E’ una delle professionalità emergenti: l’innovazione all’interno delle aziende è diventata un imperativo e ha messo in evidenza la necessità di figure più competenti, specializzate, in grado di accelerare i processi di apertura all’innovazione delle imprese. Una recente indagine della Digital Transformation Academy degli Osservatori Digital Innovation ha registrato che il 27% delle imprese con più di 50 dipendenti ha già creato un ruolo o una Direzione di Innovation Management. Ma quanto si guadagna con questo nuovo mestiere?

Secondo l’indagine sopra citata, la retribuzione più frequente per il ruolo di responsabile dell’Innovazione è tra 60.000 e 100.000 euro annui. Una buona percentuale percepisce una RAL superiore ai 100.000 euro. Si tratta quindi di un ruolo di medio-alto livello, a cui è riconosciuta importanza e la cui fascia retributiva è certamente condizionata dal tipo di azienda.

Dell’Innovation Manager avevamo già parlato tempo fa, dicendo che si tratta di una figura legata alla open innovation, un processo di innovazione aziendale aperto, che punta sull’acquisizione di nuove idee (di prodotti e servizi), dall’esterno, attraverso modalità diverse, per esempio le ‘call4ideas’ come quella di Lottomatica ‘Disrupt Gratta e Vinci’. 

Chi gestisce oggi all’interno delle aziende il processo di innovazione aziendale (che si traduce appunto in attività di open innovation) è  l’innovation manager, il cui fondamentale compito è tra gli altri individuare percorsi adatti per quella azienda a scoprire progetti interessanti.

Essendo un profilo lavorativo ‘giovane’ il suo identikit è in fase di consolodimento. Inoltre per sua stessa natura è un profilo eclettico e trasversale.

La ricerca degli Osservatori Digital Innovation è tuttavia riuscita attraverso l’intervista a  30 Innovation Manager all’opera da qualche tempo, di definire in modo più preciso questa figura.

La principale attività in carico a questo ruolo è per ora quella dell’Esploratore, quindi la selezione dei Partner, la valutazione e scouting delle opportunità, in alcuni casi fino allo sviluppo di Proof of Concept. In seconda battuta, questa figura svolge il ruolo dell’Evangelista dell’innovazione, di change manager. E si occupa dell’introduzione e sviluppo di nuove metodologie per favorire il cambiamento culturale in azienda rivolto a tutte le restanti Line of Business. Infine ci sono le attività più manageriali, quelle di Abilitatore: analisi e valutazione dei risultati e gestione del portafoglio progetti. Meno rilevante risulta la gestione del budget e la gestione dei progetti, spesso infatti la Direzione Innovazione è volutamente una unità snella con poche risorse, caratterizzate da competenze trasversali. La parte di execution viene quindi affidata alle Direzioni di riferimento del progetto, dotate di maggiori risorse e competenze specifiche.

LE CAPACITÀ DELL’INNOVATION MANAGER

Venendo alle capacità che lo distinguono, le più specifiche appaiono essere la Leaderhip, la capacità di motivare e ispirare, e il change management. Dalle interviste qualitative è emerso come spesso la principale difficoltà per gli Innovation Manager sia quella di scontrarsi contro la cultura prevalente in azienda: dalla sindrome del “not invented here” al “si è sempre fatto così”, i limiti sono tanti. Non stupisce, allora, che la principale dote per vincere questa resistenza debba essere la leadership, la capacità carismatica di motivare e spingere al cambiamento. Al secondo posto spicca la visione strategica e di scenario, cioè la capacità di cogliere elementi fondamentali che influenzeranno il contesto, di saper immaginare o scegliere i trend che avranno un impatto determinante sui mercati in cui l’impresa opera o potrà operare, di indicare il ruolo dell’impresa in questa evoluzione e motivare la propria organizzazione ad assumere questo ruolo. Al terzo posto troviamo qualità come innovatività, creatività, curiosità e apertura mentale. Capacità basilari per promuovere e stimolare la ricerca di nuove opportunità.

 

LA FORMAZIONE DELL’INNOVATION MANAGER

Per quanto concerne il background di formazione prevalente, non stupisce che per il 70% degli Innovation Manager intervistati arrivi dalla Direzione ICT. Questa, del resto, è certamente la posizione più vicina ai temi e alle finalità di un programma di innovazione aziendale, in primis digitale, e al suo interno è possibile sviluppare competenze chiave di coordinamento ed execution, ma anche conoscere il panorama dei possibili interlocutori per l’innovazione, nonché acquisire una visione dei principali trend. Ma l’Innovation Manager può provenire anche da settori come Ricerca e Sviluppo, dal Marketing o dalla Consulenza, ottime palestre per i processi di innovazione. Appare poco praticata la ricerca di queste figure, ancora nuove, dal mercato, con solo il 15% proveniente dalla Direzione Innovazione di altre aziende.

 – fonte EconomyUp