Studi, pratica, primi clienti, lavori completati. Siete ufficialmente freelance, che è un modo sintetico per definire tutti quei lavoratori – oggi moltissimi – che non sono vincolati ad uno specifico committente e lavorano spesso senza un contratto.

Le normative vigenti sulla tassazione prevedono la possibilità di ottenere sino ai 5 000 euro annui per prestazioni lavorative di questo tipo. Al di sotto di questa soglia minima, potrete continuare a gestire autonomamente la vostra attività rilasciando, a conclusione dei lavori, una ricevuta denominata in ritenuta d’acconto (o notula).

La notula deve obbligatoriamente riportare gli estremi di lavoratore e committente, essere datata, firmata, avere un numero progressivo e contenere l’importo lordo e al netto della ritenuta d’acconto (20%). Spesso in calce è anche indicato il metodo di pagamento e i riferimenti bancari della transazione.

Adesso, supponiamo che la vostra cerchia di clienti si espanda, il numero di commissioni si moltiplichi, e consequenzialmente il vostro reddito da lavoro autonomo superi la famosa soglia dei 5 000 euro annui. Cosa fare?

A questo punto è necessario aprire una partita IVA, indipendentemente dal numero di committenti per cui si lavora. I vantaggi consistono nella possibilità di versare i primi contributi pensionistici, nel poter fatturare a vostro nome per acquisti di strumenti e servizi relativi alla vostra attività, e naturalmente nell’evitare che l’Agenzia delle Entrate vi si presenti alla porta.

Un ulteriore scalone è rappresentato dalla soglia dei 7 000 euro annui: se i vostri guadagni sono inferiori, non avete l’obbligo di versare l’IVA, che sarà pagata dai vostri committenti. Il pagamento dell’aliquota IVA scatta invece se i vostri redditi da lavoro superano i 10 500 euro annui.

L’apertura di una partita IVA comporta dei costi crudi e fissi: quello dell’iscrizione separata all’INPS, l’istituto di previdenza sociale, e il versamento all’erario del 5% dei vostri ricavi annuali, cui va aggiunto il compenso per il commercialista. Inoltre, vi consigliamo di rivolgervi ad un professionista per una consulenza preventiva: se decidete di aprire una partita IVA è necessario scegliere la forma giuridica con la quale aprirla (come ditta individuale o liberi professionisti) ed espletare alcune procedure di iscrizione al registro delle imprese.

Adesso, siete pronti per cominciare – o continuare – a lavorare da freelance.

L’autrice: Mariateresa Amatulli, 23 anni, ha conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università di Macerata nel 2014. Attualmente è iscritta al corso di laurea magistrale in Scienze politiche, in particolare Relazioni internazionali. Nel corso degli studi triennali ha collaborato spesso con web magazine e redazioni.