I titoli di studio, quelli che appartengono al novero delle hard skill, erano fino a qualche tempo fa ciò che contava per trovare lavoro. Non è più così: conseguire la laurea non ti basterà se non avrai sviluppato anche quelle abilità trasversali che gli inglesi chiamano soft skill e che poi tanto soft non sono, considerato che possono essere difficili da acquisire e difficili  anche da valutare. Visto che dovranno far parte del tuo CV, è meglio saperne di più.

Nell’attuale mercato del lavoro possiamo dire che le soft skill siano diventate più importanti delle hard skill: certamente per accedere a determinate professioni saranno ancora richiesti in futuro laurea o altre certificazioni (spesso in relazione a ordini professionali) ma basta dare un’occhiata agli annunci di lavoro per rendersi conto che le aziende le equiparano per importanza alle hard skill, quelle acquisite attraverso il percorso di studio e certificate dai titoli. Le possiamo ritenere addirittura più importanti delle hard skill, perché sono un elemento differenziante e premiante: a parità di CV (mettiamo due ingegneri laureatisi col massimo dei voti) la bilancia penderà dalla parte di chi può vantare (e anche ‘dimostrare’) quelle attitudini, qualità, capacità che vanno sotto il nome di soft skill.

Un’indagine condotta su scala globale da LinkedIn a fine 2018 tra 5.000 professionisti delle risorse umane ha fatto emergere le soft skills come la tendenza numero uno del mondo del lavoro dei prossimi tre anni: l’ha citata il 91% del campione. L’80% ha sottolineato che le soft skills sono essenziali per il successo di un’azienda. L’89% ha detto che le assunzioni più deludenti fatte dalle loro organizzazioni avevano un elemento ricorrente: la mancanza delle soft skills che servivano.

 

Quali sono dunque queste soft skill?

Ci aiuta in questa operazione la guida del sito Digital4HR.

Comunicazione: saper parlare in modo chiaro (con colleghi, manager, soci, clienti, fornitori….), saper ascoltare, persuadere, interagire in modo fruttuoso, mostrare empatia rientrano in questa categoria, così come negoziare, presentare in pubblico, interpretare il linguaggio non verbale, scrivere bene o saper fare lo storytelling.

Pensiero critico. Le aziende cercano persone capaci di analizzare le situazioni, interpretarle e prendere decisioni sulla base dei dati a disposizione. La creatività, la propensione artistica, la capacità di osservazione, la curiosità e il desiderio di imparare sempre, la flessibilità, l’adattabilità, l’innovatività rientrano in questa categoria. Sono apprezzate le persone piene di risorse, che non si spaventano di fronte ai cambiamenti e sanno ideare soluzioni nuove ai problemi (“think outside the box”).

Leadership. Serve a tutti, non solo ai manager, perché le aziende vogliono persone che sanno lavorare in autonomia e coordinarsi coi colleghi. In questa categoria rientrano soft skills come la capacità di risolvere conflitti interpersonali o dare stimolo o aiuto ai colleghi in difficoltà, prendere decisioni, delegare quando necessario. Per chi poi ha una posizione manageriale occorre sapere gestire i team e le riunioni, motivare le persone, fare attività di mentoring e coaching. Bisogna sapere curare e trattenere i talenti.

Atteggiamento positivo. Al lavoro servono persone amichevoli, desiderose di dare il massimo e che amano il loro lavoro. La buona educazione, la capacità di collaborare, l’entusiasmo, il buon umore, la pazienza, il rispetto, l’energia sono sempre apprezzate.

Team work. E’ una soft skills che merita un capitolo a sé. Compare praticamente in ogni annuncio di lavoro. È naturale: le aziende cercano talenti in grado di collaborare con gli altri. In questa soft skills rientrano qualità come sapere accettare commenti e critiche, interfacciarsi con i clienti, affrontare situazioni difficili o stressanti. Occorre possedere intelligenza emotiva, essere aperti a ambienti di lavoro multiculturali, saper interagire con chi è diversamente abile o ha semplicemente un cattivo carattere. Networking, team building e resistenza allo stress sono parte di questa categoria.

Etica del lavoro. O, semplicemente, la professionalità. Le organizzazioni cercano persone che lavorano rispettando gli altri e le scadenze, con capacità di organizzazione e orientamento all’obiettivo, che sanno gestire il proprio tempo e essere multitasking se occorre, affidabili e puntuali.

Come inserire le soft skill nel CV

Innanzitutto, ricordati che il tuo CV non è un monolite: aggiornalo e adattalo in base alla posizione per la quale ti stai candidando e in particolare sulle soft skill metti in evidenza quelle che possono essere maggiormente importanti nella circostanza, tenendo anche presente che le soft skill sono tendenzialmente approfondite durante il colloquio di lavoro.

Secondo la multinazionale del recruiting Randstad, occorre fare attenzione alla forma e alla struttura con cui vengono descritte le soft skills nel CV:

– italiano corretto e impaginazione chiara e uniforme sono sinonimi di una persona affidabile e attenta al dettaglio;

– utilizzare la forma attiva dei verbi per descrivere competenze e studi, trasmette la sensazione di una persona dinamica e di iniziativa;

– trasformare le abilità trasversali in un discorso strutturato: per esempio, invece di scrivere che si possiedono ottime capacità di  gestione del team, si può raccontare (o aggiungere come esempio) un’esperienza lavorativa in cui questa attitudine è stata messa in risalto.

Nel CV Europeo potrai inserire le tue soft skill alle voci ‘Capacità personali’ o ‘Altre competenze’.

Motivation letter: soft skill in action

In questo articolo avevamo spiegato come scrivere una perfetta motivation letter in 5 passi.

Ti avevamo detto, tra le altre cose, che non è la ripetizione con altre parole del tuo curriculum vitae, ma proprio una lettera personale, che serve per spiegare meglio e valorizzare alcuni aspetti del tuo CV, soprattutto le soft skill,  e cosa ti spinge a presentare la tua candidatura, perchè ti interessa quel posto di lavoro, quali sono le tue aspettative, e che contributo pensi di poter dare con il tuo lavoro.

La motivation letter è già, in parte, un esempio concreto delle tue soft skill, in particolare delle tue doti di comunicazione (uno stile ordinato, limpido, caldo, ma formale) e del tuo atteggiamento positivo (l’ottimismo nelle tue aspettative, l’utilità delle tue esperienze, la fiducia nel tuo futuro), del tuo senso critico (come pensi di contribuire in quella posizione) e persino della tua etica del lavoro (semplicemente rimanendo professionale e sintetito per rispetto del tempo che chi ti legge ti sta dedicando).

 

Se se curioso di sapere da dove arriva il termine ‘soft skill’ leggi questo articolo!

Photo credits: Brooke Cagle