Se stai pensando di avviare un’attività come lavoratore autonomo, o freelance, uno degli aspetti che possono darti pensiero è quello dell’assolvimento dei passaggi burocratici/fiscali. Percepire dei redditi, infatti, ti rende un soggetto fiscalmente rilevante, ma in base a quello che fai e a come lo fai, sarai tenuto e metterti in regola con lo Stato in un modo piuttosto che in un altro. Qui cercheremo di aiutarti a capire meglio se il tuo lavoro autonomo è soggetto all’apertura della partita iva, come fare, quanto costa, le novità 2019, ecc…

Il lavoratore autonomo (freelance) svolge un’attività per conto altrui senza essere un dipendente. In Italia per lavorare come lavoratore autonomo, ed essere tranquillo fiscalmente, devi operare  come ditta individuale o come libero professionista, con partita IVA o con ritenuta d’acconto. Oggi vedremo come funziona la partita iva, non abbiamo la presunzione di essere esaustivi, ma troverai delle indicazioni basilari.

Attenzione: ti consigliamo di valutare bene la scelta tra libera professione o ditta individuale, che spesso deriva direttamente da quello che fai, in genere nelle libere professioni è prevalente il lavoro intellettuale La differenza è rilevante poiché in alcune occasioni comporta degli adempimenti e dei costi differenti.

Cos’è una partita iva e a cosa serve?

Materialmente la partita iva è un numero di 11 cifre, rilasciato dall’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, che identifica un solo soggetto (persona fisica o giuridica) che esercita un’attività rilevante ai fini dell’imposizione fiscale indiretta (IVA).

E’ un codice univoco, come un’impronta digitale, che può identificare solo un soggetto, ed è la risultante di queste regole:

  • le prime sette cifre rappresentano il numero di matricola del soggetto assegnato dal relativo ufficio provinciale, che si ottiene incrementando di una unità il numero assegnato al soggetto che lo precede;
  • le cifre dalla ottava alla decima indicano il codice dell’ufficio provinciale del fisco che ha rilasciato la matricola, generalmente corrispondente al codice ISTAT della provincia;
  • l’undicesima cifra, infine, rappresenta un codice di controllo, introdotto al fine di verificare la correttezza delle prime dieci cifre (per generare o verificare il codice di controllo è impiegato l’algoritmo Formula di Luhn).

La partita iva non è un’esclusiva italiana, ogni soggetto fiscale dell’Unione europea è riconoscibile dal suo numero di partita IVA, composto dalla sigla dello stato di appartenenza (ad esempio IT per Italia, DE per Germania, ES per Spagna, PT per Portogallo) e da una sequenza alfanumerica o numerica, variabile da nazione a nazione.

A cosa serve?

Partiamo dal fatto che secondo le dottrine economiche accolte nei Paesi che hanno partita iva o suo equivalente, ogni fase di produzione e distribuzione di beni e servizi finali aggiunge valore agli stessi, un valore economico che può essere tassato dallo Stato con lo scopo alla base di ogni tassazione: ottenere gettito fiscale per realizzare i propri scopi. E’ definita anche un’imposta sui consumi, in quanto grava (concorrendo a determinare il prezzo di beni, prestazioni e servizi) proprio sul consumatore finale, persona o azienda. Il soggetto passivo d’imposta, quindi il professionista o il lavoratore autonomo, l’azienda, quello che paga di IVA poi lo scarica.

Senza addentrarci di più su questo tema di natura fiscale, ci basti qui dire che la partita iva identifica il contribuente che è tenuto a pagare questa Imposta sul Valore Aggiunto (da qui IVA).

Essere titolare di partita iva permette di emettere la fattura (oggi fattura elettronica)un documento commerciale obbligatorio, che certifica l’avvenuta vendita del bene/servizio e serve anche per comunicare l’importo dovuto. Ai fini fiscali, rappresenta la fonte documentale principale per attestare i ricavi dell’attività, e quindi, la base imponibile, ma è anche rilevante ai fini IVA, in quanto contiene l’aliquota e l’ammontare dell’IVA dovuta, per la quale chi emette la fattura agisce generalmente come sostituto d’imposta, ovvero riscuote l’IVA in sostituzione dello Stato, e a quest’ultimo la ‘restituirà’ con i versamenti periodici dell’IVA obbligatori.

Inoltre, i titolari di partita IVA possono detrarre i costi legati all’attività dall’ammontare da pagare al fisco.

