La richiesta di competenze digitali nel mondo del lavoro galoppa, ma ancora l’Italia è indietro su questo fronte, per questo motivo la Ministra dell’Innovazione Paola Pisano presenterà a fine mese in Consiglio dei Ministri la nuova Strategia nazionale per le competenze digitali che dovrebbe proporre una contaminazione in tutti i corsi di studio con formazione digitale.

In tutto il mondo, Italia compresa, anzi in prima linea, c’è una grandissima richiesta di professionisti Ict e di competenze digitali trasversali. Secondo Eurostat, infatti, solo il 42% dei nostri connazionali tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali almeno a livello base (contro il 58% della media Ue). Senza contare che solo l’1% dei laureati italiani ha un titolo in ambito Ict (peggior posizione nell’Unione) e che la percentuale di specialisti in Ict – sebbene sia aumentata nel tempo e abbia raggiunto il 3,6% dell’occupazione totale – è ancora lontana dalla media Ue (4,2%).
Come dice il Sole 24 Ore,  il lockdown e e le lezioni online nelle scuole e nelle università hanno reso evidenti da un lato l’accelerazione verso un mondo sempre più digitale, dall’altro le carenze di competenze,  specialmente nell’intera filiera formativa.

Il ministro dell’Università Gaetano Manfredi ha sottolineato che “Non abbiamo bisogno solo di super esperti di big data, di sicurezza informatica, di intelligenza artificiale. Servono avvocati, economisti, medici, filosofi con competenze digitali diffuse che possano apportare un contributo determinante in termini di rinnovamento alla modernizzazione del Paese e dei suoi modelli organizzativi». Da qui la sua proposta di aggiornare e contaminare tutti i corsi di studio, destinata a finire nero su bianco nella Strategia nazionale per le competenze digitali che la ministra dell’Innovazione, Paola Pisano, dovrebbe presentare in Consiglio dei ministri a fine mese.

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Quattro sono gli assi di intervento su cui si articola la Strategia per le competenze digitali, approvata per decreto lo scorso luglio, e per cui sono state definite priorità, linee di azione e impatti:

  1. Istruzione e Formazione Superiore – per lo sviluppo delle competenze digitali all’interno dei cicli d’istruzione per i giovani, con il coordinamento del Ministero dell’Istruzione e del Ministero dell’Università e della Ricerca.
  2. Forza lavoro attiva – per garantire competenze digitali adeguate sia nel settore privato che nel settore pubblico, incluse le competenze per l’e-leadership, con il coordinamento del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministro per la Pubblica Amministrazione.
  3. Competenze specialistiche ICT – per potenziare la capacità del Paese di sviluppare competenze per nuovi mercati e nuovi lavori, in gran parte legati alle tecnologie emergenti e al possesso delle competenze chiave per i lavori del futuro, con il coordinamento del Ministero dell’Università e Ricerca e del Ministero dello Sviluppo Economico.
  4. Cittadini – per sviluppare le competenze digitali necessarie a esercitare i diritti di cittadinanza e la partecipazione consapevole alla vita democratica, con il coordinamento del Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione (MID).

Come ha spiegato al quotidiano economico lo stesso Manfredi: “La pandemia ha evidenziato un dato di fatto di fronte al quale per troppo tempo le istituzioni sono rimaste immobili: gli studenti sono tutti nativi digitali. Vivono, studiano, parlano con un linguaggio che è diverso da quello con cui il mondo della formazione e dell’istruzione si rivolge a loro. Le istituzioni, le università, la formazione non possono non considerare, proprio per questo motivo, una riorganizzazione dei percorsi didattici da un lato, del rapporto tra docenti e studenti dall’altro”.

Oltre all’utilizzo della didattica a distanza in maniera capillare e strutturale accanto a quella in presenza, l’ex rettore della Federico II lancia la proposta di inserire degli elementi digitali in tutti i corsi di studio.

È lo stesso documento governativo a ricordarci che la cultura informatica è assente dal 60% dei corsi di studio economico-aziendali e dal 70% di quelli umanistici. Indipendentemente dalle etichettature accademiche/disciplinari degli insegnamenti, pesando i contenuti, l’offerta di area informatica copre il 7% dei percorsi di matematica, fisica, statistica, il 3,4% di quelli economico-aziendali, il 10% di quelli delle comunicazioni digitali e il 2% di tutti gli altri corsi scientifici, umanistici e giuridici. Numeri che parlano da soli e che impongono un’inversione di rotta.