Quali sono le aspettative dei laureati rispetto al proprio futuro lavorativo? L’Università  fornisce competenze, ma prepara al mondo vero del lavoro? Insegna a progettare la propria carriera? Il post laurea può gettare nella confusione, poichè si tratta di cancellare la lavagna e cominciare a scrivere da capo la propria storia professionale e di vita. Abbiamo raccolto i consigli di diversi manager di grandi aziende che possono aiutarti ad affrontare questo momento.

“Prima di tutto bisogna darsi un obiettivo, costruire un proprio percorso, valutando i propri punti di forza e di debolezza” per Luca  Colombo, country manager Italia di Facebook questo è il punto da cui partire, la stella polare, che si accompagna anche con la capacità  di valutare esperienze all’estero che possono essere molto formative. O magari trovando un mentor, cioè una persona di esperienza che ci accompagni e sostenga nelle prime scelte importanti che dovremo affrontare.  Che non sono di poco conto, poichè ci si troverà a dover decidere se accettare o meno un’offerta di lavoro, per esempio.

“Scegliere bene: subito dopo l’Università non bisogna farsi prendere dalla fretta e accettare il primo lavoro che capita, ma valutare bene la situazione, magari anche aspettare qualche mese, ma scegliere il lavoro che più si avvicina al nostro ideale”. Queste parole, pronunciate da Ezio Melzi, consigliere delegato di Bravosolution in questa intervista, racchiudono il primo grande insegnamento per chi all’indomani della laurea si precipita a inviare CV, fare colloqui, con una generica idea di cominciare a lavorare prima possibile. E’ vero che da qualche parte bisogna pur cominciare e i ‘buchi’ prolungati sul curriculum non fanno una buona impressione. Ma l’insegnamento da tenere in considerazione è questo: sei tu a scegliere, sei tu a decidere, cerca di guardarti intorno a 360 gradi per trovare un’opportunità adatta a te e costruttiva. Puntando, come sempre dice Melzi ” ad aziende dinamiche, con pochi livelli gerarchici e che sanno premiare il merito”.

In questa direzione va anche il consiglio di Francesco Baroni, Business Innovation & Technology Manager di Gi Group, che sottolinea come sia importante non fermarsi nella ricerca ai brand più famosi. “In Italia ci sono 70 mila imprese che operano nell’ICT, per esempio, con un grandissimo dinamismo, per cui c’è uno spazio incredibile, non solo per le figure tecniche, ma anche per le figure che hanno fatto un percorso di studi più trasversale.”

Una guida nelle scelte è rappresentata anche dal rispetto di noi stessi, poichè  ‘motivazione e passione in quello che fai ti permetteranno di raggiungere i tuoi obiettivi’ sostiene Luca Lepore di Cisco Networking Academy Italia.

Un altro momento critico ‘the day after’ è costituito dall’ingresso stesso in azienda, dove i rischi sono due: assumere un atteggiamento troppo sopra le righe o troppo sotto le righe, cioè essere troppo pieni di sé o sentirsi, in quanto ultime ruote del carro, dei perfetti imbecilli.

“Essere umili –  dice Claudio Biestro, Direttore Generale del Personale di Engineering – anche se si esce dall’Università con 110 e lode, a volte si arriva in azienda e ci si confronta con un semplice diplomato che però ha esperienza e ci può insegnare davvero molto. Tuttavia, non bisogna aver paura di mettersi in gioco e avere la capacità di assorbire le nozioni tecniche, ma anche professionali e umane, da chi ha maggiore esperienza di noi”.

La curiosità è un altro valore importante oggi per riuscire nel mondo del lavoro, secondo Roberto Ferrari, Chief Digital and Innovation Officer Mediobanca Group, una curiosità che ci deve sempre spingere ad accogliere nuove sfide formative, anche se si sta lavorando ‘non bisogna fermarsi a quanto appreso all’Università, ma crearsi un proprio know-how’.

Ecco qui di seguito un’infografica con 10 consigli.