L’Italia è una destinazione sempre più popolare tra gli studenti stranieri. Lo sostiene Uniplaces, piattaforma online per la ricerca di sistemazioni per studenti, che ha realizzato un’analisi dei propri dati constatando un aumento degli studenti internazionali nel nostro Paese, dove sono oggi presenti oltre 100 diverse nazionalità. E non si tratta di presenze per corsi estivi o Erasmus: parliamo di iscritti a corsi di laurea triennale o specialistica. E questo nonostante il processo di internazionalizzazione degli Atenei italiani non sia del tutto lineare, come il recente caso sullo stop ai corsi in inglese al Politecnico di Milano ha mostrato.

Precisiamo subito che l’indagine di Uniplaces,  presente in Italia da un paio di anni,  è da prendere con le pinze: la società ha analizzato solo i propri dati e offre quindi una fotografia parziale della situazione degli affitti agli studenti in Italia, ciò non toglie che vi siano spunti interessanti.

Sulla piattaforma Uniplaces, nel 2017, quasi il 90% delle prenotazioni in Italia sono state fatte da studenti internazionali, con un incremento del 48% rispetto al 2016. Chi sono questi studenti e cosa fanno in Italia?

Quello che ci dice Uniplaces è che sono rappresentate almeno 104 nazionalità, benchè ce ne siano 10 più popolari. Gli studenti spagnoli sono i primi, rappresentando l’11% di tutti gli studenti internazionali che hanno prenotato su questa piattaforma, seguiti dagli studenti francesi e tedeschi. Sette nazionalità su dieci provengono dall’Unione Europea, mentre la prima nazionalità extraeuropea è quella indiana.

Nota: il dato sulla durata media dei soggiorni risente dell’andamento stagionale degli affitti per studenti che prendono l’alloggio per il periodo che gli serve.

Contrariamente a quanto siamo abituati a pensare circa la presenza di studenti stranieri in Italia, e cioè che si tratti in prevalenza di soggiorni Erasmus o corsi estivi, la gran parte di questi studenti è qui per frequentare corsi di laurea triennali o specialistiche.

 

Quali sono i motivi che spingono gli studenti esteri a scegliere l’Italia?

Secondo Uniplaces si tratta di un insieme di fattori: confrontando la situazione con i paesi dell’Europa Centrale, o addirittura con il mercato americano, le rate universitarie più economiche, il costo della vita più conveniente e, naturalmente, il clima mite e la buona cucina rendono l’Italia una destinazione molto popolare tra gli studenti. Insomma, la qualità della vita.

Sarebbe bello se tra i motivi ci fosse anche la ‘qualità’ dell’Università. Che indubbiamente nella sostanza c’è, ma sotto diversi aspetti è ancora indietro. Per esempio, proprio sul fronte dell’internazionalizzazione.

L’Università italiana e l’inglese

L’internazionalizzazione degli Atenei è stato da tempo inserito tra gli obiettivi delle Università dalla legge riforma 240 del 2010; internazionalizzazione che permetterebbe alle Università italiane di competere con le migliori al mondo, e che si persegue in diversi modi, tra cui il superamento delle barriere linguistiche con l’inserimento dei corsi in lingua straniera, in particolare con l’uso dell’inglese più diffuso. Da qui è nato il caso ‘Politecnico di Milano’ che nel 2012 aveva stabilito che dal 2014 tutti i corsi di laurea magistrale e i dottorati sarebbero stati in inglese, decisione che aveva aperto una diatriba soprattutto interna tra docenti che è stata portata fino all’esame prima del Tar e poi del Consiglio di Stato. Recentemente è intervenuta direttamente la Ministra Fedeli. Il sunto è che al Politecnico è stato impartito un contrordine: stop alla linea internazionale, per lo meno non così intesa, l’inglese non può mai sostituire l’italiano. Tutta la storia qui. 

Il processo di internazionalizzazione degli atenei italiani non andrebbe fermato, anche perché nonostante il trend di miglioramento riscontrato da Uniplaces, in realtà in uno scenario mondiale che vede il movimento di 5 milioni gli studenti universitari iscritti in un paese diverso da quello di origine (lo riporta questo articolo),  di cui l’80% frequenta l’università di un paese del G20, con gli Stati Uniti in testa, l’Italia raccoglie solo il 2%, come Spagna, Austria e Nuova Zelanda.

E’ inutile nasconderlo, gli studenti che vanno all’estero sono necessariamente attratti dai paesi di lingua inglese o le cui Università offrono programmi di lingua inglese: l’inglese è la lingua più diffusa al mondo, è la lingua del business, è la lingua che si parla in quasi tutti i contesti lavorativi multietnici, che siano aziende, organizzazioni no-profit, istituzioni, centri di riecrca. In parole povere, con l’inglese vai ovunque.

Come dicono gli autori dell’articolo sopra citato la lingua di Dante è stupenda e ha moltissimi estimatori (è la quarta più studiata globalmente), ma nell’istruzione universitaria e post-universitaria l’inglese è cruciale.

Nonostante l’inglese, altri indicatori confermano il trend positivo di iscrizioni di studenti stranieri in Università italiane, in particolare quelle milanesi che si stanno distinguendo per l’attenzione che dedicano all’attrazione di studenti internazionali.

Come riporta il Corriere della Sera, quasi tutti gli Atenei del capoluogo lombardo hanno migliorato il numero di iscritti grazie a borse di studio e sconti sulle rette, offerta dei corsi in inglese, sistemazione in campus con residenze: dalla giovane Humanitas che ha un corso di Medicina inglese frequentato da un 35 per cento di stranieri ( e prevede di arrivare al 43% il prossimo anno), fino a Bicocca, Bocconi e Politecnico che presentano i numeri più alti. Ma i dati crescono dappertutto, anche alla Statale, alla Cattolica, allo Iulm.