L’idea è partita da Lorenzo Avello Matteo Bombasini, studenti di Economia e Ingegneria alla Cattolica di Milano, e ha poi portato a bordo altri tre studenti universitari Pablo Mileni Munari, Francesco Lanzeni, Raffaele Rattini. Di cosa si tratta? Creare energia pulita attraverso una pianta, facile da coltivare e particolarmente adatta per essere sfruttata nella produzione di energia termica ed elettrica tramite caldaia a biomasse, la Miscanthus.

Planeta Renewables è una startup con un’ambizione importante: contribuire a lasciare un mondo più pulito ai posteri.

Lo vuole fare attraverso lo sviluppo di un sistema di produzione energetica a impatto zero che sfrutta la filiera basata sull’utilizzo della biomassa legnosa Miscanthus. Questa biomassa possiede delle caratteristiche che la rendono particolarmente sostenibile ed efficace se utilizzata all’interno di una filiera energetica: facile da coltivare, non è infestante e ha bisogno di poca acqua per crescere. I costi di produzione sono quindi relativamente molto bassi e da un ettaro di Miscanthus si ricavano 20 tonnellate di biomassa, lo stesso potere calorifico di 12 tonnellate di carbone e 7mila-10mila litri di gasolio. La potenziale riduzione annua delle emissioni di gas serra per ogni ettaro di Miscanthus è di 30,6 tonnellate di CO2.

Infatti, il suo utilizzo come combustibile non è del tutto nuovo,  la vera novità di Planeta Renewables è il progetto di una filiera industriale completa, magari adattabile a realtà come quelle di tanti Paesi in via di sviluppo.

“Oggi più che mai è necessario trovare soluzioni innovative per soddisfare il sempre più crescente fabbisogno energetico da fonti rinnovabili, indispensabile per mitigare il cambiamento climatico in atto – afferma Lorenzo Avello in questo articolo di CattolicaNews – L’Unione Europea ha recentemente manifestato pubblicamente le proprie intenzioni di dare un impulso alla produzione di energia da biomasse solide, che costituiscono un importante driver di crescita per un’economia europea sostenibile».

La startup sta lavorando nell’incubatore universitario ConLab, dell’Università Cattolica, e non solo. Sta già sperimentando ‘sul campo’ (letteralmente) grazie alla collaborazione di due imprenditori che hanno messo a disposizione un terreno per la coltivazione ad Abbiategrasso (Milano) e che ha permesso di far partire a marzo la prima coltivazione pilota.

Contemporaneamente, i ragazzi lavorano anche a un progetto collaterale ‘Energy blockchain’, indirizzato a garantire e certificare l’origine rinnovabile dell’energia. “L’innovazione, non è solo nella produzione di energia, ma anche nel suo processo di distribuzione. – dicono in questa intervista – Stiamo studiando un’applicazione della tecnologia blockchain per garantire e certificare l’origine rinnovabile dell’energia prodotta attraverso l’utilizzo degli smart contracts. Siamo la prima realtà italiana a farlo”.