Le competenze digitali sono un universo di abilità tecnologiche, che spaziano da quelle di base come l’uso del computer, fino alle più specifiche ed evolute come lo sviluppo software per l’intelligenza artificiale. Non sono una scatola chiusa, cambiano continuamente con l’evolversi delle tecnologie e cambieranno anche con il passare del tempo, perché quelle che oggi sono considerate ‘alfabetizzazione digitale’, una volta universalmente acquisite, saranno date per scontate.

Nel prossimo futuro, 9 lavori su 10 richiederanno competenze digitali (fonte – Commissione europea).

Cerchiamo dunque di conoscerle meglio.

L’Unione Europea ha cercato di darne una definizione standard descrivendole come “abilità di base nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: l’uso del computer per reperire, valutare, conservare, produrre, presentare e scambiare informazioni nonché per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet”.

Tradotto: saper accendere il computer e utilizzarlo per creare un documento, usare il programma di email, andare su Internet e fare una ricerca su Google; saper confrontare risultati, saper scaricare e inviare un documento; saper usare social network ma anche altri strumenti collaborativi, ad esempio condividere e lavorare un documento su Google Drive.

Questa definizione è corretta e onnicomprensiva, ma certamente oggi non è sufficiente per rappresentare il tema delle ‘competenze digitali’ così come sentito nel mondo del lavoro.

Le digital skills  richiamate in relazione al mondo del lavoro e al cosiddetto  digital gap sono una categoria molto più ampia, che spazia dalle competenze di base a quelle molto specifiche, richieste per determinate professioni.

Competenze digitali di base, intermedie e avanzate

(fonte: ITU)

Competenze di base
Le competenze digitali di base ci consentono di essere cittadini digitali, si parla a tal proposito di alfabetizzazione digitale. Le competenze di base comprendono l’hardware (ad esempio l’uso della tastiera e l’uso dello schermo tattile), software (ad esempio creazione di testi, gestione di file su computer portatili, gestione della privacy sui telefoni cellulari), e le operazioni di base online (ad esempio gestione e-mail, ricerca). Le competenze di base arricchiscono la nostra vita, consentendoci di interagire con gli altri e di accedere al governo, servizi commerciali e finanziari.

Competenze intermedie
Le competenze intermedie ci consentono di utilizzare le tecnologie digitali in modo ancora più significativo e vantaggioso, compresa la capacità di valutare criticamente la tecnologia o di creare contenuti.
Questi sono le competenze che ci servono in qualunque posto di lavoro, in quanto comprendono le competenze necessarie per svolgere funzioni connesse all’attività lavorativa, quali la pubblicazione di contenuti, la grafica digitale e il marketing digitale. Per la maggior parte, queste abilità sono generiche, nel senso che la loro padronanza prepara gli individui ad una vasta gamma di attività e professioni. Tuttavia, tali competenze non sono scolpite nella pietra. Infatti, una delle caratteristiche delle competenze intermedie, in particolare, è che diventano facilmente obsolete o si espandono per tener conto dei cambiamenti tecnologici. Ad esempio, le competenze in materia di dati occupano un posto più importante man mano che la rivoluzione dei dati si intensifica, generando una domanda di competenze necessarie per produrre, analizzare, interpretare e visualizzare quantità di dati.

Competenze avanzate
Le competenze avanzate sono quelle richieste dagli specialisti nelle professioni delle ICT, come la programmazione informatica e la gestione di sistemi informatici.
A livello globale, ci saranno decine di milioni di posti di lavoro che richiederanno competenze digitali avanzate nei seguenti settori i prossimi anni:  intelligenza artificiale (AI), big data, coding, cybersecurity, internet of things,  sviluppo di applicazioni mobili.
Le competenze avanzate sono tipicamente acquisite attraverso l’istruzione formale avanzata, ma vi sono anche altri percorsi formativi.

Le competenze digitali sono dunque varie e si evolvono rapidamente allo stesso ritmo della trasformazione digitale, per cui  si preferisce ricorrere ad un altro tipo di classificazione, quella tra digital hard e soft skills.

Digital Soft e hard skills

Le digital hard skills sono le competenze specifiche in un determinato campo tecnologico, formate da quelle capacità, conoscenze, esperienze che definiscono un determinato specialista o figura professionale. Per fare un esempio, un web developer dovrà conoscere determinati linguaggi di programmazione (html, javascript, ecc) e tool vari per il design, il test e il debugging.

Sono competenze che possono essere valutate rapidamente anche solo leggendo un CV, come la conoscenza di una lingua.

