La nascita di imprese innovative, le startup, avviene spesso all’interno delle università e degli incubatori universitari, sempre più diffusi anche in Italia. Si tratta di un’importante tassello nel sistema innovazione di ogni Paese, poiché permette a tante idee frutto della ricerca accademica di prendere forma d’impresa e muovere i primissimi passi in un ambiente ‘protetto’. Vediamo meglio che cos’è un incubatore universitario, cosa fa esattamente e quali sono quelli disseminati nello Stivale.

La parola ‘incubatore’ può evocare alle mente l’immagine di quella culla speciale (l’incubatrice) che consente al neonato prematuro di godere di condizioni simili a quelle della vita nel grembo materno. Oppure quel macchinario, incubatore o incubatrice di uova, utilizzato per far nascere i pulcini.

Allo stesso modo, l’incubatore di aziende è un ambiente protetto in cui una nascente impresa può trovare una condizione favorevole alla sua crescita, affinché sia a un certo punto pronta per camminare sulle sue gambe nel mercato. Il fine ultimo degli incubatori è quello di sostenere, attraverso il supporto all’imprenditorialità, lo sviluppo economico di un’area e la crescita occupazionale.

Esistono diversi tipi di ‘incubatori’ e diversi sono i servizi che essi offrono: vi sono gli incubatori pubblici (la maggior parte) e quelli privati; quelli certificati e quelli non certificati; i cosiddetti Business Innovation Centres (BICs) e gli incubatori universitari; tra gli incubatori privati, ci sono quelli  indipendenti e quelli privati dipendenti da grandi imprese.

Tra le definizioni ‘ufficiali’ di incubatore c’è quella della Commissione europea, che dice “un incubatore d’impresa è un’organizzazione che accelera e rende sistematico il processo di creazione di nuove imprese”.

I modi e gli strumenti che l’incubatore adotta per aiutare le startup sono molteplici e vanno dal fornire una sede fisica ai nuovi imprenditori, al garantire loro un finanziamento a fondo perduto, all’inserirli in una rete sociale e imprenditoriale fertile e attiva, fino al mettere a disposizione contatti e consulenza. Il tempo per il quale si può ‘vivere’ all’interno di un incubatore è in genere limitato, e difficilmente supera i 36 mesi.

Per approfondire sul tema generale, si legga questo articolo di Startupbusiness.

Il sistema degli incubatori universitari

Gli incubatori universitari hanno iniziato a diffondersi in Italia verso la fine degli anni novanta, quindi abbastanza recentemente: rispetto ad altri tipi di incubazione sono maggiormente orientati al trasferimento di conoscenza scientifica e tecnologica dal mondo accademico. Oggi, circa i tre quarti degli incubatori italiani hanno legami con università o istituti di ricerca, ma solo per la metà questi legami sono ”forti”. (fonte: pubblicazione Banca d’Italia). Il primo incubatore universitario in Italia è stato I3P di Torino legato al Politecnico di Torino.

Tendenzialmente gli incubatori universitari sono sostenuti economicamente da risorse pubbliche; possono offrire servizi basici, come infrastrutture e spazi in aree attrezzate (postazione internet, telefono e scrivania), a prezzi agevolati e supporto amministrativo  (segreteria, reception, posta, sale riunioni); ma sempre di più si va sviluppando l’offerta di servizi ancora più qualificanti come il tutoraggio, la formazione, la consulenza specialistica, l’attività di relazione. Il sostegno alla nascita e all’accompagnamento delle startup è il modello su cui lavorano oggi molti incubatori universitari, alcuni dei quali sono già diventati dei casi di riferimento: quest’anno il PoliHub, incubatore del Politecnico di Milano, è diventato il terzo incubatore universitario al mondo, secondo la classifica stilata dall’associazione indipendente svedese UBI Global , che dal 2013 misura le performance degli incubatori universitari; riconoscimento che è stato ottenuto peraltro ricevuto qualche anno fa anche da I3P del Politecnico di Torino.

In Italia, come altrove, gli incubatori universitari hanno moltissima importanza perché sono probabilmente gli unici in grado di sostenere, attraverso l’accesso a determinati tipi di laboratori e attrezzature, progetti innovativi NON digitali, ma in altri settori industriali come la meccanica, l’agricoltura e l’alimentare, le tecnologie verdi, il biotech e tutto il lifescience.

In Italia esiste anche una rete tra incubatori universitari, il PNICube, che dal 2003 organizza il Premio Nazionale per l’Innovazione (PNI), una sorta di “coppa campioni” dei migliori progetti di impresa nati in ambito universitario organizzato da cinque Start Cup locali.

Secondo i dati del PniCube,  sono circa 40 gli atenei italiani dotati di un incubatore o che collaborano con altre istituzioni per poter fornire ai propri studenti e dottorandi servizi di questo tipo. E, secondo il professore Giovanni Perrone, presidente di PniCube questi incubatori generano imprese di maggior successo rispetto ad altri. «Le startup che partecipano al Premio nazionale per l’innovazione hanno un fatturato medio di 260mila euro. Quasi il 25% in più di quello delle imprese innovative presenti nel registro del ministero dello Sviluppo economico. Inoltre le startup nate in ambito universitario con finanziamenti superiori al milione di euro sarebbero il 5%, contro il 2% registrato dal Mise». Secondo il professore questo vantaggio sarebbe dovuto al fatto che queste startup, provenendo dal mondo della ricerca, hanno una base tecnologica e innovativa molto solida.

Ecco la lista degli incubatori universitari associati a PNICube.

Almacube

Campania NewSteel srl

Consorzio ARCA

Consorzio Sapienza Innovazione

I3P – Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino

Innovation Factory

Luiss Carlo Guidi

Politecnico di Milano

Scuola Superiore Sant’Anna Pisa

Seconda Università degli Studi di Napoli

Trentino Sviluppo

Università Ca’Foscari di Venezia

Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano

Università degli Studi dell’Aquila

Università degli Studi di Bari

Università degli Studi della Basilicata

Università degli Studi di Cagliari

Università degli Studi di Camerino

Università degli Studi di Catania

Università degli Studi di Ferrara

Università degli Studi di Firenze

Università degli Studi di Foggia

Università degli Studi di Macerata

Università degli Studi di Messina

Università degli Studi di Milano

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

Università degli Studi del Molise

Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

Università degli Studi di Padova

Università degli Studi di Palermo

Università degli Studi di Perugia

Università degli Studi del Piemonte Orientale

Università degli Studi di Pisa

Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Università degli studi di Salerno

Università degli studi del Sannio

Università degli Studi di Sassari

Università degli Studi di Torino

Università degli Studi di Trieste

Università degli Studi di Udine

Università degli Studi di Verona

Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria

Università del Salento

Università della Calabria

Università Federico II di Napoli

Università Lum Jean Monnet della Puglia

 

Avere un incubatore all’interno della propria università è oggigiorno una nota di merito per un Ateneo e lo  trasforma concretamente in motore del sistema innovazione, attraendo e sostenendo giovani talenti.