Il mondo dell’e-learning è oramai molto vasto e permette a chi vuole approfondire le proprie competenze al di fuori dell’Università di farlo secondo i propri interessi e i propri ritmi.  Abbiamo illustrato recentemente l’importanza del ‘learning by doing per acquisire competenze digitali. Oggi affrontiamo un altro aspetto della formazione ‘fai da te’, ovvero l’opportunità offerta dall’e-learning, un settore alla portata di tutti, ma in cui tra tutorial, corsi gratuiti e corsi a pagamento è spesso difficile orientarsi. Serve la guida di un esperto.

L’esperto in questione si chiama Michele Di Blasio, è fondatore di Lacerba, una scuola online di competenze digitali e imprenditoriali, che ha scritto su Startupbusiness un articolo che guida nella scelta dei migliori corsi online.

Informazione vs formazione

Questa differenza è spesso sottile, ma voglio metterla per prima. Soprattutto in ambito digitale, ma in realtà ovunque, chi si approccia per la prima volta a una materia fa fatica come dicevamo a orientarsi. Al di là della terminologia, non è facile capire i “perché” alla base di ogni insegnamento, e ciò impone allo studente, a mio avviso, una fase di ricerca di informazioni spesso soddisfatta dai tanti contenuti free presenti sulle piattaforme e-learning. Come vedremo al prossimo punto, alcune di queste guidano maggiormente l’utente nello studio, altre gli lasciano completa libertà. Ma è l’utente stesso che deve arrivarci prima di tutto con lo spirito di volersi informare. L’e-learning offre la straordinaria possibilità di studiare ciò che si vuole, al proprio ritmo. É un impiego del proprio tempo che vuole e deve essere intelligente, e non va sprecato. Non andate quindi subito alla ricerca di contenuti specialistici. Informatevi, attraverso i tanti contenuti che troverete, senza correre in tentazione di abusarne troppo a lungo, ma andando con mente aperta alla ricerca di ciò su cui volete davvero formarvi. Quando poi avrete trovato una materia che pensate potrà offrirvi un valore aggiunto allora sì, non esitate, investite su voi stessi.

Marketplace vs scuole online (vs Youtube)

La seconda differenza sta nel modello che viene adottato dalla piattaforma. I marketplace sono aggregatori di corsi, all’interno dei quali chiunque può pubblicare un proprio contenuto. Questo può essere un vantaggio che porta professionalità importanti a insegnare. Il controllo sulla qualità è però meno diretto, se non altro perchè vengono caricati contenuti molto generalisti, dalla cucina del sushi alla programmazione software. Chi certifica la qualità sono gli utenti stessi, che lasciano feedback utili a chi arriva. Se questi marketplace quindi possono rappresentare luoghi interessanti dove cercare formazione, bisogna anche stare attenti. Perchè per la stessa materia avrete probabilmente centinaia di opzioni, e se siete alle prime armi non sarà per voi semplice scegliere e fidarvi dei giudizi altrui non è sufficiente.

Le scuole online sono al contrario luoghi dove il piano formativo viene creato sulla base di esigenze formative in specifici ambiti e viene deciso dai gestori della scuola stessa. Gli esperti guidano gli utenti all’interno delle materie, che sono spesso un numero molto più ristretto, cercando di dare un format riconoscibile ai contenuti e selezionando i migliori docenti sul mercato per insegnarli. Qui lo studente può fare un percorso più modulare e andrà a fidarsi della piattaforma stessa, più che del singolo corso. Quale scegliere tra i due modelli quindi? Dipende dai campi e dalle aspettative. In generale credo le scuole offrano a chi inizia una buona garanzia di imparare le basi correttamente, per poi essere in grado di capire come crescere sul web.

E in tanti casi questa crescita passa anche per canali come Youtube, che come i marketplace offrono librerie enormi gratuitamente. Lo svantaggio? La difficoltà di seguire in maniera modulare questi contenuti, e un’assistenza meno focalizzata sul corso, se non a volte quasi assente. Consigliato quindi agli utenti esperti, che cercano mini pillole molto specifiche.