Le soft skills, in generale, sono invece difficili da individuare leggendo un Curriculum: si tratta infatti di quelle attitudini trasversali che hanno a che fare maggiormente con il modo di comportarsi, di interagire, di affrontare il lavoro. Le soft skills richieste in qualunque lavoro oggi la capacità di collaborare e lavorare in team; la flessibilità e la curiosità per il continuo apprendimento; le attitudini di problem solving.

Le digital soft skills sono quelle competenze che hanno a che fare con il digitale, ma che non sono legate a una professione specificamente digitale, come quella di un data scientist o un web developer. Sono competenze di tipo relazionale e comportamentale che consentono alle persone di utilizzare efficacemente i nuovi strumenti digitali: si va dalla capacità di risolvere problemi tecnici all’identificazione dei propri gap di competenze digitali; dalla tutela dei propri dati alla netiquette nell’uso dei social media; dalla ricerca di informazioni online alla realizzazione di contenuti digitali.

Guida alle digital soft skills

Ecco uno schema di riferimento basato sugli studi della Commissione Europea e del Politecnico di Milano, rielaborato da Partners4Innovation, una classificazione e descrizione puntuale delle Digital Soft Skills.

  • KNOWLEDGE NETWORKING

È la capacità di identificare, salvare, organizzare, dare valore e condividere informazioni disponibili online sui social network e nelle comunità virtuali.

Competenze

·       Navigare, ricercare e filtrare dati, informazioni e contenuti digitali

·       Valutare dati, informazioni e contenuti digitali

·       Sviluppare contenuti digitali

·       Integrare e rielaborare contenuti digitali

·       Gestire dati, informazioni e contenuti digitali

·       Condividere con le tecnologie digitali

 

  • VIRTUAL COMMUNICATION

È la capacità di comunicare efficacemente, coordinare i progetti e gestire la propria identità digitale in ambienti digitali.

Competenze

·       Interagire con le tecnologie digitali

·       Collaborare attraverso le tecnologie digitali

·       Gestire l’identità digitale

·       Strutturare contenuti digitali in modo visuale

 

  • DIGITAL AWARENESS

Significa essere in grado di comprendere l’uso corretto degli strumenti digitali con la dovuta attenzione all’equilibrio tra vita professionale e salute personale.

Competenze

·       Proteggere i dispositivi

·       Proteggere i dati personali e la privacy

·       Tutelare la salute e il benessere

·       Netiquette

 

  • SELF EMPOWERMENT

Significa possedere le conoscenze necessarie e padroneggiare gli strumenti digitali per risolvere i problemi; essere in grado di risolvere problemi complessi attraverso un utilizzo consapevole degli strumenti digitali.

Competenze

·       Risolvere problemi tecnici

·       Identificare i bisogni e le risposte tecnologiche

·       Identificare i gap di competenza digitale

·       Essere aperto

 

Soft skills vs. hard skills

Nell’infografica qui di seguito, ripresa dal report Capgemini-Linkedin, il gap tra richiesta di diverse tipologie di soft skills ed effettiva presenza in azienda di tali competenze.

 

 

 

Qui di seguito, il gap tra le hard skills richieste in azienda e quelle effettivamente presenti.


 

In buona sostanza, per il mondo aziendale ciò che è diventato fondamentale è la corretta combinazione di hard e soft skills, come sostiene Wendy Murphy, Direttore Senior, risorse umane, Europa, Medio Oriente e Africa a LinkedIn, che dice “Le soft skills sono richieste a tutti i livelli, soprattutto la capacità di imparare e di essere agili. Entrambe le competenze (hard e soft skill) combinate sono estremamente importanti per fare passi avanti nel mondo digitale. Non sappiamo come sarà il futuro quindi avere persone che hanno la resilienza e la capacità di passare da una cosa all’altra con facilità e imparare costantemente per aiutare il progresso aziendale, è immensamente importante “.

Ma c’è di più, perché il report mette in evidenza due aspetti apparentemente poco congruenti.

Il gap nelle soft skills digitali è maggiore rispetto a quello nelle hard skills.

Cresce la domanda per i professionisti con esperienza in hard skill digitali, in aree come advanced analytics, automazione, intelligenza artificiale e cybersecurity. Tuttavia, soft skill digitali come la centralità del cliente e la passione per l’apprendimento, sono tra le più richieste dalle imprese e rappresentano una caratteristica sempre più importante per un professionista digitale a tutto tondo.

Infatti:

– Anche se il 51% dei dipendenti ritiene che nella propria azienda ci sia una mancanza di hard skill digitali, allo stesso tempo, il 59% degli intervistati sottolinea anche una carenza di soft skill.