Quando è obbligatorio aprire una partita iva

La prima domanda che ti farai è: ma io sono tenuto ad aprire la partita iva? Magari stai appena muovendo i primi passi con il tuo lavoro e le cifre che guadagni sono contenute; magari stai ancora studiando e non lavori con regolarità; o ancora, potresti chiederti se l’attività che porti avanti è assoggettabile alle regole della partita iva.

Purtroppo, bisogna dire, non è sempre molto chiaro, perché i casi che si possono presentare sono molto vari e spesso, pur volendo essere dei corretti cittadini, è difficile orientarsi.

Come si desume dallo stesso testo istitutivo della partita iva in Italia, del 1972,  un fondamentale primo punto di discrimine è quello tra attività abituale e attività occasionale: posto che sia teoricamente tenuto ad aprire una partita iva, chi cede beni e servizi nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni (oltre a tutti coloro i quali importano beni)l’obbligo interviene nel momento in cui tale soggetto Iva svolga tale attività in modo abituale e non soltanto occasionale. E ciò a prescindere da quanto si guadagna.

Quindi chi svolge attività occasionale, NON è tenuto all’apertura della partita iva, ma fino a un certo punto. Perché se con il lavoro occasionale si superano i 30 gg all’anno, o se i redditi che ne derivano cominciano a diventare importanti (il riferimento che si cita è ai 5000 euro stabiliti da questo decreto del 2017), l’apertura della partita iva deve essere presa in considerazione (fatte salve le occasioni in cui si debba prendere in considerazione la richiesta di un contratto di lavoro dipendente).  Per maggiori dettagli sulla regolamentazione delle prestazioni occasionali si legga qui. 

Attenzione: se crei un sito web per promuovere la tua attività, o utilizzi annunci su Facebook, o vendi su marketplace stai molto attento, sono tutte occasioni in cui il tuo lavoro potrebbe NON essere considerato occasionale dall’Agenzia delle Entrate!

Sei giunto alla conclusione che la tua attività non è occasionale, ma svolta con regolarità, in modo continuativo? Sei obbligato a operare in regime di partita IVA. Quali sono le attività o professioni per le quali è richiesta la partita iva? Tutte quelle in cui c’è una cessione, un trasferimento, di beni e servizi nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni: attività commerciali, professionali o artistiche che non siano svolte in regime di lavoro dipendente. Inventati un lavoro e vedrai che ricadrà nell’ampia categoria prevista dal nostro legislatore.

Come aprire una partita iva nel 2019

Saltiamo ovviamente tutto quello che è stato negli anni passati, vediamo subito come bisogna fare oggi nel 2019 per aprire una partita iva, quali sono le istruzioni del caso per il lavoratore autonomo/libero professionista.

Di per sé, l’apertura della partita iva è piuttosto semplice, basta comunicare (autonomamente o attraverso un commercialista) all’Agenzia delle Entrate di avere iniziato un’attività entro 30 giorni dall’avvio della stessa: la dichiarazione di inizio attività è un modello ad hoc scaricabile dal sito dell’Agenzia – modello AA9/12 per le persone fisiche (ditte individuali e i lavoratori autonomi).  Il modello AA9/12 dovrà essere consegnato all’Agenzia delle Entrate in allegato con il proprio documento di riconoscimento recandosi presso uno degli Uffici, attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno o in modalità telematica, attraverso il software che è possibile scaricare sul sito (con Posta Certificata PEC e firma digitale).

Attenzione: Il modello AA9/12 è quello da utilizzare per le persone fisiche, liberi professionisti e ditte individuali, ma hanno modalità differenti per effettuare la comunicazione all’Agenzia delle Entrate. La ditta individuale che sia tenuta all’iscrizione nel Registro delle imprese o nel Registro delle notizie economiche e amministrative (Rea) deve avvalersi esclusivamente del sistema telematico predisposto (Comunicazione Unica).

Tra le varie informazioni che si dovrà inserire nel modello pre-stampato c’è:

-il cosiddetto codice ATECO (seconda pagina, quadro B, codice attività) un codice che individua il tipo di attività svolta, che dovrà essere selezionato tra quelli esistenti, su questa pagina la lista; in caso di un mix di attività, dovrà essere scelto il codice dell’attività svolta in via prevalente (con riferimento al volume d’affari, anche presunto) desunto dalla classificazione delle attività economiche vigente al momento della presentazione del modello;

– il regime contabile prescelto (ovviamente dietro consiglio del proprio commercialista): nello stesso quadro B del modello è presente un riquadro da spuntare nel caso in cui si scelga di avvalersi dell’unico regime attualmente agevolato, il forfettario, (ex regime dei minimi, introdotto nel 2016, oggetto di importanti modifiche a partire dal 1° gennaio 2019); mentre se non si spunta, si intende aderire al regime di contabilità ordinaria. NB: in appendice al modello sono presenti le istruzioni guida per il modello stesso, che per quanto riguarda il regime fiscale non sono state ancora aggiornati: troverete come indicazione anche regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità, che non esiste più in quanto assorbito dal forfettario.

