Lo evidenzia quest’anno il Gender Gap Report del World Economic Forum, che raccomanda: bisogna accelerare il processo di riduzione delle disuguaglianze di genere, altrimenti si corre il rischio che nell’epoca della quarta rivoluzione industriale possa addirittura aumentare. Purtroppo il nostro Paese non brilla nella parità di trattamento tra uomini e donne nel mondo del lavoro.

Il talento e la tecnologia insieme saranno le chiavi di volta perchè nell’era dell’Industria 4.0, possa essere raggiunta una crescita economica sostenibile e innumerevoli benefici per tutta la società. Ma, se la metà del talento del mondo non è integrato, sia come beneficiario che come shaper delle trasformazioni in atto,  c’è un rischio di un aumento del gap nel trattamento di uomini e donne all’interno della società a cominciare dal mondo del lavoro.

Così, in sintesi, una delle riflessioni che accompagnano la presentazione dell’ultimo Gender Gap Report 2016 del WEF, pubblicato a fine ottobre, una ricerca che da diversi anni viene realizzata per monitore i progressi del mondo (144 Paesi) nel cammino verso la parità tra uomini e donne. Un tema che a molti può suonare obsoleto, ma i dati evidenziano che, fatti alla mano, le differenze esistono ancora  anche nei Paesi occidentali più evoluti. Anzi, proprio in questi, in particolare in US e Europa, si assiste a un rallentamento nel progresso alla riduzione del gender gap e, sopratutto, che continuando di questo passo serviranno ancora molti anni prima che il gap sia diffusamente annullato nel globo.

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Il report è molto interessante e offre diversi spunti di riflessione, per esempio il Global Gender Gap Index (cioè la classifica) presenta diverse sorprese.

L’Islanda è da diversi anni al primo posto nella classifica dei 144 Paesi monitorati, è quindi attualmente il posto al mondo in cui si sta per raggiungere la perfetta equità tra uomini e donne, lo Yemen è all’ultimo posto. Nelle prime 4 posizioni ci sono solo Stati nordici (Islanda, finlandia, Norvegia e Svezia) e al 5° posto Rwanda, l’Italia al 50simo.

Se si scorre la classifica si nota che la disuguaglianza di cui stiamo trattando sembra non avere nulla a che fare con lo sviluppo economico del Paese o con il sistema educativo, infatti vicini all’Italia in classifica ci sono US (che ha perso 17 posizioni in un solo anno), Australia, Israele, Austria.  Si nota anche che c’è molto miglioramento tra i Paesi africani e del Medio Oriente, mentre rallentano i progressi proprio in Europa (a parte le 4 in testa) e in US.

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Soffermandoci a quanto attiene al mondo del lavoro, colpisce una scheda che riporta come, facendo una media sui dati globali, una donna lavori oltre 4 ore al giorno gratis, contro 30 minuti degli uomini. Il lavoro non retribuito preso in considerazione è quello extra rispetto alla professione vera e propria: il lavoro in casa, la cura degli altri (figli, genitori, ecc) sono sulle spalle delle donne molto di più, e spesso sono anche l’elemento che impediscono di fare carriera.

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Perchè? Quali sono i motivi che portano a un trattamento lavorativo diverso per una donna?Le donne sono pagate di meno e hanno anche minori opportunità di carriera, perchè i dati evidenziano che mediamente solo il 14% entra a far parte di consigli di amministrazione e vertici delle organizzazioni economiche. Nei Paesi al top della classifica si raggiunge un 30%, ma è il picco massimo.

Ecco in un’altra tabella gli ostacoli che incontrano le aziende ad assumere e promuovere il lavoro delle donne, secondo il WEF .

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Gender Gap e Industria 4.0

Riguardo alla carenza di talenti femminili, c’è da aggiungere che il fatto si può ricollegare anche alla minore presenza femminile tra i laureati nelle cosiddette materie STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) in cui il divario di genere globale spicca al 47%. 

Questo divario, comunemente attribuito a stereotipi negativi e alla mancanza di modelli,  rappresenta un problema emergente molto sentito, visto dalla prospettiva della Industria 4.0: in un’economia di quarta rivoluzione industriale è chiaro che i talenti maggiormente ricercati sono e saranno sempre di più quelli con un baclkground formativo in materie STEM. (Si veda a tal proposito anche lo Human Capital Report 2016.)

Lo scorso settembre anche l’Onu ha lanciato l’allarme “Il digital gender gap sta aumentando”: nonostante le numerose iniziative votate alla diffusione delle tecnologie Ict fra le donne, il “divide” è salito al 12%.

 

E l’Italia?

 

L’Italia migliora di 9 posizioni nella classifica, grazie alle quote rosa in Parlamento : le donne elette a Camera e Senato, che nel 2013 sono passate al 31% , dal 22% della precedente legislatura. Eppure le pari opportunità nel nostro Paese rimangono un miraggio: siamo ancora al 71esimo posto su 136 Paesi. Ed è agli ultimi posti per l’eguaglianza salariale. «In generale l’Italia si colloca più in basso dei Paesi Scandinavi per tutti i quattro sotto-indici che compongono il Global Gender Gap Report: su 136 Paesi, è al 65 posto per quanto riguarda la scolarizzazione, 72esima per la salute, 44 per l’accesso al potere politico e al 97esimo per la partecipazione alla vita economica», spiega Yasmina Bekhouche, co-autrice del rapporto del World Economic Forum, in una intervista al Corriere – 27simaora. – Solo il 51% delle donne lavora, mentre lo fa il 74% degli uomini, inoltre c’è la disparità salariale: una italiana in media guadagna 0,47 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo. La posizione dell’Italia nella classifica che misura l’eguaglianza salariale percepita è molto bassa: 124esima su 136 paesi, e al di sotto della media mondiale”.

Per verificare più in dettaglio i parametri dell’Italia, questa è la pagina.