Oramai si contano le ore che ci separano dal fatidico 4 marzo, giorno in cui i cittadini italiani saranno chiamati a eleggere il nuovo parlamento. In questo periodo di campagna politica, così gridata e frastornante, in cui alcuni casi anche estrema come gli scontri avvenute in alcune piazze italiane hanno mostrato, non è stato facile farsi un’idea precisa delle diverse proposte dei vari partiti. Proviamo a ricapitolare un po’ di cose importanti sui programmi dei partiti in queste elezioni 2018.

Un quadro sintetico generale molto facile da consultare (oltre al Navigatore elettorale che già ti abbiamo consigliato settimana scorsa) è quello realizzato dal sito di Repubblica, che suddivide le diverse proposte nei temi: Europa, Lavoro, Migranti, Pensioni Fisco, Sicurezza, Diritti Civili, Ambiente.

Purtroppo non vi è il tema Giovani, il tema Università e Ricerca, il tema Innovazione, il tema Istruzione, che secondo noi avrebbero meritato la massima attenzione, ma probabilmente la scelta di Repubblica dipende dal fatto che non tutti i partiti hanno dedicato proposte e riflessione a questi temi, o le hanno fatte rientrare in altre macroaree, per cui era oggettivamente difficile mettere a confronto i programmi.

Complessivamente, possiamo dire che appunto su temi quali il tema Giovani, Università e Ricerca, Innovazione, Istruzione, avremmo voluto vedere molto di più, è proprio su questi punti che si capisce se il nostro è davvero un Paese che guarda al futuro. I giovani sono i grandi assenti anche da un punto di vista delle candidature: noi stessi di U2B avevamo in programma di realizzare un articolo con ‘tutti i candidati millennials alle prossime elezioni’ articolo che è andato in fumo perché in effetti sono contati i candidati under 35, così contati che si rischiava di fare uno spot verso un unico partito.

Una bella sintesi dei programmi elettorali su Università e Ricerca l’ha fatto il sito Università.it, che sottolinea come tra i programmi elettorali, per quanto riguarda la formazione terziaria e la ricerca, tutti parlino, chi più chi meno, di qualità e di rilancio, ma le modalità per raggiungere tali risultati sono diverse a seconda del partito o della coalizione che si considera. La formazione politica che ha dato maggior rilievo ai temi legati all’Università e alla ricerca nel proprio programma è il Movimento 5 Stelle, che gli ha dedicato 11 pagine. Quella che ne ha dato di meno è la coalizione di Centro-destra formata da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, che si è limitata a un paio di righe. L’unico, però, a parlare apertamente di istruzione terziaria in campagna elettorale è stato Pietro Grasso, candidato premier di Liberi e Uguali.

Abolire le tasse universitarie: proposta LeU

La proposta più drastica è quella di LeU, Liberi e Uguali il progetto politico di sinistra capeggiato da Pietro Grassi, che ha fatto del tema Istruzione e Ricerca uno dei pilastri del suo programma. Si dice nel sito:

“Nel corso dell’ultimo decennio si è assistito al continuo sotto-finanziamento del sistema universitario e della ricerca pubblica, accompagnato dal crollo delle immatricolazioni: l’Università diventa sempre di più un club per pochi. Contestualmente, gli enti pubblici di ricerca hanno subito una razionalizzazione selvaggia, un’esplosione del precariato in spregio all’utilità strategica di molti istituti.

È irrinunciabile un investimento sul diritto allo studio e sulla progressiva gratuità dell’accesso a partire dall’abolizione delle tasse universitarie, sull’effettivo sostegno con borse di studio e residenze per gli aventi diritto, sulla qualità dell’insegnamento, sulla valorizzazione di professori e ricercatori, sulla stabilizzazione dei precari dell’Università e del sistema pubblico di ricerca, sulla valutazione seria della ricerca definendo nuovi criteri e finalità della valutazione dei singoli e delle istituzioni. Strumenti strutturali per la ricostruzione di un sistema universitario e della ricerca pubblica all’avanguardia e diffuso lungo tutta la penisola.”

Ti consigliamo di approfondire su questa pagina.