– la voce “Attività di commercio elettronico” nello stesso quadro B è obbligatoria per chi intende gestire un e-commerce o aprire un’attività online

Scelta del regime fiscale

Ritorniamo ora sulla scelta del regime fiscale, che è un aspetto decisamente molto importante. Con le novità legislative 2019, i regimi fiscali sono stati semplificati e sono scesi da 5 a 3: ordinario, forfettario, semplificato.

Quello che si ritiene più adatto a chi avvia una propria attività è il forfettario.

Ordinario

E’ quello che probabilmente non dovrai tenere in considerazione in questo momento poiché è un regime contabile obbligatorio per società di grandi dimensioni o con un fatturato elevato, che richiede una contabilità articolata e diversi registri da tenere e presentare alle autorità.

Sono tenuti ad adottare il regime ordinario:

  • le società di capitali e altri enti simili
  • enti pubblici e privati

Inoltre, nel caso in cui venga superato il limite di:

  • 400.000 euro per la vendita di servizi
  • 700.000 euro per altri tipi di attività

sono tenuti a registrasi per la contabilità ordinaria anche:

  • imprese individuali
  • società di persone
  • enti non commerciali

Per questo tipo di regime ti rimandiamo a questo sito. 

Forfettario

Dice l’Agenzia delle Entrate: ‘Il regime forfetario, destinato agli operatori economici di ridotte dimensioni, prevede rilevanti semplificazioni ai fini Iva e ai fini contabili. Possono accedere al regime forfetario sia i contribuenti che iniziano una nuova un’attività di impresa, arte o professione e che presumono di conseguire ricavi o compensi non superiori a 65.000 euro sia coloro che hanno già avviato un’attività purché abbiano conseguito ricavi o compensi sempre sotto la soglia dei 65.000 euro’.

L’Agenzia indica anche altre cose, come condizioni di esclusione e aspetti che riguardo reddito e tassazione.

Qual è infatti il vantaggio del regime forfettario? Quella di aver introdotto una flat tax al 15% per le coloro che non superano i 65mila euro, aliquota che scende addirittura al 5% per le nuove imprese o attività, in presenza delle seguenti condizioni:

  • il contribuente non deve aver esercitato, nei tre anni che precedono l’avvio dell’attività, un’attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare;
  • la start up non deve essere una prosecuzione di un’attività già svolta in precedenza nella forma di lavoro dipendente o autonomo, fatta esclusione dei casi in cui si tratti di periodi di pratica obbligatoria per l’accesso ad arti o professioni;
  • se si prosegue l’attività svolta da un altro soggetto, i ricavi o compensi realizzati nel periodo d’imposta precedente non devono superare il limite per l’accesso al regime forfettario (che si ricorda, è pari a 65.000 euro a partire dal 1° gennaio 2019).

Inoltre, tra le misure di semplificazione previste, i titolari di partita Iva in regime forfettario nel 2019 non saranno soggetti all’obbligo di fatturazione elettronica, così come sono esonerati da Iva e studi di settore – ISA.

Semplificato

Tutte le imprese individuali o le società di persone o assimilate ricadono “naturalmente” sotto il regime semplificato se nell’anno solare non superano:

  • Il limite di ricavi di euro 400.000,00 se l’attività consiste nella prestazione di servizi
  • Il limite di ricavi di euro 700.000,00 se l’attività consiste in qualcosa di diverso dalla prestazione di servizi

Il regime semplificato, o regime di contabilità semplificata, è quindi adatto a nuove e piccole attività, ed è sempre da valutare, meglio con un commercialista, se possa presentare dei vantaggi maggiori di un regime ordinario o forfettario. Ad esempio, tra i vantaggi che presenta c’è l’esonero dall’obbligo di redigere il bilancio e dal tenere scritture contabili come il libro giornale, il libro inventari e le scritture ausiliarie.

Quanto costa aprire e mantenere una partita iva?

E’ una delle prime domande che ti farai, giustamente.

