Dietro alle Startup? Ecco Buildo.

Stavolta non ci occupiamo prettamente di startup, ma di chi contribuisce al successo di molte di esse. Siamo in compagnia di Claudio e Gabriele, fondatori dell’azienda di consulenza software Buildo.

Di cosa si occupa la vostra azienda?

Claudio: siamo un’azienda di consulenza software che lavora con startup, l’ambito che più ci interessa. Ci siamo ritrovati ad essere un gruppo di persone con lo stesso interesse ed abbiamo fondato un’azienda che potrebbe essere definita una meta-startup. Inoltre, essendo nuovi sul mercato possiamo essere considerati anche una startup.

Quando avete sentito l’esigenza di far nascere Buildo?

Gabriele: abbiamo avuto l’idea di fondare Buildo nel 2013, quando studiavamo insieme negli Stati Uniti e, vivendo e studiando insieme tutti i giorni, abbiamo realizzato di voler lavorare nello stesso ambito. Dunque, tornati in Italia, abbiamo fondato l’azienda. Di fatto, mentre ci stavamo laureando, abbiamo avuto già i nostri primi clienti.

Nonostante l’azienda fosse partita bene fin dall’inizio, ci sono stati dei momenti difficili da affrontare solo con le vostre forze, in cui avete dovuto chiedere finanziamenti?

Claudio: in realtà abbiamo da subito trovato clienti importanti che hanno creduto in noi e ci hanno dato ottimi progetti con cui partire, i quali sono stati più che sufficienti per noi. E’ stato abbastanza semplice dal punto di vista economico, nonostante per il resto non sia stato tutto rose e fiori. Abbiamo fatto un bel lavoro, ci siamo impegnati moltissimo, ma almeno il momento di bootstrap non è stato problematico.

Il fatto che voi vi rivolgiate a startup, quindi spesso a persone con poca esperienza, vi ha aiutato nell’essere da subito considerati affidabili?

Gabriele: in un certo senso si, perché molte persone che si rivolgono a noi non hanno bene in mente la parte tecnica dell’avviamento di una startup e quindi noi diventiamo subito figure di riferimento da quel punto di vista. Ciò detto, è stato un buon aiuto rivolgersi a startup e lo è sempre, perché consente di porsi in un modo diverso rispetto a come ci si porrebbe con un’azienda consolidata.

Voi che lo vedete dall’esterno, quali caratteristiche deve possedere un buon imprenditore per riuscire nella sua impresa?

Claudio: è molto difficile dare un giudizio generico su quali siano le startup che hanno successo e quali no. Di base abbiamo trovato forte riscontro sulle competenze dei fondatori, se le hanno forti nel settore in cui stanno cercando di entrare hanno una probabilità di successo molto elevata. D’altra parte anche quando i fondatori di una startup siano bravi, intelligenti, con molte competenze ma provano ad entrare in un settore nuovo, che non è esattamente il loro, allora risulta più complesso che riescano a portare avanti la startup.

Gabriele: uno dei fattori chiave che abbiamo notato nelle startup di successo è la capacità di capire quale è il minimum viable product; infatti le persone che riescono a concentrarsi su poche cose sono quelle che le fanno meglio.

Claudio: riassumendo, le due caratteristiche principali sono: avere competenze da “startupparo”, cioè capire cosa serve effettivamente in quel momento e dall’altro avere competenze specifiche e non generiche in quello che si sta facendo.

Quali sono le prospettive per il 2016?

Claudio: siamo in piedi da più di due anni, siamo ormai consolidati nel business. Diciamo che per il momento stiamo avviando progetti in base al nostro gusto personale ed in futuro ci piacerebbe essere più consolidati e aver più certezze e stabilità. Vogliamo creare solide fondamenta, in modo da avere meno imprevisti.

Il vostro background scolastico ha coerenza con quello che fate ora?

Claudio: siamo tutti ingegneri informatici e siamo finiti a fare sviluppo per startup, quindi quello che abbiamo fatto a scuola rispecchia ciò che abbiamo fatto dopo. Altre cose più specifiche abbiamo dovuto cercare di impararle per conto nostro, soprattutto quelle tecniche e di gestione dell’impresa, non solo nostra ma anche degli altri.

Un momento bello e un momento brutto?

Gabriele: il momento bello è certamente la prima volta che abbiamo chiuso un contratto, perché era stata una buona dose di fiducia data da una grossa azienda, arrivata dopo un certo numero di collaborazioni serie ed avvenuta dunque come un sigillo. Un momento brutto si ha potenzialmente ogni qualvolta una startup non fa quello che aveva previsto di fare e quando ci sentiamo parzialmente responsabili. E’ successo qualche volta che ci sentissimo male per qualche startup, però per questioni puramente statistiche, purtroppo sono ben poche quelle che vanno avanti.

Claudio: A livello umano effettivamente vedi il lavoro tuo e di altre persone che va in fumo e che non si concretizza in nulla ed è una situazione spiacevole, d’altro canto ci sono anche molti momenti in cui si esplorano cose nuove e molto motivanti.