Secondo  i risultati del progetto Generation What?, coordinato dalla European Broadcasting Union – Rai in collaborazione con Rep.it e conclusosi lo scorso ottobre,  la preoccupazione per il proprio futuro lavorativo è molto elevata tra i giovani italiani che si sentono frustrati, ritenendo la società incapace di dare loro occasioni per dimostrare il proprio valore.

Sfiducia e rassegnazione: il sentimento nei confronti del mondo del lavoro fotografato dalla ricerca Generation What?, realizzata attraverso un questionario online partito nel corso del 2016, non è proprio un bello scenario. Precario, retribuito al di sotto delle aspettative, non capace di valorizzare le competenze acquisite, il lavoro è ritenuto fondamentale per realizzarsi, ma nella sua ricerca il singolo individuo si sente spesso solo e incapace di trasformare quel che gli è intorno in maniera positiva.

Anche rispetto alla scuola e allo studio in generale, i rispondenti alla ricerca evidenziano un atteggiamento critico rispetto alla preparazione fornita che, a loro giudizio, non prepara efficacemente per il lavoro che verrà; si osserva anche che il sistema non premia il merito e non garantisce a tutti le stesse opportunità.
Il lavoro è considerato centrale per la propria realizzazione, ma trovare la propria strada e il giusto riconoscimento è molto difficile.
Essere laureati implica un’entrata ritardata nel mondo del lavoro, e speso comporta instabilità economica,  lavori precari o comunque a tempo determinato. Viceversa, l’essere non laureati significa avere una maggiore probabilità di lavorare con un contratto a tempo indeterminato, ma quasi sicuramente con condizioni occupazionali e salariali inferiori o non corrispondenti alle attese dei singoli. Dai dati di GW emerge, ad esempio, come oltre 16 ragazzi su 100 tra i 25 e i 29 anni, con una laurea come titolo di studio, risultano ancora attivi in stage formativi.
L’insieme di domande evidenzia tuttavia alcune importanti problematiche rispetto alla propria occupazione: più della metà dei rispondenti non è soddisfatta del proprio lavoro (54.1%), con una percentuale che arriva al 91.8% tra quanti sono realmente occupati. Poco meno rispetto alla precedente percentuale sono quanti ritengono che il lavoro non sia in linea con le proprie competenze (48.5%, con il picco sui lavoratori pari all’85.9%). Anche sul fronte della retribuzione vi sono molte critiche; solo il 30% lo ritiene adeguato alla propria preparazione (tra le donne la percentuale scende al 27.6%), e nei lavoratori la quota scende sino al 5.8%.
In generale, la ricerca mostra anche come sia diffusa la convinzione di non poter controllare il proprio destino, perchè la società non offre davvero la possibilità di dimostrare il proprio valore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto questo è un po’ triste, anche se purtroppo è la situazione reale del nostro Paese.

Però a noi di University2Business  piace essere ottimisti e pensare che con la nostra iniziativa possiamo dare un contributo concreto e crescente per cambiare le cose. Lavoriamo tutti i giorni affinchè gli studenti universitari della nsotra community possano trovare attraverso le nostre GARE un’occasione per dimostrare il proprio talento ad aziende che sono capaci di apprezzarlo e che possono offrire opportunità di lavoro stimolanti e giustamente retribuite.

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