Secondo uno studio realizzato dall’Osservatorio Startupper’s Voice il 40% delle imprese innovative italiane ha avviato un processo di ricerca di personale qualificato senza riuscire a trovare i collaboratori che cercava. Un fatto che ci ha confermato anche il fondatore della startup insurtech Namu, che ha risolto il problema rimboccandosi le maniche.

L’indagine Osservatorio Startupper’s Voice tocca un problema molto sentito nel mondo startup, addirittura delle 200 imprese innovative sentite dall’osservatorio solo il 15% degli intervistati ha dichiarato di aver individuato le competenze ricercate nei candidati selezionati, mentre l’11% ha gettato la spugna e rinunciato alla ricerca del personale. Ma quali sono le digital e soft skill specifiche ricercate dalle startup?

“Per riuscire a portare sul mercato una nuova azienda è infatti necessario un alto livello di coesione all’interno del gruppo di lavoro, il quale sarà per forza di cose sottoposto a continue e stressanti pressioni”, spiega Carola Adami founder e Ceo di Adami & Associati, in questo articolo di CorCom “Le start up si trovano infatti spesso schiacciate da pianificazioni rigide e particolarmente serrate, oltre che dalle frenetiche startup competition. Da questo punto di vista, dunque, la ricerca di personale qualificato non si limita al puro soddisfacimento dei requisiti tecnici, ma deve andare oltre, puntando a una ulteriore compatibilità di tipo relazionale.”

Per approfondire il tema siamo andati a sentire cosa ne pensa proprio una startup, che ha risolto il problema a modo suo, rimboccandosi le maniche per offrire un upgrade formativo al personale che serve alla sua giovane impresa o che è interessato a lavorare in startup, in particolare orientandosi alle figure del project manager e digital marketer.

“E’ vero, trovare persone da inserire nel team per le startup è un problema enorme, il principale è che mancano le competenze, anche in persone laureate nelle più affermate Università italiane – afferma Alberto Baccari, fondatore di diverse startup, l’ultima Namu – Quello che riscontro è che c’è una preparazione molto teorica, legata anche a modelli di business, aziendali e processi tradizionali, quasi superati. Non si può uscire dalla Bocconi e non sapere o non aver mai fatto un business model canvas. Personalmente ho risolto il problema in questo modo: dopo tanti colloqui e ricerche che mi hanno fatto solo perdere tempo ho deciso di formare io stesso le persone con le competenze che ritengo utili. Ho creato quindi a Milano dove risiedo un hackademy per padawan in cui non esistono slide ma solo progetti e casi reali per sviluppare le competenze necessarie per entrare in team. Al momento le lezioni sono gratuite, c’è stato molto interesse, l’iniziativa sta crescendo molto e forse migreremo l’iniziativa dagli uffici del partner Telematica Italia al primo coworking che voglia ospitarci con lo stesso spirito di contributo al sociale. Dopo questa veloce formazione abbiamo già ottenuto risultati: sui primi 15 partecipanti abbiamo già individuato alcune risorse che possono ambire a entrare nel team.”