Chi non vive l’esperienza non può capire il significato intrinseco della laurea. Cosa significa ripagare anni di sacrifici, per se stessi e per le famiglie; anni di ricorrenti tensioni, scoramenti ma anche soddisfazioni e appagamenti per avere avuto l’opportunità di apprendere quantomeno le nozioni cardine della carriera lavorativa a cui si aspira.

Purtroppo non sono rari i casi in cui lo studente si rende conto di non essere tagliato per il tipo di studi inizialmente scelto, perdendo così motivazione, autostima e soprattutto tempo, già dagli inizi. In molti altri casi le carriere universitarie si concludono più o meno nei tempi stabiliti generando un aspirante lavoratore… e non solo.

In che modo tale aspirazione venga accolta e supportata dal mercato lavorativo è qualcosa di molto eterogeneo in relazione al settore. In molti casi peraltro occorre effettuare obbligatoriamente un periodo di tirocinio o praticantato, piuttosto che un esame di abilitazione, e sempre più spesso c’è anche chi, pur avendo ottemperato a questi “obblighi accessori” e  spesso biasimabili, continua ad avvicinarsi al mondo del lavoro in maniera asintotica, lenta, estenuante e talvolta fittizia. Ed è così che passano i giorni, i mesi, in casi estremi gli anni, inseguendo una carriera che tende sempre più ad allontanarsi da quella desiderata, per avvicinarsi (forse) a quella richiesta delle aziende. Vi è una palese discrepanza tra i profili disponibili e quelli richiesti, oltre che una difficoltà obiettiva di assorbimento di nuove leve da parte del mercato del lavoro. Forse le aziende non possono permettersi di  formare un neolaureato spaesato che probabilmente sta solo provando ad inserirsi nel mondo del lavoro e che quindi darà forfait alla prima buona occasione? C’è sicuramente del vero in questo. Basti pensare ai sempre più famosi, costosissimi Master aziendali, che non hanno formalmente nulla a che vedere con i Master universitari, ma che, in fondo in fondo hanno lo stesso obiettivo: fornire competenze sempre più specialistiche (a pagamento) al fine di rendere i neolaureati più facilmente inseribili nelle realtà produttive o di servizi. Una forma subdola di “ricatto di lavoro”? Fate voi.

Che l’avanzamento tecnologico e un mondo sempre più competitivo e globalizzato abbiano posto in essere la necessità di figure professionali sempre più specializzate è indubbio, ma siamo certi che la soluzione Master sia la più apprezzabile da parte del popolo sempre più folto di laureati inoccupati? Siamo sicuri che i corsi Magistrali non possano seriamente “prendere l’impegno” di formare personale che non sia solo erudito, ma che abbia anche una, quantomeno discreta, capacità operativa e decisionale?

Perché oggi un neo diplomato dovrebbe scegliere di intraprendere il percorso universitario, quando, nel giro di pochi anni potrebbe benissimo acquisire quelle capacità operative ricercate dal mercato del lavoro e che un laureato di primo livello neanche sogna minimamente di avere? Interrogativi dilaganti che riguardano una fase delicata della vita di ciascuno di noi. Quella fase in cui un individuo cerca in genere di rendersi indipendente dal proprio nucleo familiare d’origine per crearsene uno proprio e che invece, nella migliore delle ipotesi, sceglie di non farsi spezzare dalla triste situazione di stallo in cui si ritrova immerso e si reinventa giorno dopo giorno, nel solitario inseguimento della luce in fondo al tunnel.

Esiste un giorno nella vita di ciascuno di noi in cui non ci si può  più permettere di attendere le risposte alle domande di cui sopra. Si tratta dello stesso identico giorno in cui si hanno le energie sufficienti per poter agire e cambiare radicalmente la propria vita. Sfruttarle significa vivere; conservarle significa invece adattarsi a quello che ci è stato dato, sia esso genuino o marcio.

L’autore: Ivano Guastella, 27 anni, ha conseguito a Febbraio 2015 la laurea in ingegneria elettronica presso l’Università degli studi di Catania. Da marzo 2016 sarà in Inghilterra per frequentare un master degree in avionica.

Ha partecipato alla gara “Ti piace scrivere? Aiutaci a creare contenuti per il blog!” perché ha sempre ritenuto che l’informazione, in ambito universitario, sia qualcosa di cruciale. Questa gara gli ha dato modo di esprimere, sulla base delle sue esperienze personali, tutto ciò che ha ritenuto utile in termini di informazioni, per laureandi, laureati e per chi sta valutando di intraprendere un percorso accademico.