Secondo una rilevazione di Confartigianato tra luglio e settembre 2017 sarebbero quasi 118mila le assunzioni di personale con titoli di studio legati all’innovazione realizzate dalle imprese. Ma ancora non sono sufficienti a colmare il fabbisogno di personale ‘informatico’ delle Pmi. E’ la spinta della rivoluzione Industria 4.0.

Caccia a 32.570 diplomati in meccanica, meccatronica ed energia e a 13.350 diplomati in elettronica ed elettrotecnica. Alta anche la domanda, pari a 34.940 assunzioni previste, per la qualifica o il diploma professionale a 4 anni in meccanica, cui si somma la richiesta di 9.840 ingegneri elettronici e 8.550 ingegneri industriali. Sono i numeri resi noti da Confartigianato, l’associazione di riferimento per gli artigiani e le piccole e e medie imprese italiane, secondo cui la rivoluzione digitale e gli incentivi di Industria 4.0 contribuiscono a muovere positivamente il mercato del lavoro. Salvo che le imprese hanno difficoltà a trovare la manodopera necessaria.

Una strada per colmare il gap di competenze digitali è il contratto di apprendistato che – sottolinea Confartigianato – tra maggio 2016 e maggio 2017 ha visto una crescita del 27,2%, pari a 258.631 apprendisti assunti.
Un vero boom delle assunzioni (tramite contratto di apprendistato), che sottolinea Confartigianato, “si deve soprattutto alle micro e piccole imprese dove le assunzioni con questo contratto arrivano all’11,5%, una quota doppia rispetto al 5,5% delle medie-grandi imprese”.

Questa notizia, riportata da corCom,  mette in evidenza come vi siano oggi grandi opportunità lavorative per i giovani laureati in discipline informatiche o forti nelle proprie competenze digitali anche nel mondo delle Pmi, che in Italia sono una vera moltitudine e spesso nella ricerca del lavoro vengono trascurate. Il lavoro in un’azienda con un grande nome certo può essere più affascinante e offrire maggiori opportunità di carriera, ma l’esperienza in una Pmi è per certi versi insostituibile e molto formativa. Se i limiti ai livelli di carriera sono in una piccola impresa sono ovvi, meno ovvio è il fatto che spesso le Pmi italiane sono guidate da imprenditori molto visionari, appassionati ed estremamente competenti capaci di trasmettere; l’organizzazione aziendale è molto più leggera, meno ingessata e ciò comporta che anche far emergere le proprie idee e proposte è più semplice e diretto; i processi sono più trasparenti e anche ottenere gratificazione per i propri meriti è generalmente più immediato.

Tempo fa Francesco Baroni, Business Innovation & Technology Manager di Gi Group, la più importante multinazionale italiana dei servizi al lavoro, nata per aiutare le aziende nella ricerca di talenti, aveva sottolineato in una intervista come sia importante per un giovane laureato ‘non fermarsi alle opportunità offerte dai grandi brand, ma cercare nel mondo delle Pmi dove c’è grande dinamismo’ e oggi, aggiungiamo,  grazie agli incentivi del Governo per l’industria 4.0 anche un supporto alle aziende che vogliano assumere lavoratori ‘digital’.