Le conseguenze della pandemia sull’occupazione giovanile sono state pesanti: per questo motivo il PNRR investe sulla formazione digitale dei giovani. Più di 3 milioni di ragazzi italiani non riescono a inserirsi con successo nel mondo del lavoro. Parliamo di un 1 giovane su 4, tra Under 35 disoccupati e Neet (Not in Education, Employment or Training), che in Italia registrano la percentuale più alta dell’area UE (il 27,8% contro una media europea del 16,4%).

Il Decreto per l’attuazione del PNRR ha previsto uno stanziamento di 250 milioni di euro, per mettere in campo iniziative di formazione digitale per il superamento del digital divide. In particolare, secondo la legge di Bilancio in corso di approvazione, ai centri per l’impiego verranno assegnati 20 milioni per la formazione dei giovani neet tra 16 e 29 anni. A questo si affiancherà parte dei fondi del programma GOL (Garanzia occupabilità dei lavoratori), che mira a formare, entro il 2025, 800 mila persone, per il 40% dei casi con contenuti legati alle competenze digitali.

In quali direzioni orientare il processo di formazione dei giovani?

È arrivato il momento di chiedersi su quali percorsi investire queste risorse per accelerare l’occupabilità dei giovani. Senza figure professionali con le giuste competenze, rischiamo di perdere una grande opportunità. Da una parte, avremo 200 miliardi a disposizione dal PNRR per realizzare progetti ambiziosi di rilancio economico. Dall’altra un’enorme carenza di profili in grado di farlo. Lo skill mismatch, già accentuato, rischia di crescere sempre di più, mentre esiste una forte domanda di ruoli basati su competenze digitali fondamentali, ma accessibili e acquisibili anche senza un background tecnico alle spalle.

In Francia si è scelto di pagare direttamente i Neet 500€/mese per seguire percorsi di formazione. Un approccio differente – non sono mancate in patria le accuse di assistenzialismo riferite a questa misura – che potrebbe sollevare qualche dubbio anche in Italia. Il problema non è tanto il rischio di un’ondata di diffidenza, sulla scia di quella generata dal reddito di cittadinanza. Piuttosto, siamo di fronte a una mancanza di consapevolezza dei giovani che la scuola purtroppo non contribuisce a colmare. Da una parte, infatti, le Università non preparano gli studenti al lavoro; dall’altra, i ragazzi scelgono il percorso di studi in base alle passioni e non alle opportunità. Questo perché non sono informati sui profili più ricercati e di come si possano coniugare ai loro interessi. Una campagna di divulgazione in tal senso viene portata avanti da un paio d’anni da noi di DigitAlly. Siamo una startup a vocazione sociale, che punta a favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro tramite lo sviluppo di competenze digitali e soft skill. Attraverso una guida sulle professioni Digital&Tech e un Assessment di valutazione sulle competenze digitali, sta offrendo online un supporto gratuito a tutti gli studenti universitari italiani che vogliano orientarsi tra le professioni emergenti, scegliere percorsi più remunerativi e con maggior probabilità di carriera.

Quali figure junior richiede oggi il mercato del lavoro?

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In quali direzioni va oggi la richiesta di figure junior? A spiegarcelo sono i risultati di una recente ricerca che abbiamo pubblicato. Nel corso di quest’anno oltre la metà delle aziende italiane (54%) ha segnalato una mancanza di profili digitali e l’intenzione di fare nuovi inserimenti di personale con questo tipo di competenze. In alcuni casi (6% di aziende) anche con un inserimento fino a 5 nuove risorse. Lo studio ha coinvolto 50 aziende di vari settori merceologici e offre interessanti spunti per orientare il tipo di formazione che serve oggi per accelerare l’ingresso sul mercato del lavoro. Quelli del Data Analyst e Digital Marketing Analyst sono i profili più richiesti. Saper raccogliere e leggere i dati – con una mole e una complessità crescenti – e trasformarli in analisi che saranno poi alla base di scelte strategiche aziendali è una competenza sempre più apprezzata alla quale si affianca la capacità di saper guidare un progetto (Project Manager) e quella di saper digitalizzare i canali di vendita (eCommerce Manager). Questo è valido in ogni settore, anche (e soprattutto) nei più tradizionali.

L’alimentare, dove la pandemia ha rivoluzionato la distribuzione – e in parte anche i gusti dei clienti – è “affamato” di Digital Marketing Analyst. Quello energetico – dove si concentreranno molte risorse del recovery plan per la transizione ecologica – è alla ricerca di analisti dati. Nei prodotti industriali, tra le figure più ricercate compaiono anche il Performance & Sales Growth Specialist, il Web Analyst e l’HR collegato all’education business. Quest’ultima è un’area da non sottovalutare: per saper selezionare i profili più interessanti in materia di competenze digitali, bisogna averne una profonda conoscenza e presidiare nuovi canali social di reclutamento. Ecco perché la figura del digital HR sarà le più importanti nei prossimi anni.

L’offerta formativa messa in campo con le risorse pubbliche sarà stabilita nei prossimi mesi e potrà offrire interessanti opportunità – dichiara -. Sarà però fondamentale guidare i giovani verso le scelte di formazione giuste e renderli più consapevoli. Chi opera nel mondo dell’istruzione e della formazione non può sottovalutare questa responsabilità.

 


Articolo scritto da Francesca Devescovi, CEO e cofondatrice di DigitAlly