Aprire una partita IVA, di per sé, non costa nulla, ma vi sono da considerare le spese di mantenimento, che possono esser anche sostanziose.

Il primo consiglio che ti possiamo dare è che, nonostante la burocrazia si sia semplificata, sia sempre meglio rivolgersi a un commercialista o a un patronato, anche perché ne avrai comunque bisogno per una serie di operazioni che ineriscono l’avvio di un’attività e il tuo status di contribuente. Puoi decidere di rivolgerti inizialmente al commercialista di fiducia della tua famiglia, che certamente, a un costo onesto e contenuto, potrà darti una serie di consigli. Ti sarai reso conto semplicemente leggendo questo articolo che districarsi tra leggi e decreti di natura fiscale, è un lavoro certosino, molto difficoltoso per gli stessi addetti al settore, figurarsi per chi ci s’improvvisa. Detto questo, puoi sbrigare molte cose autonomamente e informarti più che puoi per formarti una tua opinione.

Il costo della partita iva varia in funzione del regime prescelto, dice il sito Money.

  • Costi partita iva regime ordinario: chi apre una partita IVA a regime ordinario deve guadagnare abbastanza in generale, al fine di affrontare comodamente le spese di gestione. 
    Chi deve iscrivere una ditta alla Camera di Commercio, pagherà all’istituto una quota che si aggira attorno agli 80-100 euro l’anno; a questa spesa va aggiunto naturalmente il costo del commercialista(circa 1.000 euro l’anno), e i contributi INPS. Da non sottovalutare anche il pagamento delle imposte Irpef e Irap, calcolate rispettivamente sul reddito e sul valore aggiunto prodotto.
  • Partita Iva a regime forfettario:  rivolto alle partite IVA con ricavi fino a 65.000 euro, prevede l’esenzione dall’IVA e una tassazione ad aliquote molto ridotte rispetto alla normale Irpef, pari al 15% e al 5% per i primi cinque anni di attività. Di contro non è possibile portare in deduzione o detrazione le spese sostenute, ad esclusione dei contributi previdenziali obbligatori.

Per quanto riguarda il mantenimento della partita iva, i costi sono proporzionali a diversi fattori, ad esempio:

  • volume dell’attività;
  • tipologia di consulenza richiesta al commercialista (consulenza di base e/o specialistica);
  • regime contabile e fiscale utilizzato;
  • costi di gestione del personale dipendente e dei collaboratori in genere.

Gestione separata Inps o cassa professionale? Cosa sono e quale conviene

Tra gli obblighi fiscali per chi comincia a lavorare ci sono quelli previdenziali, cioè  dei versamenti per beneficiare in futuro della pensione o per avere un copertura di stampo assicurativo in caso di invalidità, inabilità, vecchiaia, anzianità o morte. Tutti i lavoratori sono tenuti a pagare i contributi: per i dipendenti sono pagati dal datore di lavoro e detratti dal lordo dello stipendio, mentre il lavoratore autonomo deve preoccuparsi direttamente (ricordiamo che è obbligato a farlo in Italia), versando i contributi INPS, l’istituto pubblico italiano dedicato alla previdenza sociale; oppure a una cassa di categoria o alla Gestione separata INPS (per i liberi professionisti).

Gestione separata INPS

La Gestione Separata INPS è un fondo pensionistico, un ramo, dell’Istituto di Previdenza Sociale (INPS) a cui devono registrarsi lavoratori autonomi e liberi professionisti senza cassa professionale specifica. Con la legge 335 del 1995 tutti i titolari di Partita IVA che non fanno parte di un ordine professionale (e quindi non hanno una cassa professionale) hanno l’obbligo di iscriversi alla gestione separata INPS.

Questa norma tutela i lavoratori autonomi e parasubordinati, collaboratori a progetto, professionisti senza ordini e casse private e professionisti con attività non iscrivibili ad altre gestioni come ad esempio gli sviluppatori web, i grafici, i venditori porta a porta piuttosto che i medici con contratto di formazione.

Cassa professionale

Le casse professionali di previdenza, in seno all’INPS, riguardano categorie di liberi professionisti legati a ordini professionali e hanno regole diverse e specifiche per ogni organizzazione, e spesso anche i contributi sono molto diversi.

