Gmail, Dropbox, Yahoo, Netflix, Facebook, Instagram, Twitter, Spotify, Flickr e diverse altre applicazioni web e mobile fanno parte della nostra quotidianità. Sono tutti servizi che sfruttano una tecnologia chiamata ‘cloud computing’, la ‘nuvola’, che in questi ultimi anni ha determinato grandi cambiamenti nel mondo IT e ha permesso la nascita di nuovi servizi, applicazioni e strumenti digitali che possono essere fruiti senza bisogno di installare nulla sul proprio computer. La sua diffusione ha creato nuove professioni. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Con il termine ‘cloud‘ in informatica ci si riferisce al ‘cloud computing’, ovvero la distribuzione di servizi di calcolo, come server, risorse di archiviazione, database, rete, software, analisi e molto altro, tramite Internet (cit.Microsoft).
Per semplificare, il cloud è quell’insieme di dati e servizi sempre accessibili tramite la rete internet da qualsiasi dispositivo, poiché sono dati salvati non sul proprio computer ma su una rete di server molto potenti di proprietà dei cosiddetti “hosting service provider“.
Questo tipo di tecnologia ha avuto impatto nel mondo aziendale e nella sfera personale di ognuno di noi. Già da tempo tutti noi siamo entrati in contatto con la più “antica” ed elementare forma di cloud, vale a dire l’email: infatti la casella di posta elettronica, a prescindere dal provider telefonico, è un servizio accessibile da qualunque dispositivo connesso a Internet ed è fruibile senza bisogno di installazioni o quant’altro. Tutti quanti noi fruiamo oggi di servizi tanti servizi in cloud, spesso in forma gratuita, che in qualche modo ci hanno ‘cambiato la vita’, per lo meno in relazione a determinate attività: pensiamo a servizi come Spotify per ascoltare musica o a Netflix per guardare film su Internet, a Dropbox o Google Drive per archiviare immagini o altri tipi di file senza doverli per forza conservare sul proprio dispositivo.

Perché le aziende utilizzano il cloud

All’interno delle aziende la diffusione del cloud è stata ed è fondamentale per diverse ragioni.

Immaginiamo cosa poteva significare fino a qualche anno fa per una piccola o grande azienda mettere in piedi e mantenere in ordine e aggiornato, un sistema informatico aziendale: grandissimi investimenti in hardware (non solo computer ma veri e propri data center più o meno ‘grandi’), software, gestione e manutenzione. Spesso era necessario parecchio tempo per installare questa tecnologia, la cui efficienza e flessibilità, se paragonate a come si lavora oggi. Tipicamente il dipendente dell’azienda arrivava in ufficio, accendeva il computer ‘locale’ nella sua scrivania e lavorava per le ore stabilite. Tutto il suo lavoro stava in quel computer, non poteva accedere ai suoi documenti dal suo computer a casa o dallo smartphone. Lo smart working non era concepibile.

Con il cloud computing, invece, non è più necessario effettuare grandi investimenti in infrastruttura hardware , che può essere molto più leggera, o dedicare molto tempo a impegnative attività di gestione dell’hardware. Tutto, o quasi, quello che necessita all’azienda in termini di infrastruttura e applicazioni IT è disponibile via internet, sulla ‘nuvola’ attraverso ovviamente l’abbonamento a servizi appositi. Ciò permette un abbattimento dei costi, velocità e molta flessibilità anche nella ‘quantià’ di risorse di elaborazione di cui l’azienda ha bisogno, che possono variare nel tempo in base a esigenze specifiche, ad esempio per sviluppare un’idea nuova.

Sul sito Digital4Trade, specializzato in informazione per il mondo IT, si cita a tal proposito il caso di caso di Pokemon GO, il celebre gioco tormentone di alcune estati fa, che si sfruttava appunto un’architettura cloud. “In effetti nei primi mesi l’applicazione in questione ebbe un grandissimo successo – si legge – venne utilizzata da centinaia di milioni di persone, numero diminuito poi drasticamente con il passare del tempo. Se la Niantic (la società che lo aveva ideato) avesse dovuto acquistare risorse hardware dedicate per coprire la domanda iniziale, probabilmente a quest’ora sarebbe già in fallimento. Con il cloud, invece, è stato sufficiente rinunciare progressivamente a occupare spazio sul cloud man mano che diminuivano gli utenti. La nuvola si fonda infatti sul modello del Pay per Use: gli utilizzatori pagano solo in base all’uso effettivo, con contratti che possono essere spesso definiti su base mensile. Dunque, per dirla, in maniera più “formale”, il cloud computing elimina i costi per l’acquisto di hardware e software e la configurazione e gestione di data center locali, che hanno tantissime esigenze, ad esempio elettricità 24 ore su 24 per alimentazione e raffreddamento ed esperti IT per la gestione dell’infrastruttura.

Le professioni del cloud

La tecnologia cloud è dunque entrata in quasi tutte le aziende italiane ed estere, generando la richiesta di nuove professionalità e competenze. La carenza di tali competenze è un freno a una maggiore diffusione del cloud in azienda, ma anche il motivo per cui i professionisti di questo settore sono molto ricercati.

Una ricerca dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano ha approfondito il tema delle nuove professioni del cloud intervistando i CIO di 127 aziende per capire ‘cosa deve saper fare chi si occupa di cloud’ e quali siano appunto le professioni e le competenze richieste.

Come indica l’infografica, vi sono diverse sfere di attività legate alle professioni del cloud che hanno un peso differenze in relazione alla specializzazione e determina diverse tipologie professionali, elencate qui di seguito.

Cloud Security Specialist: è il professionista in assoluto più richiesto, la sua responsabilità è di creare e coordinare una strategia che garantisca la sicurezza sia dei sistemi interni, sia dei servizi in Cloud. Si tratta di una figura che va a colmare un gap tra le esigenze dei responsabili della sicurezza interni all’azienda e quelli del fornitore;

Cloud Architect (30%): si occupa di governare l’architettura Cloud mantenendola in linea con quella aziendale, creando una strategia di Cloud Adoption e coordinandone la messa in pratica;

Cloud Specialist (27%): supporta il processo di migrazione in Cloud analizzando le esigenze aziendali e selezionando le tecnologie più adeguate, alla luce di un’approfondita conoscenza del mercato Cloud;

Cloud Operations Administrator (25%): si occupa della gestione delle Operations nel Cloud. Possiede capacità e conoscenze tecniche per lavorare in team cross funzionali, ricoprire un ruolo rilevante nelle scelte architetturali, gestire il Cloud deployment, gestire l’incident resolution e automatizzare le operations;

Cloud Systems Engineer (25%): si occupa della gestione sistemistica ai tempi del Cloud, supportando un’evoluzione strutturata di tutte le risorse IT aziendali. Lavora a stretto contatto con sviluppatori so ware e product manager team per creare e gestire servizi software scalabili;

Cloud Native DevOps Engineer (17%): supporta una maggiore continuità tra le attività di sviluppo, rilascio e gestione di applicazioni in Cloud. Ha profonda conoscenza dei paradigmi architetturali Cloud Native e degli strumenti di DevOps resi disponibili sulle piattaforme in Cloud. Ha familiarità con i linguaggi di programmazione anche se non è necessariamente coinvolto nella scrittura di codice.