L’intelligenza artificiale è uno dei fattori che stanno trasformando radicalmente il mondo del lavoro e tra i ruoli professionali che andranno in buona parte a sostituire ci sono quelli ricoperti oggi da molti manager. E’ uno scenario che deve preoccupare? Non necessariamente, perchè un nuovo modello collaborativo uomo-macchina può portare diversi vantaggi. E chi sta per entrare nel mondo del lavoro deve assolutamente tenerne conto.

Le applicazioni di intelligenza artificiale per le aziende significano molte cose: riduzione dei costi, maggiore produttività, maggiore efficienza, abilitazione di nuovi servizi e modelli di business. E’ un fatto, che siamo appena all’alba di un percorso senza ritorno che porterà sempre più aziende a utilizzare macchine intelligenti – sistemi informativi che percepiscono, comprendono, agiscono e imparano – per automatizzare alcune delle operazioni più routinarie e che occupano gran parte del tempo dei manager, in particolare first-line e middle management.

Uno studio di Accenture è andato a indagare il tema, approfondendolo proprio dal punto di vista dei manager , valutando come la categoria percepisce l’impatto di queste nuove tecnologie che rischiano di soffiar loro i posti di lavoro.

Quanto emerge è una prospettiva ancora incerta, in cui si intravedono ancora dubbi e resistenze: se da un lato l’84% dei manager a tutti i livelli crede che le macchine renderanno il loro lavoro più efficace e interessante, dall’altro nemmeno la metà dei senior executive si fiderebbe dei suggerimenti di una macchina per prendere una decisione.

La ricerca evidenzia il fatto che serviranno nuove competenze per i manager, nuovi modelli organizzativi, nuove modalità di lavoro, un percorso che ancora deve essere capito e costruito, e che può essere sintetizzato in tre principi:

  • Sviluppare il giusto ventaglio di competenze
    I manager necessitano di competenze  per guidare la performance organizzative e di abilità per costruire team, promuovere l’innovazione e incoraggiare nuovi modus operandi. Le skill includono il ragionamento analitico, il know-how digitale, creatività, acume nel business. Ma anche le competenze interpersonali e la capacità di collaborare.
  • Radunare le truppe
    I leader devono sfruttare le proprie capacità interpersonali per ispirare i manager e creare un forte interesse su come le macchine intelligenti possano dare forma al futuro del lavoro.
  • Accettare l’inesplorato
    I leader e i loro manager devono essere disposti a sperimentare, per identificare nuovi usi delle macchine che danno più senso alle loro organizzazioni e ai loro team. Un approccio “fail fast” li aiuterà a puntare sulle opportunità a valore più alto.

 

Un analista di Accenture, in questo articolo, scende ancora di più nel dettaglio di quello che dovrebbe essere un corretto approccio del manager di domani all’intelligenza artificiale. Secondo Vegard Kolbjørnsrud, infatti, lasciamo pure che le macchine si accapparrino quei noiosi compiti amministrativi che assorbono oltre la metà del tempo di ogni manager. Così ci si può concentrare su attività che ancora necessitano di quel “giudizio umano” cui le macchine non sono arrivate, che necessitano di creatività, di sensibilità, di “design thinking”. E quanto al rapporto con la macchina, bisogna trattarle come colleghi con cui collaborare, è questo che sono.