E’ arrivata la sedicesima edizione del QS World University Rankings, la classifica universitaria globale più consultata al mondo, che ha nominato anche quest’anno le 500 migliori università  per reputazione e occupabilità dei propri laureati. La vera sorpresa di ques’anno è il Politecnico di Milano che guadagna il quinto posto proprio per la sua capacità di garantire un futuro ai suoi laureati.

Quale studente universitario non si pone la domanda ‘e dopo cosa farò?’. La sensazione che la formazione universitaria al giorno d’oggi non garantisca più uno sbocco lavorativo è piuttosto diffusa e i dati della realtà spesso lo confermano.

La QS World University Rankings è nata proprio per rispondere alla crescente domanda da parte degli studenti che vogliono conoscere quali università possono offrire loro maggiori opportunità.

E’ una classifica globale che quest’anno ha valutato 758 università in oltre 73 Paesi e ne ha classificate 682. In che modo le classifica?

QS utilizza cinque indicatori che misurano:

  1. La reputazione delle università secondo l’opinione di oltre  44.000 datori di lavoro sondaggiati in tutto il mondo;
  2. I dati sulla alma mater di 29.000 individui di grande successo per capire quali università producono leader e influencer;
  3. Le partnership stabilite dalle università con recruiter locali e internazionali per offrire internships e altre opportunità per sviluppare le competenze degli studenti;
  4. La presenza di aziende nel campus per reclutare talenti;
  5. La percentuale di occupati entro dodici mesi dal conseguimento della laurea

La classifica si basa su una ricerca rigorosa che include le opinioni di 94.000 docenti, accademici e ricercatori; l’analisi di 11.8 millioni di pubblicazioni scientifiche, e di 100 millioni di citazioni. Inoltre, sono stati analizzati i dati sulla distribuzione di 23 millioni di studenti e di circa 2 millioni di docenti e ricercatori. Lo scorso anno, oltre 70 milioni di studenti hanno consultato il QS World University Rankings su www.TopUniversities.com.

La metodologia è consultabile qui.

La classifica università del 2019

Tanto di cappello al Massachusetts Institute of Technology (MIT), che domina questa classifica ormai da otto anni, la Stanford University si posiziona al secondo posto e la Harvard University al terzo. In Europa continentale la migliore università è l’ETH di Zurigo, che occupa il 17 ° posto; mentre la migliore università italiana si conferma il Politecnico di Milano al 41° posto nella classifica generale, ma al quinto al mondo nell’indicatore “Graduate Employment Rate” (proporzione dei Laureati occupati a dodici mesi dalla Laurea).

In generale, la classifica è caratterizzata da significativi cambiamenti rispetto alle precedenti edizioni. In particolare, le migliori università asiatiche stanno superando i principali atenei dell’Europa continentale. Infatti, la migliore università asiatica è la cinese Tsinghua University, che si classifica al sesto posto.

Le migliori università italiane secondo il ranking di QS

Sono 16 le università italiane che hanno scelto di partecipare a questa edizione della classifica e sono tra le top-500 al mondo. Il Politecnico di Milano perde cinque posizioni ma rimane il numero uno inconstrastato in Italia. Oltre ad essere la quinta migliore università al mondo per la proporzione di laureati occupati entro un anno dal conseguimento del titolo di studio, si classifica sedicesimo per la quantità e qualità delle partnership stabilite con le aziende, mentre l’ Università di Bologna ottiene il  18° posto nello stesso indicatore e sale all’84° posto nella classifica.
Guadagna cinque posizioni la Sapienza – Università di Roma, che si classifica al 93° posto. Il Politecnico di Torino e l’Università Cattolica del Sacro Cuore seguono a ruota.

Ben Sowter, Direttore della QS Intelligence Unit, ha commentato: “Il Politecnico di Milano continua nella sua traiettoria ascendente e si classifica tra le prime 150 Università al mondo e Sant’Anna Pisa entra tra le Top 10 nell’indicatore che misura l’impatto della ricerca prodotta. L’Italia possiede eccellenze universitarie straordinarie e ci auguriamo che la sua classe dirigente le sostenga con investimenti adeguati e politiche lungimiranti”.