LeU propone anche:

– aumentare il finanziamento ordinario per università e ricerca, negoziando con l’Unione europea un aumento di congrue percentuali annue di PIL come investimento pubblico fuori dal patto europeo di stabilità
– aumentare borse di studio e posti nelle residenze universitarie per gli aventi diritto;
– valorizzare professori e ricercatori;
– investire sulla qualità dell’insegnamento;
– stabilizzare i precari dell’Università e del sistema della ricerca;
– definire di nuovi criteri e finalità della valutazione di singoli e istituzioni;
– disporre strumenti strutturali per la ricostruzione di un sistema universitario e della ricerca pubblico all’avanguardia e diffuso lungo tutta penisola

 

Rilancio Università: la riga del Centro-destra

Il programma elettorale del Centro-destra è in generale quello più sintetico in tutti i suoi temi, programma in 10 punti, per quanto riguarda Università e Ricerca contiene di fatto una riga, che dice  “rilancio dell’Università italiana per farla tornare piattaforma primaria della formazione”. Le modalità con le quali ciò dovrebbe avvenire e gli interventi che si intendono attuare non sono descritti.

 

Reclutare 10mila ricercatori: la proposta del PD

Tra le proposte più qualificanti del Partito Democratico su Università e ricerca, c’è la volontà di reclutare 10mila ricercatori di tipo B nei prossimi 5 anni.

“Riconosciamo all’università e alla ricerca una responsabilità sociale e politica fondamentale per il Paese: la formazione delle conoscenze e delle competenze e la generazione di futuro. Tale azione generativa si attua attraverso l’inscindibilità della formazione e della ricerca… Per la prossima legislatura, ci impegniamo lungo queste linee di intervento.

  • Approvare una misura che è fondamentale per affrontare i punti di crisi dell’università (tra tutti, i divari territoriali e l’allargamento dell’offerta formativa per andare sempre più incontro alla domanda degli studenti): il reclutamento strutturale e continuativo di 10 mila ricercatori di tipo B nei prossimi 5 anni.
  • Aumentare ulteriormente il fondo ordinario per l’università.
  • Promuovere le reti interuniversitarie di ricerca mediante incentivi alla mobilità e altri strumenti di raccordo.
  • Superare la logica dei “punti organico”, per lasciare agli atenei una maggiore autonomia nella gestione delle proprie risorse umane e finanziarie e ridurre i settori scientifico disciplinari.
  • Sostenere la semplificazione e l’abbattimento degli oneri burocratici per atenei e docenti.
  • Favorire l’internazionalizzazione delle nostre università e l’attrazione di studenti dall’estero attraverso un’azione di supporto coordinata a livello nazionale.
  • Favorire l’attrazione di studiosi e ricercatori che lavorano all’estero, potenziando e semplificando gli strumenti esistenti.

Queste indicazioni sono in questa pagina.

Inoltre, il PD intende:

▪ promuovere, mediante incentivi alla mobilità, le reti interuniversitarie di ricerca;
▪ favorire l’internazionalizzazione;
▪ favorire l’attrazione di studiosi e ricercatori che lavorano all’estero;
▪ istituire un’Agenzia Nazionale della Ricerca per il coordinamento di progetti e risorse;
▪ realizzare un piano straordinario di investimenti in ricerca di base;
▪ realizzare a Napoli un centro di ricerca internazionale ispirato allo Human Technopole di Milano;
▪ introdurre livelli essenziali delle prestazioni per il welfare studentesco omogenei per tutte le regioni;
▪ realizzare un piano speciale per l’edilizia universitaria;
▪ introdurre “lauree professionalizzanti”;
▪ rafforzare le borse di studio per i meritevoli privi di mezzi.

Più soldi per tutte le Università: la proposta di M5S

Forse fin troppo prolissi i programmi scritti dal Movimento 5 Stelle, compreso tutto quanto dedicato al tema istruzione e ricerca. Il Movimento mette l’accento sulla necessità di promuovere tutto il sistema e non solo le eccellenze, assicurando a tutti gli atenei finanziamenti adeguati al loro funzionamento. Ecco più in dettaglio, una selezione delle proposte dei 5 Stelle:

▪ potenziare gli incubatori universitari;
▪ incentivare il raccordo tra università, centri di ricerca, scuole, enti pubblici e mondo produttivo;
▪ incentivare la diffusione e la condivisione dei risultati della ricerca pubblica;
▪ sviluppare il lifelong learning;
▪ coinvolgere le università nella riqualificazione e riconversione degli inoccupati;
▪ potenziare e sviluppare il dottorato industriale;
▪ revisionare il sistema della formazione tecnica terziaria;
▪ revisionare il sistema AFAM;
▪ reintrodurre la figura del ricercatore a tempo indeterminato;
▪ introdurre un sistema di programmazione statale per garantire una selezione nazionale dei ricercatori;
▪ costituire una commissione di valutazione degli effetti e dei tempi necessari per l’introduzione del ruolo unico nella docenza;
▪ aumentare le borse di studio e allargare i criteri per l’accesso alle stesse;
▪ allargare la no tax area per gli studenti;
▪ riformare il sistema dell’accesso programmato;
▪ potenziare e valorizzare i corsi di dottorato;
▪ raddoppiare il numero di studenti stranieri in Italia;
▪ creare un’Agenzia unica per la Ricerca controllata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri

3% del Pil per la Ricerca: la proposta di +Europa

La lista capeggiata da Emma Bonino, +Europa, affronta il settore Università e Ricerca, al punto del suo programma denominato +Sapere. “Un’Italia più europea è un Paese in cui viene promossa la ricerca per migliorare le condizioni di vita di ogni persona. Un Paese dove la scienza è sì un diritto, ma anche un dovere. Rimuovere gli ostacoli alla ricerca scientifica sulle malattie rare, sulla procreazione medicalmente assistita, sugli embrioni e sulle biotecnologie non vuol dire tradire la propria natura. Semplicemente, significa evolversi.
Per far in modo che questo avvenga però, è necessario migliorare anche il sistema scolastico, con un’istruzione efficace che responsabilizzi docenti e studenti e che dia modo, ai più giovani, di esplorare il mondo, arricchendo così il loro bagaglio di competenze. Per avere quel “più” che ci permetta di essere davvero un Paese europeo. Ecco alcuni punti qualificanti:

  • investire in ricerca il 3% del  PIL in un’Unione Europea che partecipi per un terzo con il bilancio federale alla spesa complessiva per la ricerca in Europa;
  • istituzione di un’agenzia per la ricerca che sappia indirizzare in modo strutturale e permanente gli investimenti secondo una strategia di medio e lungo periodo;
  • promuovere il “diritto alla scienza” e la massima diffusione del metodo scientifico, sia come valore culturale che come principio che informa il processo legislativo;
  •  incremento  dei finanziamenti alla ricerca, più continuativi, ma anche con procedure più trasparenti, più aperte, per la libertà di ricerca scientifica
  • migliorare la qualità di tutto il personale docente e dirigente delle scuole di ogni ordine e grado
  • investire maggiormente sulla formazione post-diploma non universitaria
  • borse di studio per studenti meritevoli
  • più risorse alle migliori università
  • abolizione valore legale del titolo di studio

 

Un ponte tra Università a Impresa: la proposta di Civica Popolare Lorenzin

Il programma della lista Lorenzin è sintetico e suddiso per grandi temi, tra le proposte in tema Università e Ricerca si legge la meritoria (quanto vaga) proposta di creare un ponte tra università e imprese, sul modello noramericano e canadaese, attraverso un percorso che permetta agli studenti universitari di fare stage retribuiti in azienda, a tassazione zero per l’impresa, per poter essere poi assunti a tempo indeterminato alla fine degli studi.

Si propone inoltre a livello formativo di focalizzare maggiormente l’attenzione sulle esigenze formative dei lavori del futuro, quindi sulle competenze digitali, come big data, social media, machine learning; parallelamente andrebbe incentivata la formazione in quei settori difficilmente sostibuili dalla robotica come la cura della persona, l’artigianato, lavori artistici ad alto valore aggiunto.

Per quanto riguarda la ricerca, la lista si focalizza sul generico riferimento al rafforzamento della ricerca in ambito salute.

Azzerare scuola e università così come le conosciamo: la proposta di Potere al Popolo

Il programma di questa lista, punta soprattutto a ribaltare completamente la logica attuale della scuola come formazione/preparazione per il mondo del lavoro a sostegno di un’istruzione più accessibile e al rilancio della cultura.

Tra le riforme proposte si legge:
• la cancellazione della legge 107/15 (nota come Buona Scuola) e di tutte le altre riforme che hanno immiserito la scuola, l’università e la ricerca e le hanno messe al servizio delle esigenze delle imprese;
• l’obbligo della remunerazione dei dottorati e di ogni tipologia di collaborazione con i dipartimenti universitari;
• la gratuità degli studi universitari e postuniversitari pubblici;
• l’abolizione dell’ANVUR;
• un aumento consistente della quota di PIL destinata all’istruzione, il potenziamento dei fondi d’Istituto, l’aumento del Fondo di Finanziamento Ordinario per gli Atenei sulla base del numero degli iscritti e non di criteri premiali;
• una seria politica pubblica di sostegno alla ricerca, la gratuità dei libri di testo e la certezza del diritto allo studio fino ai più alti gradi, con pari condizioni in tutto il territorio nazionale.

 

Per approfondire ti consigliamo anche l’articolo di Startupbusiness ‘Cosa dicono i programmi elettorali su innovazione e digitale’ e ‘Investire nel capitale umano per ricomprarci il futuro’.