A dirlo una ricerca Eurostat, l’agenzia statistica europea, che ha voluto sondare la mobilità nel mercato del lavoro europeo nei giovani tra i 20 e 34 anni. Mediamente, tra i Paesi europei,  il 50% degli inoccupati è riluttante a spostarsi per inseguire un lavoro: dei restanti, il 21% lo farebbe ma solo all’interno del suo Paese, il 12% potrebbe farlo ma in uno Stato dell’Unione, il 17% è disposto anche ad andare fuori dall’Europa.

La trasformazione nel mondo del lavoro ci offre scenari che a volte appaiono schizzofrenici: da un lato di parla di smart working, di digital nomad, di giovani pronti a cogliere opportunità di studio e carriera ovunque nel mondo, di cervelli in fuga; dall’altro la verità dei numeri ci consegna un Paese in cui più che di mobilità si può parlare di immobilismo.

Secondo il report di Eurostat , che prende in esame dati del 2016, il 98% dei giovani italiani occupati non ha dovuto trasferirisi per trovare lavoro. E’ la percentuale più alta in Europa. Potrebbe essere anche un dato positivo, questo è difficile saperlo, ma certamente se correliamo con i dati relativi ai disoccupati, che maggiormente dovrebbero essere aperti alle opportunità ovunque queste si trovino, la sensazione è che gli italiani siano poco propensi a lasciare casa.

Il 60% di loro infatti, dice sempre il report, non sarebbe pronto a trasferirsi per ottenere un lavoro:  il 20% è disposta a farci un pensiero se si tratta di rimanere in Italia,  solo il restante 20% è disponibile ad andare anche all’estero (il 7% in Europa, il 13% al di fuori). Nella classifica realizzata da Eurostat l’Italia si pone a metà classifica, diciamo che la riluttanza al trasferimento è piuttosto diffusa in tutto il vecchio continente: la media UE è del 50%, con picchi a Malta (73%), Paesi Bassi (69%) e Cipro (68%).

 

Studenti italiani poco internazionali

La poca propensione all’internazionalizzazione degli italiani è quanto evidenziato anche dalla ricerca 2018  ‘Il futuro è oggi: sei  pronto?’  , condotta su un campione di circa 4000 studenti universitari (alla vigilia del loro ingresso nel mondo del lavoro), ai quali erano state fatte le seguenti semplici domande:

 

Come si vede, a partire dalle conoscenze linguistiche per arrivare ai soggiorni all’estero (Erasmus compreso, ritenuto un’esperienza oggi piuttosto diffusa) siamo ancora lontani da quell’idea di studente globetrotter, futuro cittadino del mondo di un certo immaginario collettivo. E siamo anche distanti dagli allarmismi sui cervelli in fuga, che effettivamente ci sono, ma non rappresentanto certo la maggior parte.

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