– Sette lavoratori su dieci con competenze digitali (72%) preferiscono lavorare per società che hanno una cultura imprenditoriale che promuova agilità e flessibilità, come quella della startup.

– È molto improbabile che le competenze digitali prosperino in un ambiente caratterizzato da mancanza di libertà di sperimentare e fallire. Qualora non dovesse esistere una cultura basata sulla sperimentazione ne risentirà anche l’innovazione.

E la situazione italiana?

Con la ricerca Il futuro è oggi: sei pronto? University2Business ha condotto una survey su un campione di 2161 studenti, statisticamente significativo di tutta la popolazione universitaria italiana, con l’obiettivo di analizzare la diffusione delle competenze digitali e imprenditoriali fra gli studenti universitari italiani nel triennio 2015 – 2017.

Nel complesso, la fotografia delineata mostra un trend positivo nelle competenze digitali degli studenti universitari italiani negli ultimi anni, sia con riferimento alla capacità di sviluppo software, sia rispetto alla capacità progettuale concreta nel mondo digitale e alle conoscenze teoriche sull’innovazione digitale applicata al business. (nella ricerca completa l’analisi più specifica e le tabelle – link)

Non si può però affermare che nel nostro Paese il gap sia inferiore al resto d’Europa e del mondo, anzi. Il lavoro da fare è ancora lungo.

Le professioni digitali maggiormente richieste nei prossimi anni

Sulla base dell’analisi dei dati di LinkedIn all’interno del report, negli ultimi anni i Data Scientist e i Full Stack Developers sono stati, in media, le figure professionali più richieste. Qui di seguito viene indicata in ordine di posizione la top 10 dei ruoli digital che nei prossimi 2-3 anni diventeranno i più significativi:

  • Information Security/Privacy Consultant
  • Chief Digital Officer/Chief Digital Information Officer
  • Data Architect
  • Digital Project Manager
  • Data Engineer
  • Chief Customer Officer
  • Personal Web Manager
  • Chief Internet of Things Officer
  • Data Scientist
  • Chief Analytics Officer/Chief Data Officer

 

Il digital skills gap

Aziende e organizzazioni di ogni tipo cercano oggi personale dotato di competenze digitali, hard e soft. E non le trovano. Questo è in sintesi il digital gap o digital skills gap. Un tema per il quale c’è preoccupazione in tutto il mondo, essendo al centro della trasformazione del mondo del lavoro e del digitale. In un mondo in piena digital transformation, in ogni campo e industria, come sarà possibile riqualificare tutta la forza lavoro di cui c’è ancora bisogno?

Il digital skills gap ha oramai acquisito importanza centrale anche nell’Agenda di organizzazioni come il WEF – World Economic Forum, o la Commissione europea.

L’Europa ha dato persino avvio nel 2016 alla coalizione per le competenze e le occupazioni digitali composta da Stati membri, imprese, parti sociali, ONG e operatori del settore dell’istruzione, con l’obiettivo di ridurre il digital skills gap a ogni livello, dalle competenze specialistiche di alto livello alle competenze necessarie a tutti i cittadini europei per vivere, lavorare e partecipare a un’economia e una società digitali.

C’è urgenza: non si tratta di un problema del futuro, ma già presente.

Secondo un report (link) della Commissione europea (2016) oltre il 40% delle aziende hanno difficoltà a reperire specialisti ICT e si stima ci saranno entro il 2020 almeno 500mila posti di lavoro vacanti in ambito ICT. Si tratta di stime certamente al ribasso, poiché di anno in anno i dati ci dicono che il digital skills gap sta costantemente aumentando.

E’ molto probabile che il gap tra domanda e offerta di giovani talenti andrà sempre più acuendosi nei prossimi anni visto che la scuola e l’università sono lente ad adeguare la propria offerta formativa alle esigenze del mercato del lavoro.

Secondo la ricerca Il futuro è oggi: sei pronto? – terza edizione  su un campione di 250 HR manager di grandi aziende i Big Data Analytics (46%), il Digital marketing (42%), l’Industry 4.0 (35%) e l’Internet of Things (28%) sono le aree di innovazione e di sviluppo della propria impresa nei prossimi tre anni. Tuttavia se le tecnologie sono disponibili sul mercato, trovare personale qualificato può rivelarsi molto complesso: circa due terzi degli HR manager intervistati ritiene che individuare laureati con le corrette competenze digitali (ad esempio su Blockchain, Internet of things, Cloud Computing, Industry 4.0, ecc.) sia un compito gravoso: per il 51% è “difficile” e per il 25% è “molto difficile”.