Al lancio del Programma Volontari per Expo Milano 2015 si è scatenata una battaglia nell’arena mediatica che ha creato due orientamenti generali: i contro, che richiamano al tradizionale volontariato per solidarietà sociale, ed i pro, fra i quali i migliaia di ogni età che hanno risposto in massa al bando di reclutamento per partecipare all’Evento.


Tradizionalmente, nelle università di stampo anglosassone le attività di volontariato rientrano per eccellenza fra le esperienze extracurriculari cui i selezionatori degli studenti prestano un occhio di riguardo.

Per noi che ci occupiamo di tutto ciò che ruota attorno al passaggio tra Università e mondo del lavoro, questo solleva una questione molto interessante, al di là delle opinioni personali in gioco: quale valenza assume il volontariato nel contesto lavorativo, ed in particolare in un processo di selezione? Può diventare un fattore di valutazione?
Lo abbiamo chiesto a Caterina Amatulli, esperta di selezione del personale per le PMI da oltre dieci anni.

 La presenza di attività di volontariato nel CV è un elemento rilevante nella selezione di un candidato?  E secondo lei quanto influisce?

La presenza di attività di volontariato nel Cv di un candidato è generalmente considerato indice di una persona altruista e con una buona autostima. Se associato ad altre caratteristiche personali, può rilevare positivamente, avvalorando la propensione del candidato  verso il lavoro in team o la gestione di un gruppo.
L’esperienza specifica di volontariato, presa singolarmente,  non diviene un elemento di valutazione essenziale della risorsa – si consideri che in molti casi il candidato non indica sul CV di svolgerla o averla svolta, e questo aspetto lo si scopre e lo approfondisce  in fase di colloquio – ma in generale l’attitudine a svolgere questo tipo di attività è ritenuto un valore aggiunto nella valutazione delle abilità personali comparate al contesto lavorativo, al ruolo e mansioni che la risorsa dovrà ricoprire nonchè alle specifiche esigenze aziendali.

Cosa, se esiste, nelle attività di volontariato le rende importanti sotto il profilo professionale?

Una risposta molto schietta e sintetica potrebbe essere il “fare prima di chiedere”, l’agire anche in situazioni non del tutto ottimali e lo sviluppo della “causatività”, l’attitudine a sentirsi parte del contesto lavorativo ed esserne responsabili del buon andamento.

Si sente spesso parlare di soft skills, le abilità personali, distinte dalle competenze..può spiegarci meglio il concetto con esempi concreti? E come possono aiutare in un contesto lavorativo?

Vengono  definite Soft skills tutte le abilità di una persona che rientrano nel campo cognitivo relazionale e comunicativo. In concreto esse si possono identificare nei tratti di leadership, comunicazione, capacità decisionale e/o di lavorare in team. Sono questi tutti elementi essenziali che vanno a determinare risultati positivi sull’andamento aziendale, vuoi in termini di rapporti umani, vuoi in termini organizzativi e di raggiungimento degli obiettivi.
Una persona con queste caratteristiche è capace di comunicare in positivo, pertanto in grado di motivare, coinvolgere e influenzare il proprio gruppo creando un contesto armonioso e di confronto costruttivo; è altresì in grado di parlar chiaro e far sentire la propria voce, correggere, mediare e gestire conflitti.
Per dare esempi concreti lo potremmo immaginare come il condottiero capace di trainare il gruppo verso il risultato atteso. In un ruolo commerciale è una risorsa piena di iniziativa individuale che crea e stringe accordi con i clienti e fidelizza.  Una risorsa positiva e propositiva è essenziale in progetti ambiziosi e di sviluppo aziendale perché viene percepito come punto di riferimento che tutti vogliono imitare.

Il volontariato può contribuire ad aumentare le soft skills?

In alcuni casi può avere un peso ma vanno sempre valutare  tutte le esperienze e soprattutto il percorso di studi, le caratteristiche complessive del candidato, i suoi tratti e le sue capacità, e correlarle al contesto lavorativo: ogni ruolo ed ogni azienda richiedono personalità  e abilità differenti. Il volontariato può aiutare però a sviluppare le capacità di relazionarsi con gli altri, di lavorare in team e di adattarsi a contesti variabili.

In conclusione, le attività di volontariato non divengono una discriminante essenziale nella valutazione di un recruiter, ma possono costituire un piccola parentesi dal contesto scolastico in cui coltivare maggiormente quelle capacità relazionali che saranno  molto utili nel mondo del lavoro e che sicuramente migliorano la qualità di rapporti con il prossimo.

L’autrice: Mariateresa Amatulli, 23 anni, ha conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università di Macerata nel 2014. Attualmente è in procinto di iscriversi ad un corso di laurea magistrale in Scienze politiche, in particolare Relazioni internazionali.
Nel corso degli studi triennali ha collaborato spesso con web magazine e redazioni

Ha partecipato alla gara “Ti piace scrivere? Aiutaci a creare contenuti per il blog!” perché U2B dà  l’opportunità  di esporre le proprie idee e progetti in maniera diretta ed efficace.