Gli ITS, acronimo di Istituti Tecnici Superiori, rappresentano una valida alternativa per i giovani che non desiderano intraprendere un lungo percorso universitario, ma, al tempo stesso, vogliono acquisire una formazione professionalizzante.

I corsi ITS sono indicati anche per chi, già laureato o in cerca di una nuova collocazione nel mondo del lavoro, intende approfondire e aggiornare le proprie competenze abbracciando l’innovazione.

ITS, corsi post diploma orientati al mondo del lavoro

Ma cosa sono gli ITS di preciso? Gestiti direttamente dalle Regioni in collaborazione con le realtà produttive del territorio, gli Istituti Tecnici Superiori propongono percorsi post diploma che offrono una formazione tecnica altamente qualificata per entrare subito nel mondo del lavoro. Nati da una decina d’anni in Italia i corsi ITS rispondono alla domanda delle imprese di nuove e specifiche competenze tecniche e tecnologiche per promuovere i processi di innovazione. Efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie della vita, nuove tecnologie per il Made in Italy (sistema agroalimentare, sistema casa, sistema meccanica, sistema moda, servizi alle imprese), tecnologie dell’informazione e della comunicazione, tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e turismo, sono queste le 6 aree tecnologiche all’interno delle quali si sviluppano i 29 corsi ad oggi attivi pensati per immettere nel tessuto lavorativo altrettante figure fortemente specializzate tra le quali: tecnico superiore per l’infomobilità e le infrastrutture logistiche, tecnico superiore per la ricerca e lo sviluppo di prodotti e processi a base biotecnologica, tecnico superiore per le architetture e le infrastrutture per i sistemi di comunicazione, tecnico superiore per l’innovazione di processi e prodotti meccanici.

Come spiega il Miur, ai corsi ITS possono accedere, a seguito di una selezione, giovani e adulti che hanno un diploma di istruzione secondaria superiore e coloro che in possesso di un diploma quadriennale di istruzione e formazione professionale abbiano frequentato un corso annuale IFTS. Un requisito preferenziale per l’ammissione ai percorsi è una buona conoscenza dell’informatica e della lingua inglese. Vi è tuttavia la possibilità di frequentare moduli specifici per riallineare le competenze mancanti.

I corsi di norma durano 4 semestri (1800/2000 ore) ma possono arrivare fino a sei semestri nei quali la pratica si alterna alla teoria. Almeno il 30% della durata dei corsi è svolto in azienda sotto forma di stage (anche all’estero) ma può essere svolto anche come apprendistato garantendo una maggiore integrazione tra formazione e lavoro. Il corpo docente proviene per almeno il 50% dal mondo del lavoro.

WHITEPAPER
Formazione digitale: come concili qualità e flessibilità?
Digital Transformation
Risorse Umane/Organizzazione

I corsi si concludono con verifiche finali, condotte da commissioni d’esame costituite da rappresentanti della scuola, dell’università, della formazione professionale ed esperti del mondo del lavoro. Al termine del corso si consegue il Diploma di Tecnico Superiore con la certificazione delle competenze corrispondenti al V livello del Quadro europeo delle qualifiche – EQF.

Dopo aver frequentato un corso ITS ci si può anche iscrivere all’università e aggiungere al biennio svolto in un Istituto un terzo anno in università, rendendo questo tipo di percorso assimilabile a un “2+1” e quindi una laurea triennale. I crediti conseguiti durante il corso ITS sono infatti riconosciuti dalle università e il loro il numero dipende dal tipo di percorso scelto dallo studente.

Il costo di un corso ITS è variabile e si aggira tra i 300 e i 1.000 euro all’anno con la possibilità di accedere a diverse borse di studio.

Corsi ITS, uno sbocco concreto sul mercato del lavoro

Attualmente sono 104 in Italia gli Istituti Tecnici Superiori e il numero dei loro iscritti aumenta di anno in anno, sebbene ancora a oggi sono solo 18mila gli studenti che dopo la maturità hanno scelto un ITS. Un numero incomprensibilmente basso se si pensa che stando all’ultimo monitoraggio effettuato dall’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (Indire) che ha analizzato gli esiti occupazionali a dodici mesi dal diploma per le studentesse e gli studenti che hanno concluso i percorsi presso gli ITS fra il primo gennaio e il 31 dicembre 2017, l’80% dei diplomati (2.068) ha trovato lavoro entro un anno dal diploma, nel 90% dei casi (1.860) in un’area coerente con il percorso di studi concluso. Quanto alle tipologie di contratto, il 49,3% degli occupati è stato assunto con contratto a tempo determinato o lavoro autonomo in regime agevolato: questa è stata la tipologia contrattuale più utilizzata in tutte le aree tecnologiche. La distribuzione del tasso percentuale di occupati per area tecnologica mostra che le aree tecnologiche con le migliori performance occupazionali sono Mobilità sostenibile (83,4%) e Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (82,5%).

ITS, un pilastro educativo

1,5 miliardi di euro è la cifra record allocata all’interno del Recovery Fund per lo sviluppo dei corsi ITS, 20 volte il finanziamento di un anno normale pre-pandemia. “Un pilastro educativo” li ha definiti il premier Mario Draghi nel discorso da lui tenuto a metà febbraio, che, sempre in quella occasione, ha ricordato come sia stato stimato in circa 3 milioni il fabbisogno di diplomati di istituti tecnici nell’area digitale e ambientale per il quinquennio 2019-23.