Le casse sono tante e riguardano professioni piuttosto tradizionali:

  • ENPAB per i biologi
  • EPAP per chimici, agronomi, attuari e geologi
  • ENPAPI per gli infermieri
  • EPPI per i periti industriali
  • ENPAP per gli psicologi
  • ENPAV per i veterinari
  • INPGI per i giornalisti
  • CNPADC per i dottori commercialisti
  • Cassa geometri
  • CNPR per ragionieri e periti commerciali
  • Inarcassa per architetti e ingegneri
  • Cassa forense per gli avvocati

Teoricamente, posto che ogni persona che lavora deve obbligatoriamente avere un ‘account’ previdenziale, la Gestione separata Inps dovrebbe andare a coprire tutti i casi di liberi professionisti che non hanno una cassa specifica; in realtà, e di conseguenza quale convenga di più,  è una domanda che non ha risposta immediata: come si diceva prima, ogni Cassa ha le sue ‘regole’ che in alcuni casi possono prescrivere obbligatoriamente l’iscrizione del libero professionista alla ‘sua’ Cassa, in altri casi è facoltativa e lascia la libertà al singolo di fare una scelta di convenienza.

Attenzione: insieme all’INPS puoi aver sentito nominare l’INAIL, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) un ente pubblico che gestisce l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dei lavoratori. In breve, è la compagnia assicurativa dello Stato, a protezione dei rischi connessi con il lavoro e la professione. L’Inail riguarda solo i lavoratori dipendenti mentre i titolari di partita IVA (commercianti e professionisti) non hanno alcun obbligo di assicurarsi salvo il caso degli artigiani, ritenuti una categoria a rischio.

Obblighi, scadenze e normative per la corretta gestione della partita IVA

Nel 2019 l’obbligo principale recentemente introdotto è quello che riguarda la fatturazione elettronica, anche detta e-fattura, obbligatoria sia nei rapporti tra imprese che tra privati. L’eventuale fattura cartacea non ha più alcun valore e chi non si adegua alle nuove disposizioni va incontro a sanzioni. Il decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2019 ha ufficializzato l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica tra privati, indicando alcune novità come le categorie esentate e le proroghe delle sanzioni. La fattura elettronica dal 1 luglio 2019 dovrà essere emessa entro dieci giorni dalla prestazione professionale, per poi essere registrata entro il 15 del mese successivo.

La fattura elettronica è una fattura in formato digitale, che dev’essere fatta secondo standard precisi (di FatturaPA, in Xml), ricevere e trasmettere via Sistema di interscambio (SDI). Questa modalità di invio e ricezione rappresenta una delle due caratteristiche che la differenziano dalla comune fattura cartacea. L’altra peculiarità è lo strumento con cui viene realizzata, cioè un computer, un tablet o uno smartphone.

Attenzione: tra i contribuenti esentati dall’obbligo di fatturazione elettronica ci sono:

  • imprese o lavoratori autonomi che rientrano nel regime di vantaggio;
  • imprese o lavoratori autonomi che rientrano nel regime forfettario.

Per una guida completa alla fatturazione elettronica si veda l’Agenzia delle Entrate.

Sempre in relazione agli adempimenti della partita iva, che in parte dipendono dal regime fiscale prescelto, segnaliamo la dichiarazione annuale IVA, i contributi Irpef e Irap, obblighi come la tenuta dei libri contabili.

Quando non conviene aprire la partita

Questo è il punto più spigoloso di tutti, perché qui si tratta delle tue scelte. Sei convinto di metterti in affari?

Da un punto di vista formale, non possiamo che ribadire quanto detto sopra al capitoletto ‘Quando è obbligatorio aprire una partita iva’. Ovviamente se ti butti in attività con poca convinzione, non hai intenzione di trasformare quello che è stato finora un hobby in un lavoro, se preferisci per il momento accontentarti di rimanere al di sotto di quelle soglie che su abbiamo citato e soprattutto un lavoratore occasionale, certamente aprire una partita iva per te è ancora ‘troppo’.

In questo caso, se fai dei lavoretti come impartire ripetizioni, come sviluppatore web, come personal trainer, come guida turistica, come dog sitter, truccatrice, tatuatore, travel blogger o quant’altro; e vuoi essere a posto da un punto di vista fiscale puoi anche optare per il regime definito prestazione occasionale, che però ti pone diversi limiti, tra cui quello dei 5000 euro annui.

Se invece ci vuoi provare, sei pronto a metterti in proprio e seguire una tua idea, oppure sei un libero professionista e comincia a entrarti sempre più lavoro, buttati e apri sta partita iva!

Se vuoi saperne di più su uno specifico lavoro autonomo che vorresti fare, ti consigliamo di consultare la piattaforma fiscozen.