Cosa c’entra Tim Cook, Ceo della Apple, con la giovane Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace? I due hanno unito le forze per far correre un progetto che darà la possibilità di avere un’istruzione e competenze digitali a migliaia di ragazze, oggi escluse dalla formazione. Ciò che in tanti Paesi è la normalità da decine di anni, in altri è ancora un privilegio. Ma un futuro migliore per il nostro pianeta, il superamento di guerre, fame, disuguaglianza sociale, emergenze ambientali, passa anche e soprattutto da qui: l’accesso all’istruzione e alla società della conoscenza garantito a tutti.

Un’intervista esclusiva a livello mondiale quella realizzata da The Indipendent, noto quotidiano UK indipendente, a Tim Cook, il CEO più famoso al mondo e a Malala Yousafzai, probabilmente il più famoso -sicuramente il più giovane – premio Nobel per la pace e attivista. Il motivo dell’intervista è stato l’annuncio di un accordo tra il gigante tecnologico e l’attivista per i diritti delle donne che vedrà convergere finanziamenti e risorse Apple al Malala Fund, per contribuire a raggiungere l’obiettivo del fondo di permettere a 100.000 ragazze di avere un’istruzione in luoghi come Afghanistan, Pakistan, Libano, Turchia e Nigeria. La cifra di 100.000 è un obiettivo iniziale, Malala ha certamente l’obiettivo di eliminare completamente la disuguaglianza educativa che sfavorisce in particolare le ragazze.

 

Probabilmente già conosci la storia di Malala, magari hai letto il suo libro ‘Io sono Malala’ in cui racconta la sua storia. In sintesti, Malala Yousafzai è una studentessa pakistana sopravvissuta a un tentativo di omicidio da parte dei talebani a 15 anni, per i quali la sua unica colpa era quella di voler continuare ad andare a scuola e voler tenere aperta la scuola del padre durante il regime talebano che le vietava, era attivista già a 11 anni. Dopo l’attentato con la famiglia si è trasferita in UK, dove ha continuato a studiare e a fare l’attivista per il diritto all’istruzione delle ragazze, diritto negato in tanti Paesi per diversi ordini di ragioni. Con suo padre, ha co-fondato il Malala Fund , che ha lo scopo di rendere accessibile l’istruzione a migliaia di ragazze nel mondo che oggi non ne hanno l’opportunità, oltre 130 milioni.  ‘Se una sola che ha studiato può cambiare il mondo, cosa potranno fare 130 milioni?’ si scrive nel sito della fondazione. La sua storia, il Premio Nobel ricevuto e soprattutto la sua grandissima forza e perseveranza le hanno permesso di incontrare capi di Stato, imprenditori, artisti e di coinvolgere tanti nel suo progetto che ha naturalmente bisogno di fondi per essere realizzato.

La collaborazione con Apple offrirà il vantaggio di portare non solo risorse finanziarie ma esperienza e competenze digitali, oggi così importanti,  e tecnologie che possono fare la differenza.

“Voglio dare istruzione  a 100.000 ragazze – dice Malala nell’intervista – e voglio assicurarmi che le ragazze possano ricevere un’istruzione di qualità. Apple ha esperienza nel campo dell’istruzione, esperienza nel settore tecnologico e vogliamo vedere come possiamo utilizzarlo per aiutare il Fondo Malala.

L’idea è quindi quella di sfruttare le risorse e competenze Apple in ambito education e coding, così come le piattaforme di e-learning. 

“Abbiamo 40 anni di esperienza nell’education – spiega Cook –  È stato un obiettivo chiave di Steve Jobs fin dall’inizio e quindi abbiamo sviluppato una competenza su ciò che i nostri prodotti possono fare in un ambiente didattico e su come possono alimentare i risultati degli studenti. Lo abbiamo fatto in molti contesti diversi, da scuole molto svantaggiate al polo opposto. E abbiamo raggiunto un numero significativo di persone con le nostre iniziative di coding, utilizzando i nostri negozi al dettaglio che lavorano con molti gruppi di studenti in generale, ma soprattutto ragazze. E così portiamo tutto questo al progetto di Malala. Abbiamo anche competenza nel fare le cose su scala globale e abbiamo un sacco di persone in diversi paesi in tutto il mondo. Ma soprattutto, la cosa più importante per me è che condividiamo idee e visione di Malala e possiamo offrirle il nostro sostegno”.

 

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