile”, competizione internazionale rivolta a studenti e giovani professionisti.

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8 Marzo 2021

Donne data scientist: lavorare con i dati non è una cosa solo da uomini (e da ‘nerd’)

Meno di un professionista su cinque in ambito tecnico-scientifico impegnato nella data science, ovvero il campo di studi che consente di estrarre informazioni significative da una mole rilevante di dati, è una donna. A rivelarlo è la ricerca appena pubblicata da Boston Consulting GroupWhat’s Keeping Women Out of Data Science“. Sebbene quella del data scientist sia una delle professioni più richieste da qui al prossimo futuro − lo conferma anche lo studio realizzato dal World Economic Forum The Future of Jobs Report 2020 −, tuttavia ancora poche donne intraprendono un percorso formativo che le porti in questa direzione.

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