Oggi la scelta di abbandonare il nido si presenta sempre più precocemente nei giovani. C’è chi emigra per necessità, chi per scelta di vita o semplicemente c’è chi vuole prendersi il sicuro e cominciare ad arricchire il proprio curriculum. Andare via di casa è per molti il sogno di una vita, perché è  la decisione che porta all’indipendenza, ma per altrettanti è un dramma arduo da affrontare.


I ragazzi che decidono serenamente di partire, sebbene i casi siano rari, sono spesso reduci da situazioni difficili, oppure che non li hanno pienamente soddisfatti, come se il luogo d’origine fosse arrivato in qualche modo a stare troppo “stretto”.

Talvolta, più diffusamente, l’entusiasmo di cambiare aria può essere tale da insabbiare, almeno momentaneamente, la paura e la sofferenza del distacco. Per queste persone è l’istinto a farla da padrone e i postumi della decisione, una volta realizzate tutte le difficoltà, sono spesso dolorosi. Questo è forse uno dei casi più problematici, perché si rischia di essere travolti dai rimorsi e lasciare perdere una volta cominciato. Ma anche in questi casi non bisogna scoraggiarsi. Non sempre si possono calcolare tutte le variabili di una scelta, soprattutto se questa implica il coinvolgimento dei sentimenti. Perciò, se i ripensamenti sopraggiungono, bisogna saperli affrontare ed accoglierli come piccoli ostacoli, non come indicazioni per un vicolo cieco.

Il più delle volte non si può capire fino in fondo se l’allontanamento sarà proficuo oppure si rivelerà una mossa falsa e, per questo motivo, molto spesso il salto è verso l’ignoto. Ci sono ragazzi che partono e decidono di trovare un posto di lavoro in loco, piuttosto che cercarlo da prima, perché vogliono provare a se stessi di avere la maturità e la forza giusta per poter restare lontano da casa. Altri sono studenti che, dopo scrupolose ricerche, partono molto informati su una università che sembra la migliore in assoluto, ma ovviamente lontana chilometri da casa.

I gruppi che si spostano sono eterogenei, ma hanno tutti in comune una sensazione: la paura di volare via. Come abbiamo detto, nella maggior parte dei casi è un salto nel vuoto, non si può sapere in anticipo cosa il destino può riservare. La paura esiste ed è quella di fallire, di non trovare un lavoro o il massimo dell’istruzione, di stare in un posto sconosciuto e non ambientarvisi.

Il consiglio è sempre quello di accompagnare al proprio istinto e buona volontà, presenti in ciascuno di noi in quantità differenti, una buona dose di informazioni sul luogo, lo stile di vita e le possibilità di crescita. Ormai esse sono reperibili un po’ dovunque sul web, oltretutto ottimo strumento per entrare in contatto diretto con persone che hanno già vissuto la nostra esperienza. Con un bagaglio simile, sarà molto più semplice affrontare l’ansia prima della partenza e del primo periodo nella nuova sistemazione.

Ma una delle paure più grandi è quella del tornare a casa “a mani vuote”. Intorno a chi viaggia si creano delle aspettative, si pensa che si debba tornare cresciuti, con un bagaglio di esperienze e di vita superiore a chiunque sia rimasto chiuso nel luogo d’origine. Ma spesso la situazione non è così immediata, ci vogliono anni prima che un ragazzo maturi la sua esperienza lontano da casa. All’inizio sarà sempre un bambino che è andato a giocare nel cortile. Il suo zaino sarà pieno di giochi e di ricordi belli e brutti, ma non avrà interiorizzato i luoghi che ha visto, le persone che ha incontrato.

Tuttavia, non c’è da preoccuparsi, la strada è lunga ma non è sempre in salita. Il grande vantaggio di partire fin da giovani è l’incredibile energia che si traduce in nuove scoperte, nell’esplorazione di molteplici ambiti lavorativi e sociali. Raramente infatti, un ragazzo parte con l’idea di sistemarsi e ricreare nel più breve tempo possibile l’atmosfera di casa. La sensazione rimarrà per molto tempo quella di essere fuori in avanscoperta, quasi come una lunga vacanza in luoghi sconosciuti e avventurosi.

L’autrice: Giovanna Spiga, 20 anni, frequenta il terzo anno del corso di Economia e Management per Arte, Cultura e Comunicazione, presso l’Università “Luigi Bocconi” di Milano.

Ha partecipato alla gara “Ti piace scrivere? Aiutaci a creare contenuti per il blog!” perché ha voluto mettersi alla prova attraverso la piattaforma di University2Business e capire se poteva iniziare a coltivare la sua passione per la scrittura e, in particolar modo, quella per il giornalismo.