Vista attraverso la lente dell’ultimo report The Future of Work del WEF,  la robot revolution sarà una pacchia. Per il 2025, le macchine svolgeranno più compiti degli esseri umani, quelli più ripetitivi e noiosi, o pericolosi, o troppo faticosi. In cambio nasceranno nuove figure professionali per nuovi posti di lavoro, migliorerà la qualità del lavoro, la flessibilità oraria e organizzativa. E avremo tutti bisogno di 101 giorni extra per la formazione.

Dice il report, che entro il 2025 oltre la metà di tutte le attuali mansioni lavorative saranno svolte da macchine, contro il 29% di oggi. Tale trasformazione avrà un effetto dirompente sulla forza lavoro globale, ma in termini di numero complessivo di nuovi posti di lavoro le prospettive sono tutt’altro che negative, con 133 milioni di nuovi posti di lavoro che dovrebbero essere creati entro il 2022 rispetto ai 75 milioni che saranno rimpiazzati dalla robotica, per un netto di 58 milioni di posti di lavoro del tutto nuovi.

Tra i ruoli destinati a soddisfare la crescente domanda in tutti i settori industriali vi sono analisti e scienziati, sviluppatori di software e applicazioni, specialisti di e-commerce e social media, tutti ruoli che si basano in modo significativo sulla tecnologia o che sono migliorati dalla tecnologia. Anche i ruoli che fanno leva sulle “competenze umane“, come le professioni di vendita e marketing, i responsabili dell’innovazione e gli addetti al servizio clienti, sono destinati a registrare una domanda crescente. I lavori che si prevede diventino superflui sono quelli ripetitivi, come gli impiegati per l’inserimento dei dati, la contabilità e l’amministrazione.

Cambierà rapidamente anche il rapporto di lavoro tra aziende e dipendenti, che saranno sempre meno dipendenti e sempre più liberi professioni specializzati  ‘a contratto’ ; e anche nel contesto del lavoro dipendente le modalità saranno più flessibili e si adotterà moltissimo lo smart working. L’unico grande obiettivo sarà per tutte le organizzazioni poter accedere facilmente a risorse umane preparate  e per questo arriveranno anche a individuare una localizzazione dell’organizzazione che garantisca l’accesso ai talenti, come le città universitarie.

I lavoratori avranno bisogno di nuove competenze man mano che la divisione del lavoro tra esseri umani e macchine continua a evolvere, ma il ritmo di questo cambiamento sarà differente in differenti settori industriali.

 

 

Entro il 2022 le competenze richieste per svolgere la maggior parte dei lavori saranno cambiate. La cosiddetta ‘skills stability’, ovvero la percentuale di competenze di base necessarie per svolgere un lavoro che rimarrà invariato – sarà circa il 58% come media globale. Ciò significa che i lavoratori vedranno un cambiamento medio del 42% delle competenze richieste sul posto di lavoro da qui al 2022. Tra le competenze che stanno assumendo sempre maggiore importanza figurano il pensiero analitico e l’apprendimento attivo, nonché competenze quali la progettazione tecnologica. ‘Tuttavia, la conoscenza delle nuove tecnologie è solo una parte dell’equazione – dicono Till Alexander Leopold and Vesselina Ratcheva, due ricercatori del WEF – “Anche le competenze “umane” come la creatività, l’originalità e l’iniziativa, il pensiero critico, la persuasione e la negoziazione manterranno o aumenteranno il loro valore, così come l’attenzione ai dettagli, la resilienza, la flessibilità e la risoluzione di problemi complessi. Anche l’intelligenza emotiva, la leadership, l’influenza sociale e l’orientamento ai servizi sono destinati a vedere un particolare aumento della domanda rispetto alla loro attuale importanza”.

Qui il sito ufficiale con il report completo e le analisi per industria e per regione.