Il 69% dei giovani italiani crede di non essere preparato ad affrontare il mondo del lavoro digitale. E’ uno dei risultati dell’indagine Vodafone-YouGovThe State of iGen7, condotta tra 6.000 giovani dai 18 ai 24 anni appartenenti a 15 Paesi per conoscere il loro punto di vista sulle aspirazioni e preoccupazioni legate alla loro carriera futura. Un sondaggio che è alla base di What will you be?, un programma internazionale della compagnia telefonica a supporto delle professioni del futuro. Obiettivo: formare 100mila lavoratori digitali in 5 anni.

Vodafone ha lanciato una nuova, doppia iniziativa a favore del lavoro in ambito digitale: da un lato What will you be?, un programma internazionale incentrato sulle professioni del futuro per fornire supporto alla carriera e accesso a corsi di formazione nell’era della digital economy ai giovani di 18 Paesi; dall’altro, l’azienda incrementerà in maniera significativa il numero di giovani che entrano in azienda per fare un’esperienza diretta in un ambiente di lavoro digitale. Vodafone si è prefissata l’obiettivo di espandere i programmi esistenti dedicati a neolaureati, stagisti, apprendisti e altri percorsi formativi in tutto il mondo per raggiungere un totale di 100mila ragazzi e ragazze in 5 anni.

La multinazionale inglese non è nuova a questo tipo di iniziative: nell’ultimo anno, per esempio, ha lanciato Future Jobs Finder, una piattaforma web pensata per fornire ai giovani una porta d’accesso a nuove competenze e opportunità di lavoro nella digital economy. Partendo da una serie di test psicometrici, il sistema identifica attitudini e interessi individuali per poi collegarli con le categorie di lavoro più appropriate nel mondo della digital economy. A quel punto, l’utente viene indirizzato a una serie di opportunità di lavoro nella località prescelta, incluse opportunità in Vodafone, avendo inoltre l’possibilità di accedere a diverse opportunità di formazione in ambito digitale, con molti corsi gratuiti.

Qui il sito ufficiale.

 

I GIOVANI NON SI SENTONO PRONTI AL LAVORO DIGITALE

La trasformazione digitale è un processo dalle molteplici opportunità che stimola il mondo professionale, ma che solleva anche incertezze, specialmente tra i giovani: il digital gap di cui tanto si parla evidenzia il divario esistente tra le competenze richieste dal mondo del lavoro e le competenze effettivamente ‘in mano’ ai giovani che per primi percepiscono la propria inadeguatezza.

E’ quanto emerge dalla ricerca promossa dalla compagnia telefonica che offre un quadro poco incoraggiante: due terzi (67%) dei giovani intervistati afferma di non aver ricevuto abbastanza o nessun consiglio sulla propria carriera durante il percorso di formazione o dopo aver finito gli studi (il 69% in Italia) e, di coloro che hanno ricevuto consigli, solo il 15% pensa che fossero focalizzati sui lavori digitali del futuro. Il quadro che emerge dalla ricerca non è particolarmente incoraggiante, dato che solo il 22% dei giovani si sente pronto a fare il proprio ingresso nel mondo del lavoro digitale mentre c’è chi, addirittura, crede che la spinta innovativa della digital economy possa essere addirittura dannosa per le proprie possibilità lavorative.

Senza dimenticare che oltre la metà dei giovani intervistati (56%) sostiene che la più grande sfida della propria generazione sia trovare un lavoro stabile e ben pagato (ben il 69% in Italia, come si può vedere dalla diapositiva sottostante), percentuale che sale a 64% tra le donne (80% in Italia).

Ma non solo, dato che a questa prospettiva si aggiungono i dati forniti dall’Organizzazione Internazionale del lavoro (ILO) che stima come oltre 200 milioni di giovani risultino disoccupati, mentre la stessa Vodafone opera in Paesi dove il tasso di disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni) raggiunge livelli record: 38% in Italia, 39% in Spagna, 47% in Grecia, 53% in Sud Africa (fonte: OECD).  Un paradosso considerando che un elevato numero di aziende di tutti i tipi e dimensioni fanno fatica a trovare quelle professionalità digitali che sarebbero necessarie per la crescita futura: la Commissione europea stima che circa 500mila lavori digitali all’interno dell’Unione europea rimarranno scoperti entro il 2020.