Secondo il Global opportunity report 2016    il rischio che a livello mondiale preoccupa maggiormente è la disoccupazione che colpisce 75 milioni di giovani, pari a una percentuale del 42%. Paradossalmente però, è  un rischio che crea nuove opportunità: tecnologia, imprenditorialità e mercato digitale sono gli strumenti per superare la crisi occupazionale.

L’indagine – che ha coinvolto oltre 5.500 rappresentanti del mondo delle aziende, del governo e della società civile – prende in esame alcuni dei rischi più pressanti di oggi con l’obiettivo di evidenziare le opportunità di business ad essi correlate, nel rispetto degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite.

Tra i rischi analizzati, la disoccupazione giovanile (42%) si posiziona in cima alla lista, precedendo quelli legati all’accelerazione delle emissioni dai trasporti (21%), la crisi mondiale del cibo (14%), la resistenza ai farmaci salvavita (15%) e la perdita della biodiversità degli oceani (8%).
I giovani che oggi risultano inoccupati (cioè non stanno né studiando, né lavorando) sono ben 75 milioni, con picchi più alti in Medio Oriente (27%) e Nord Africa (28%) anche se la situazione europea, che con una media del 20%, non è certo rosea (l’Italia è il Paese europeo con più disoccupati secondo i più recenti dati Istat, oltre il 39%).

“ Siamo di fronte a un nuovo mondo del lavoro caratterizzato da incertezza, crescente robotizzazione, rapidi cambiamenti e tassi di disoccupazione che rimangono alti anche quando l’economia cresce. – dice Luca Crisciotti, CEO di DNV GL – Business Assurance (una delle società che si sono occupate dell’indagine) –  È necessario ripensare modelli e sistemi, anche per le aziende, che altrimenti perderanno una generazione di consumatori”.

Il documento, quindi, non si limita a segnalare i rischi, ma offre un quadro delle opportunità che nonostante la premessa di partenza, il mondo del lavoro odierno offre, individuando alcuni specifici temi:

  • FUTUREPRENEUR – l’imprenditorialità è già attualmente un fenomeno in aumento, quella giovanile deve essere supportata ulteriormente sopratutto dalle stesse aziende. Si stima che per ogni dollaro speso in favore di programmi a sostegno dell’imprenditoria giovanile, si generino 3 dollari a livello di gettito fiscale. Il rapporto è di 1:10, invece, se si considera che ogni dollaro messo a disposizione per i giovani imprenditori viene moltiplicato dieci volte nel fatturato del business in cui viene impiegato. Favorire l’imprenditoria giovanile, incubandola all’interno delle aziende stesse, non rappresenta solo un’opportunità per poter contare su nuove idee e per diversificare, ma una forma di investimento.
  • DIGITAL LABOUR MARKET – L’83% dei datori di lavoro in Canada e Stati Uniti lamenta la mancanza di sviluppatori di software; mentre il giro d’affari dell’outsourcing(cioè l’esternalizzazione di funzioni, attività o servizi aziendali)  per il 2016 sarà di 200 miliardi di dollari. Scommettere sul digitale per sviluppare piattaforme capaci di mettere in contatto talenti e richiesta di lavoro o delocalizzazione in aree svantaggiate è un’esigenza pressante.
  • CLOSING THE SKILL GAP – Un mondo in rapida evoluzione ha portato a altrettante rapide evoluzioni anche il mondo del lavoro, e al conseguente divario tra  domanda e offerta di competenze. L’istruzione per questo mercato del lavoro in cambiamento deve essere più flessibile, dando ai giovani la possibilità di imparare competenze  generali (per esempio i digital skill)  o imparare ad imparare velocemente quando necessario. E’ necessaria una cultura dell’apprenditmento continuo.

Le aziende giocheranno un ruolo di primo piano per il cambiamento.  Se in passato ci si aspettava che a rivoluzionare i sistemi fossero governi e politica, ora la prospettiva cambia. I cambiamenti arrivano dal basso, con aziende e rappresentanti della società civile come attori principali.

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