Formazione e-learning vs formazione in aula

Questa cosa c’entra? Beh, in un certo senso è una questione centrale. Molte scuole hanno infatti scelto nel tempo di produrre sì contenuti originali nel proprio ramo d’azione, ma trasponendo online corsi con caratteristiche tipicamente vicine a quelli d’aula, senza crearne di appositamente pensati per l’e-learning. Questa particolarità è spesso sottovalutata dallo studente, ma è invece fondamentale. Quando prendete parte a un webinar, un live, ecc, venite inseriti in un aula virtuale assieme ad altre decine (a volte centinaia) di persone. É un pò come assistere dal divano di casa, o dall’ufficio, a una lezione in stile universitario in cui il docente affronta in un tempo variabile tra 1 e 2 ore un argomento specifico. Ovviamente un tempo così ampio assicura allo studente la capacità di capire il contesto all’interno del quale si sta muovendo, ma non gli permette dall’altro lato di modulare lo studio al proprio ritmo. Se si perde qualcosa, dovrà aspettare la fine della lezione per riguardare il video, e a distanza di tempo ritrovare uno specifico punto non sarà affatto semplice. Va però detto che vi sono anche parecchi lati positivi in questo modello. Se vi sono pochi studenti, sarà più facile avere subito risposta ai propri dubbi generali. La lezione in diretta ci darà un appuntamento preciso da dedicare allo studio, imponendoci di smettere di fare altro per dedicarci completamente all’apprendimento. E più in generale riuscirà da subito a inquadrarci, in un colpo solo, la materia che stiamo approcciando. Per questo credo che il format del webinar sia utilissimo per esempio in fase di informazione, quando si vuole capire cosa studiare.

La formazione e-learning è invece diversa, appositamente pensata per l’online. Le lezioni sono registrate, brevi e concise. Questo per offrire in ogni video il giusto numero di informazioni che una persona può assorbire, dandole però allo stesso tempo lo spunto ogni volta a mettere subito in pratica quanto appreso. O comunque a ragionare su come calarlo nel proprio contesto. L’assistenza viene effettuata tramite commenti e punta a essere sì mediata dalla scuola, ma a coinvolgere anche proattivamente la community degli studenti. Insomma, si punta a una maggiore indipendenza, seppur guidata, della persona, che sceglie a quale ritmo seguire i corsi, quante volte rifarli, orientandosi velocemente tra i contenuti di valore. É una modalità che punta al cosiddetto “continuous learning”, e che quindi vedo come più adatta a chi voglia davvero formarsi nel tempo mantenendo un backlog di materiali a cui accedere velocemente in ogni momento.

Italiano o inglese

É inutile nascondersi dietro un dito. Come è ovvio che sia, la quantità di contenuti che si possono trovare in inglese è infinitamente più vasta di quelli in italiano. Eppure ci sono due motivi che a mio parere possono rendere interessante se non preferibile l’opzione nostrana, anche per lo studio di materie digitali.

In primis vi è una questione di mercato. Alcune materie infatti, come il marketing o il design, sono fortemente condizionate dal contesto in cui vengono calate. Studiare in inglese il mercato italiano in questi casi avrebbe a mio parere poco senso, anche perchè ci vorranno docenti esperti di queste particolarità che, nove volte su dieci nel nostro paese, saranno appunto italiani.

In secondo luogo vi sono poi alcune verticali più tecniche, come il coding. In questo caso non è un fattore di contenuti. L’inglese lo si deve comunque sapere, perchè i linguaggi di programmazione sono in inglese, così come tantissima documentazione che bisognerà affrontare. Quello che fa la differenza qui è poter avere l’assistenza in italiano. Avere la confidenza di porre una domanda, anche senza la terminologia corretta, ma nella propria lingua, rende lo studente molto più sicuro. Gli evita insomma di mollare al primo intoppo.

Formazione verticale o orizzontale

Last but not least, uno dei crucci di chi la pensa come Arie de Geus è: dovrei studiare per approfondire la mia materia e le sue evoluzioni nel tempo, o studiare temi affini che mi permettano di espandere il mio raggio d’azione? Come potrete immaginare, la risposta corretta è: entrambe. Si parla sempre più spesso di formazione a T, o di multidisciplinarietà. Conoscere a fondo una o due verticali e poi connetterle ad una serie di nozioni orizzontali su campi affini. Una formazione che ci permetta di connettere insomma i puntini. Ma da dove partire?

La scelta è molto personale, ma vi sono ambiti formativi in cui credo sia davvero importante avere (più di) una infarinatura generale a 360°, e il digital è uno di questi. Poniamo che vogliate diventare un/una digital marketer. Se non studierete le basi del coding, dovrete sempre far affidamento su un programmatore per installare o modificare gli analytics, o farete fatica a creare o modificare i template mail in HTML e CSS. E se lui ha la febbre un giorno? E se invece la febbre viene alla grafica, come farete a farvi le vostre immagini per le condivisioni social? Vero, ci sono tool automatici per quasi ognuna di queste esigenze. Ma saper padroneggiare a livello base queste competenze vi renderà autonomi, veloci, capaci di parlare con gli altri componenti del vostro team. Capirete cosa si può e cosa non si può fare, le tempistiche che richiedono i diversi task. Tutto ciò ha un valore inestimabile. Per questo a Lacerba per esempio abbiamo deciso di diventare una scuola del digitale a tutto tondo, e non solo di marketing, di coding o di design.

Perchè il valore sta nell’avere le giusta formazione, prima degli altri. Ma sta anche nel saperla sfruttare e calare nel proprio ambito, imparando a riconoscere continuamente le nuove opportunità che ci si pongono davanti.

originariamente pubblicato su Startupbusiness