Sei un esperto di macchine fotografiche, di cucina, di shopping, di scarpe, di smartphone? Qualunque sia l’oggetto della tua competenza, grazie ai social network può essere monetizzata. Anche se non raggiungi i milioni di follower, perchè è il momento dei micro-influencer.

Nel 2016 in USA sono stati spesi da grandi aziende 570M di dollari in campagne di marketing su Instagram, investimenti che si sono spartiti centinaia di micro-influencer. Tra il 20% e il 50% degli acquisti avviene dietro “passaparola”: chi non chiede un parere o consiglio ad amici e conoscenti che si ritengono ‘autorità’ in un certo argomento? Oggi bastano 3.000 follower per avere un “peso” su Instagram e diventare un micro-influencer che può fare della sua ‘influenza’ un piccolo business.

Tutti abbiamo spesso sentito parlare di web influencer: secondo la descrizione di Buzzoole, i web influencer altro non sono che persone abili a ottenere l’attenzione e a costruire solide relazioni attorno ad essa. È molto difficile fare un identikit di questi nuovi operatori del settore della comunicazione, perché spesso sfuggono alle regole e inventano nuovi modi e luoghi in cui diventare opinion leader del loro settore.

Ma il nuovo marketing sta portando sempre di più la propria attenzione sui micro-influencer che in effetti rientrano in tutte le caratteristiche della categoria con la differenza che possono avere un seguito di poche migliaia di follower, che naturalmente hanno valore diverso in base al settore di riferimento.

Un articolo di CorCom descrive il fenomeno. ‘Per “micro-influencer” si intende una persona a cui è riconosciuta una competenza e conoscenza in un settore specifico, che segue con passione e “genuinità” da molto tempo. Per quantificare il fenomeno si tratta di utenti che su Instragram hanno dai 3.000 ai 100.000 follower.

La conoscenza acquisita per lavoro o per passione su un determinato argomento li rende particolarmente affidabili su quel tema e il fatto di essere “oggettivi” nell’esprimere dei pareri, rende queste persone credibili e con una elevata reputazione (reputation).

La “reputation” unita al numero di persone che chiedono consigli, ha un valore economico (nel mondo reale e ancora più in quello 2.0) che può rendere un “micro-influencer” appetibile per un’azienda che vuole promuovere la propria offerta. Soprattutto nel caso di persone che hanno anche una rete di amici nel mondo reale, possono essere molto efficaci per intercettare un target specifico di utenti per età, reddito, area geografica, ecc.

Un micro-influencer chiede fino a 2000 euro a post alle aziende.

Come si diventa “micro-influencer”?

I più ascoltati sono quelli più “sinceri”, cioè quelli che in modo spontaneo e autentico hanno cominciato a postare per anni commenti su un determinato tema e si sono costruiti una base di fan (fan-base) a cominciare dai propri amici nella vita reale. Ci sono però delle tattiche per aumentare e consolidare il proprio audience: vediamone alcune. Partendo dalle basi, il primo punto è la visibilità su tutti i social (da Youtube a Instagram) con una presenza attiva e costante fatta anche di contenuti di qualità (non solo foto e tweet ma anche articoli e video interviste). Altro punto è quello della interattività: essere raggiungibili, rispondere ai propri “utenti” e creare coinvolgimento. Senza cadere nella tentazione di comprare followers, i nuovi strumenti di analisi hanno metriche per calcolare l’engagement reale e i fake-followers. Il punto successivo è quello di far diventare i propri contenuti virali per favorirne la condivisione e allo stesso tempo stare dentro gli #hastag. Altro punto è lo “stile”: non essere un mercante che vende prodotti ma scrivere responsabilmente! Qui di seguito una bella infografica di ADWEEK sulle caratteristiche delle micro influencer del fashion.

Se sei un esperto in ‘qualche cosa’ e vuoi potenziare le tue competenze digitali ecco  una guida più completa su ‘come diventare influencer’