Hanno vinto a Milano la finale italiana della  “Global Social Venture Competition”,  uno dei più noti concorsi internazionali dedicato al mondo delle imprese a impatto sociale e a breve si contenderanno la vittoria, rappresentando l’Italia, nella finale mondiale. Si chiamano Helperbit e mEryLo e sono state fondate da ragazzi del Lazio e del Politecnico. mEryLo ha una squadra tutta al femminile.

I prossimi 11 e 13 aprile si terranno per la prima volta a Milano le finali assolute del GSVC – Global Social Venture Competition, in cui i 18 team vincitori delle finali nazionali si contenderanno un montepremi da 80mila dollari. La competizione non è particolarmente ricca a livello di danaro, ma è ritenuta di altissimo livello per quanto riguarda la selezione di startup a impatto sociale che riesce sempre ad esprimere e garantisce alle società che si qualificano una sorta di ‘bollino’ qualità.  Inoltre è una competizione globale, per cui diventa un palcoscenico utilissimo per ottenere visibilità internazionale, anche nel mondo degli investitori.

La finale italiana 2018, che precede di poco la finalissima, ha assegnato il riconoscimento nazionale a MErYlo, startup del settore lifescience ed Helperbit, startup che utilizza tecnologia blockchain.

mEryLo

Startup fondata da tre giovani ricercatrici del Politecnico di Milano, che ha vinto anche il bando Switch 2 Product e arrivata seconda alla Start Cup Lombardia, punta a migliorare la chemioterapia che affrontano i malati di cancro, riducendo gli effetti collaterali dovuti alle pratiche di sovradosaggio. La società infatti sta sviluppando un dispositivo  medico portatile che sfrutta le proprietà meccaniche dei globuli rossi e permette di “nascondere” una parte del farmaco all’interno delle cellule del paziente, in modo semplice, veloce e sicuro, per ottenere un rilascio del farmaco prolungato. La tecnologia mEryLo permette di inserire farmaci chemioterapici nei globuli rossi del paziente e utilizzarli come vettori per il rilascio controllato dei farmaci.

A mEryLo è andato anche un premio di 25mila euro da Impact Hub Milano, incubatore italiano di progetti dedicati all’innovazione e all’imprenditoria sociale.

Le tre fondatrici Giustina Casagrande, Elena Bianchi, Monica Piergiovanni

 

Helperbit

Gestire le donazioni in modo trasparente, efficiente eliminando opacità e rischi legati alla cattiva gestione dei fondi? Il problema si presenta molto spesso purtroppo in occasione di ogni emergenza in tutto il mondo ed è un problema serio perché se questi processi non sono trasparenti anche i donatori poi si trovano nella imbarazzante condizione di non potere esercitare pienamente la loro generosità oltre che, naturalmente, si crea un danno ancora maggiore alle popolazioni colpite dalle calamità o dai conflitti.

Un tema delicato che può essere risolto grazie alla tecnologia, a quella tecnologia che è la base del concetto di trasparenza, decentralizzazione, fiducia intrinseca: la blockchain.

L’idea è nata da un gruppo di innovatori del Lazio dopo gli scandali che hanno travolto la gestione post terremoto de L’Aquila, che non è stato  l’unico esempio negativo avvenuto durante le emergenze, si pensi ai fondi destinati ad Haiti (quasi 500 milioni di euro) che hanno portato un impatto sul territorio nettamente inferiore a quanto preventivato. C’è quindi la necessità di portare trasparenza in queste operazioni e la tecnologia blockchain, secondo i fondatori,  può essere lo strumento perfetto per affrontare queste problematiche, in quanto tutte le transazioni che avvengono all’interno del network bitcoin sono registrate nella blockchain stessa, il database decentralizzato. Il servizio, nato con un focus preciso, è poi risultato verticalizzabile sull’intero settore della beneficenza, dove questo strumento può portare maggiore trasparenza ed efficienza delle donazioni.

Il riconoscimento GSVC è l’ultimo di una serie per Helperbit: la startup è stata selezionata per il programma di accelerazione Blockchain Space a Barcellona, ha vinto la competizione europea tra startup alla conferenza D10e ad Amsterdam, ha ricevuto il premio Community nella competizione GTEC a Berlino, il secondo posto nel concorso Blockchain Hub a Graz ed in quello Ibank Challenge di ABILab a Milano; è stata inoltre selezionata dalle Nazioni Unite tra i 100 progetti innovativi al World Humanitarian Summit.

 

Tra le startup italiane che in passato sono arrivati in finale alla GSVC ci sono: D-Heart, NeuronGuard, Solwa, CharityStars, BrainControl, Pedius, Mapability.