Compiuti vent’anni, si entra ufficialmente nel mondo degli adulti. Lo stabilisce anche il vocabolario inglese, si esce dalla teen-age. Le scelte da intraprendere sembrano più pesanti e le responsabilità delle azioni spaventano, ma in realtà è solo un’impressione.

Quando compiamo gli anni, spesso amici e parenti chiedono se ci sentiamo cresciuti, ma a noi la domanda risulta ridicola. Del resto non sono passati che pochi minuti da quando avevamo 19 anni, all’istante successivo in cui le candeline sono state spente. Quali cambiamenti ci saremmo dovuti aspettare?

Si sente parlare spesso di persone che dicono di sentirsi arrivate al giro di boa, ovvero al momento in cui devono avvenire cambiamenti fuori e dentro la propria vita. Sempre più di frequente sono i ragazzi di vent’anni ad avvertire questa sensazione, con tutti i complessi che possono derivarne.

La verità è che oggi più che mai si dà troppa importanza alla scansione delle fasi della vita, come se ogni età andasse classificata e catalogata secondo canoni uguali per tutti. A diciotto anni ci si deve diplomare, prendere la patente e cominciare a donare il sangue. A diciannove anni si devono avere già le idee chiare su quale università scegliere, quale specializzazione intraprendere e quale mestiere svolgere. E a vent’anni? Ovviamente a vent’anni il tutto deve essere concretizzato, ogni sogno deve diventare realtà e non sono ammessi ripensamenti, perché ormai l’età adulta è stata raggiunta.

Con un carico di aspettative simile è pressoché impossibile compiere delle scelte in maniera totalmente lucida. Si subisce la pressione della società che pretende una maturità superiore all’esperienza che può avere un ragazzo appena uscito dal liceo, con sulle spalle al massimo due anni di università o qualcuno da lavoratore precario spesso e volentieri in nero.

I ragazzi sono vittime del moderno modo di pensare, incentrato sulla massimizzazione del profitto e sul raggiungimento dei risultati nel più breve tempo possibile.

Le stesse università si sono convertite a questa nuova etica. I ragazzi sono inseriti in un contesto iper competitivo, con scadenze e obiettivi da soddisfare in tempi celeri, pena il mancato collocamento nel contesto lavorativo prescelto. Vengono stimolati i confronti anche laddove sarebbe opportuno lasciare a ciascuno la possibilità di esprimersi in completa autonomia. Perfino le valutazioni sono fatte sulla base del rendimento totale, piuttosto che ammettere che siano fondate unicamente sulla qualità del singolo compito.

Il lavoro dello studente viene in questo modo depersonalizzato e portato ad un livello in cui non contano le peculiarità che lo contraddistinguono, ma unicamente la capacità di produrre in maniera proficua senza mai perdere il ritmo.

D’altra parte non è consigliabile neanche il rifiuto totale di adeguarsi al pensiero dominante. Bisogna analizzarne i punti di forza e non lasciarsi deprimere dai dettami estremisti. Infatti, come non è corretto cercare in maniera psicologicamente violenta di accelerare il rendimento di uno studente o il raggiungimento della maturità, non è costruttivo che il ragazzo  non sfrutti a dovere le opportunità che gli si presentano davanti. Quando prendiamo una decisione, dobbiamo profondere tutte le nostre energie per essere soddisfatti di noi stessi. Non deve importare tanto il risultato, ma la passione ed il talento che abbiamo scoperto di avere in quell’ambito.

In questo modo ogni decisione avrà il suo senso, nessun percorso sarà un vicolo cieco, perché lo avremo arricchito della nostra personalità. Dopodiché, percorrendo il nostro cammino, la maturità arriverà ed il cambiamento che gli altri si aspettano da noi, pur non essendo immediato, scaturirà dal nostro insieme di esperienze. Nessuna scelta è sbagliata a vent’anni. Tutto è in continuo cambiamento e qualsiasi cammino intrapreso sarà ricco tanto di sconfitte quanto di soddisfazioni.

L’autrice: Giovanna Spiga, 20 anni, frequenta il terzo anno del corso di Economia e Management per Arte, Cultura e Comunicazione, presso l’Università “Luigi Bocconi” di Milano.

Ha partecipato alla gara “Ti piace scrivere? Aiutaci a creare contenuti per il blog!” perché ha voluto mettersi alla prova attraverso la piattaforma di University2Business e capire se poteva iniziare a coltivare la sua passione per la scrittura e, in particolar modo, quella per il giornalismo.