  • Con 34 università classificate, l’Italia è il settimo paese più rappresentato al mondo in questa edizione e il terzo dell’Unione Europea, dopo il Regno Unito (84) e la Germania (47) e prima di Francia (31) e Spagna (27).
  • La Scuola Superiore Sant’Anna Pisa è la decima Università al mondo per Citations per Faculty, l’indicatore che misura l’impatto della ricerca prodotta rispetto al numero di ricercatori: un risultato eccezionale. L’Università di Trento segue al 142° posto in questo indicatore cruciale, guadagnando novanta posizioni rispetto alla precedente edizione. Questo è l’indicatore in cui le Università italiane ottengono la performance migliore in questa edizione: la metà sale, l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia registra la crescita più elevata, migliorando di 109 posizioni, seguita dal Politecnico di Torino, che sale di 100 punti in questo indicatore. Diciassette tra le migliori 300 Università al mondo per Citations per Faculty sono Italiane. Questo indicatore rappresenta il 20% del punteggio totale.
  • L’Università di Bologna  è la più apprezzata dalla communità accademica internazionale, posizionandosi al 74°posto nell’indicatore Academic Reputation; la Sapienza segue al 78° posto;
  • Il Politecnico di Milano è il più apprezzato dai recruiter internazionali, classificandosi 61° per Employer Reputation. L’Università Bocconi appare al 70° posto in questo importante indicatore, sebbene non compaia nella classifica globale essendo considerata una università specialistica.
  • L’unica Italiana a crescere nell’opinione dei datori di lavoro é L’Università di Padova, che guadagna quindici punti sia in questo indicatore (245° posto), sia nella classifica globale (234° posto).
  • La Scuola Normale Superiore di Pisa è sedicesima al mondo nell’indicatore Faculty/Student che misura la proporzione tra docenti e studenti. La concittadina Scuola Superiore Sant’Anna Pisa è centesima in questa misura, che penalizza fortemente le Università Italiane: ad eccezione di queste due, si classificano tutte oltre la settecentesima posizione.
  • Il Politecnico di Milano ottiene il primato italiano per la proporzione di docenti internazionali (364° posto) e per la proporzione di studenti internazionali (269° posto).
  • L‘Università di Firenze registra la crescita più significativa, guadagnando oltre 53 posizioni e salendo dalla fascia 501 -510 al 448° posto. L‘Università di Napoli Federico II guadagna 48 posizioni rispetto alla edizione precedente e classificandosi al 424°. L‘Università di Trento e L‘Università di Pisa entrano tra le Top 400 al mondo, classificandosi entrambe al 389° posto, salendo rispettivamente di 37 e 33 posti.

 

Il Politecnico di Milano

Il Politecnico di Milano non rallenta la sua corsa e continua a migliorare in reputazione e credibilità. È questo un traguardo importante raggiunto grazie all’impegno e al duro lavoro dei nostri ricercatori e del nostro personale; grazie alla continua collaborazione con le imprese e al costante supporto degli Alumni. Un passo in avanti per la città di Milano e per il territorio lombardo, ma di cui non ci accontentiamo. Siamo consapevoli che i prossimi risultati dipenderanno dalla nostra capacità di attrarre docenti qualificati dall’estero e dalla volontà del Paese di mettere in atto politiche universitarie adeguate”. Così ha commentato Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano, il posizionamento nel Ranking.

Il Politecnico di Milano ha una lunga tradizione: è nato nel 1863 come università scientifico-tecnologica che forma ingegneri, architetti e designer. Ha sede nella città di Milano, nei due plessi Bovisa e Città Studi, e ha sedi decentrate a Como, Cremona, Lecco, Mantova e Piacenza e nella città di Shanghai, in Cina, in collaborazione con l’Università Tongji.

Da sempre punta sulla qualità e sull’innovazione della didattica e della ricerca e ha sviluppato un rapporto fecondo con la realtà economica e produttiva attraverso la ricerca sperimentale e il trasferimento tecnologico. L’alleanza con il mondo industriale, in molti casi favorita dalla Fondazione Politecnico e da consorzi partecipati dal Politecnico, consente all’Ateneo di assecondare la vocazione dei territori in cui opera e di essere da stimolo per il loro sviluppo.
Ha un proprio incubatore universitario, il Polihub, anch’esso ritenuto uno dei migliori al mondo.

Il Politecnico partecipa a numerosi progetti di ricerca e di formazione collaborando con le più qualificate università europee e internazionali, dal Nord America al Sud-Est Asiatico all’Est Europeo. Oggi la spinta all’internazionalizzazione vede il Politecnico di Milano partecipare al network europeo e mondiale delle principali università tecniche e offrire numerosi programmi di scambio e di doppia laurea e diversi corsi di studio interamente in inglese.

L’accesso ai corsi di laurea è subordinato al passaggio di un test d’ingresso.

Alcuni dati:

Studenti iscritti

45.304 studenti iscritti (a.a. 2018/2019, aggiornamento: luglio 2019), di cui

  • 7.296 architetti
  • 4.321 designer
  • 33.687 ingegneri

Internazionalizzazione

6.606 Studenti stranieri iscritti (a.a 2018/2019; aggiornamento: luglio 2019):

  • Laurea primo livello = 1.441
  • Laurea Magistrale / Ciclo Unico = 4.870
  • PhD = 295

Corsi erogati in lingua inglese (a.a. 2018/2019; aggiornamento: gennaio 2019):

  • 34 Corsi di Laurea Magistrale
  • 1 Corso di Laurea
  • 19 Corsi di Dottorato

Occupazione laureati

Dati relativi ai laureati magistrali 2017 a 1 anno dal conseguimento del titolo

  • 94% risulta occupato (86% degli architetti, 91% dei designer, 97% degli ingegneri)
  • 90% ha un lavoro coerente con il titolo di studio
  • 88% sceglierebbe di nuovo il Politecnico